HP ZBook Studio G7: la workstation dall’autonomia infinita

Processori Intel Core di decima generazione, 32 Gigabyte di RAM e un'enorme batteria da 83 Wh. Prezzi di listino oltre i 2.000 euro.
Di Saverio Alloggio @Save1990 2 luglio 2021
ZBook Studio G7

L’autonomia è storicamente uno dei talloni d’Achille dei notebook, specie in ambito workstation. MacBook Pro 16, Surface Book 3, ZenBook Duo, sono tutte macchine caratterizzate da un’incredibile potenza ma che, al tempo stesso, necessitano di una carica aggiuntiva nel caso in cui vengano messi sotto stress. Ecco perché lo ZBook Studio G7 di HP può essere considerato un prodotto unico nel suo genere. Vanta infatti una piattaforma hardware da primo della classe, alimentata al tempo stesso da un’enorme batteria da 83 Wh (wattora). Ed è proprio questa combinazione a fare la differenza.

Il prezzo di listino non ne aiuta il posizionamento. La versione base viene infatti venduta a un prezzo superