Come scegliere il miglior monitor per il PC

Quando si tratta di scegliere lo schermo per il PC c’è l’imbarazzo della scelta, e capire quale sia il miglior monitor per il proprio PC può risultare difficile. Se si applicano alcuni criteri, tuttavia, la scelta può risultare meno faticosa.

Bisognerà valutare lo spazio occupato prima di tutto, poi il budget a disposizione e successivamente alcune caratteristiche secondarie e determinate dal tipo di utilizzo che vogliamo fare dello schermo. Non è la stessa cosa, infatti, uno schermo per ufficio rispetto a uno per i videogiochi, mentre chi fa editing fotografico e lavora pensando alla stampa finale avrà bisogno di prodotti molto particolari.

Lo spazio

Lo schermo dev’essere il più grande possibile, il che risulta utile per non affaticare la vista quando si lavora e per godersi al meglio film e videogiochi. Tuttavia non bisogna esagerare, tenendo in considerazione due criteri: lo spazio effettivamente disponibile e la distanza di visione.

Non ha senso infatti prendere uno schermo da 32 pollici o più grande se poi non saprete come posizionarlo, magari sulla piccola scrivania nella stanza di uno studente. E, similmente, non ha senso mettere uno schermo molto grande se poi bisognerà stare molto vicini – finendo per farsi venire il torcicollo.

Il primo passo è dunque prendere le misure della scrivania o dello spazio dove vogliamo mettere lo schermo. Una volta note altezza e larghezza potremo confrontarle con le specifiche del monitor che vogliamo comprare – volendo ci si può aiutare usando la pagina Wikipedia dal titolo Display Size.

L’altro parametro da tenere in considerazione è poi la distanza a cui possiamo stare dallo schermo. Nella maggior parte delle situazioni sarà tra i 40 e i 60 centimetri, e per questo non si trovano facilmente schermi con diagonale maggiore ai 40 pollici. Le dimensioni più comuni sono infatti 32, 32 e 36 pollici. Esistono modelli più grandi, ma sono rari.

In sintesi: se avete lo spazio necessario è consigliabile scegliere uno schermo da 32 pollici, come per esempio il Samsung V32F390FEI o il BenQ PD3200U. Due prodotti che hanno in comune solo la diagonale; la prima, evidente differenza, sta nel prezzo.

Schermo Philips

Il budget

Una volta deciso quanto dovrà o potrà essere grande il vostro schermo, bisogna stabilire quanto si può spendere. Ci sono monitor molto economici, come per esempio il Samsung S24D330H (24″), e altri che invece costano molto di più, come l’Asus XG32VQ.

Su questo aspetto c’è poco da discutere: una volta stabilita la cifra a disposizione tutto il resto sarà una conseguenza. Ma ci sono altre cose da prendere in considerazione prima di fare la scelta definitiva.

Il formato

La maggior parte degli schermi in commercio sono in formato 16:9. È lo stesso dei televisori (quasi tutti) ed è l’ideale per guardarsi un film. Ce ne sono di economici e di lussuosi, con grande varietà di scelta; valga come esempio il Philips 276E9QSB. In generale è una scelta valida di cui non vi pentirete, ma vale la pena di soffermarsi su un dettaglio.

Se si tratta di lavorarci tutto il giorno, magari usando tante applicazioni, è infatti consigliabile scegliere uno schermo 21:9. Questi schermi sono molto particolari perché offrono più spazio in orizzontale, espresso non solo in centimetri ma anche e soprattutto come numero di pixel.

Con uno schermo 21:9 sarà come avere due schermi in uno: si possono affiancare due finestre ottenendo due porzioni pressoché quadrate, e sarà molto più comodo trascinare elementi da una finestra all’altra. E sarà comodo anche tenere tre o quattro finestre visibili, senza per questo rinunciare a vedere bene tutti i dettagli. È probabilmente l’acquisto migliore che si possa fare per un ufficio.

Il formato 21:9 in verità è anche il formato cinematografico per eccellenza, ma se il vostro obiettivo è realizzare un sistema home-theatre di alto livello è sicuramente più consigliabile prendere in considerazione un vero e proprio televisore. Ne esistono in questo formato, anche se non sono molti: i video in 16:9 si vedranno con delle bande nere, ma in compenso quelli girati in 21:9 saranno mostrati in tutta la loro gloria cinematografica.

La risoluzione

L’immagine di uno schermo LCD (ma anche OLED) è fatta di tanti piccoli punti, chiamati pixel. Più pixel ci sono e più alta è la risoluzione, e più definite saranno le immagini. Lo standard odierno è la risoluzione FullHD, cioè 1920×1080 pixel in formato 16:9, oppure 2560×1080 pixel in formato 21:9. Con uno schermo FullHD non avrete problemi in nessun contesto: le immagini saranno nitide, i giochi belli e fluidi. A fine 2018 è ancora la risoluzione preferibile, per quanto sia ormai in fase di pensionamento.

Si sta infatti diffondendo il formato 4K, che è interessante anche per un PC oltre che sul televisore; con il notevole vincolo che sarà necessario un computer più potente per gestire qualsiasi attività, anche la più semplice. Questo perché per ogni movimento viene calcolato il movimento dei singoli pixel, e se ce ne sono di più serve più potenza – altrimenti si notano sgradevoli scatti. Uno schermo 4K 16:9 ha infatti una risoluzione pari a 3840 x 2160 pixel, che significa il quadruplo dei pixel rispetto a un “normale” fullHD.

Schermo Samsung

Su uno schermo come il Samsung LU32J590UQU (32″, da 230 euro) però ci si potrà godere video in 4K presi da Netflix, da un file o da un BluRay. Si potrà giocare alla massima risoluzione; ma attenzione perché ci vuole una scheda grafica molto potente e costosa per giocare in 4K. In ufficio, più pixel significa più spazio per le finestre di lavoro. O, per esempio, vuol dire che potrete vedere più caselle di un file Excel senza bisogno di scorrere la schermata.

A una maggiore risoluzione corrispondono però anche testi ed icone più piccole. Questo perché le dimensioni sono definite in pixel, e su uno schermo 4K un’icona alta 10 pixel apparire più piccola che su uno schermo FullHD. Tanto Windows (licenza a 10 euro) quanto MacOS hanno funzioni specifiche per evitare questo problema, così non dovrete usare il cannocchiale. Alcune applicazioni tuttavia non funzionano ancora al meglio.

La scelta di uno schermo 4K è dunque consigliata. Chi prevede di usare programmi impegnativi o videogiochi dovrà anche dotarsi di hardware adeguato, ma per attività da ufficio o per vedersi un film ogni tanto non sarà necessario svenarsi in componenti.

Chi volesse proprio il massimo possibile, poi, potrebbe già prendere in considerazione uno schermo 8K come il Dell UP3218K. È ancora troppo presto probabilmente, ma qualcuno vorrebbe levarsi un capriccio o prepararsi al futuro che verrà. Nel caso, bisogna prepararsi a tirar fuori quasi 5.000 euro, almeno.

Frequenza e tempo di risposta

La maggior parte degli schermi in commercio ha una frequenza di aggiornamento pari a 60 Hz. Significa che l’immagine “cambia” 60 volte al secondo: vediamo il cursore del mouse che si muove, ma in verità è una serie di immagini che si alternano molto velocemente (e così che funzionano anche i video).

Uno schermo a 60 Hz va bene per tutti i possibili contesti d’uso, ma esistono anche schermi con frequenza maggiore. In particolare, si trovano molti modelli con frequenza di aggiornamento pari a 144 Hz. Navigando online o scrivendo un documento non cambia nulla, a meno di avere un occhio incredibilmente allenato.

Questi schermi in effetti sono interessanti solo per chi ama i videogiochi e vuole ottenere il massimo possibile anche da questo punto di vista. La maggiore frequenza permette di ottenere un gioco “più fluido” e di ridurre o eliminare alcuni problemi grafici, come il tearing. Sono difetti dovuti proprio al fatto che la scheda grafica genera le immagini più velocemente di quanto il monitor possa fare; lo schermo quindi per così dire resta indietro, o “perde colpi”.

Chi vuole il massimo della qualità, naturalmente, non può accettare un compromesso del genere. Né chi vuole giocare online in modo competitivo. Queste persone avranno bisogno di uno schermo FreeSync o G-Sync (per chi ha una scheda come la Nvidia RTX 2080), mentre tutti gli altri possono attivare l’opzione “V-Sync” all’interno del gioco, e bloccare le immagini a 60 Hz.

Anche il tempo di risposta è una caratteristica davvero importante solo per chi gioca. Indica quanto tempo passa da quando il segnale elettrico arriva allo schermo e quando effettivamente l’immagine cambia. I migliori schermi da gaming in circolazione hanno un tempo di risposta dichiarato pari a un millisecondo, come per esempio l’MSI Optix MAG271C.

TN o IPS o VA

Quando si sceglie il monitor si può incappare in una di queste sigle, che possono creare un po’ di confusione. Le sigle indicano come è costruito il pannello LCD, e a ognuna corrispondono diverse caratteristiche, preferibili per l’uno o l’altro contesto, e anche prezzi diversi. Le differenze sono in ogni caso molto meno rilevanti di quanto si potrebbe credere.

I pannelli TN (Twisted Nematic) sono quelli tradizionali, i primi che furono realizzati. Costano poco, hanno un basso lag e permettono di realizzare pannelli ad alte frequenze. Tra i difetti vanno citati colori poco precisi – anche se i modelli attuali se la cavano piuttosto bene – e un basso contrasto. Le immagini riprodotte non sono delle migliori, e gli angoli di visione non sono molto ampi.

I pannelli IPS (In Plane Switching) permettono anch’essi di arrivare a 144 Hz e possono avere un input lag piuttosto, ma con costi leggermente più alti. Di contro però offrono una migliore qualità dell’immagine, un migliore contrasto e angoli di visione maggiori. Spesso si dice che i pannelli TN sono l’ideale per giocare mentre gli IPS sono preferibili per i film o la grafica, ma sono più che altro dei miti – veri solo se si considerano contesti estremi con il gaming competitivo.

Schermo Samsung

Ci sono poi i pannelli VA, che cercano di unire il meglio dei due mondi. Sono pannelli molto versatili, seppure non eccellenti in nulla, e diffusi grazie al fatto che si prestano molto bene alla realizzazione di pannelli curvi (molto diffusi quelli di Samsung, ma non solo).

Come affermazione di massima, in ogni caso, si può dire che per i videogiochi sarà preferibile uno schermo TN, mentre per la grafica un IPS. Ma è una dichiarazione da prendere con le molle, perché sarà importantissimo leggere le specifiche di ogni prodotto onde evitare brutte sorprese.

Fedeltà fotografica

Infine, spendiamo due parole sugli schermi ad alta fedeltà cromatica. Ce ne sono pochissimi, come per esempio l’Eizo ColorEdge CG2730, e in genere costano tantissimo, anche cinque volte gli schermi “normali”. Questo perché, se usati correttamente, possono riprodurre esattamente i colori che poi si andranno a stampare. Alcuni hanno anche degli schermi paraluce tutto intorno, per assicurare la massima precisione possibile.

Non è una cosa che interessa a tutti, ma per chi lavora con la fotografia digitale è determinante. Se a schermo di vede un bel verde brillante sulle foglie di un albero, l’ultima cosa che volete è che una volta stampata quella voto sia sbiadita, o peggio ancora che quel colore non sembri più lo stesso verde!

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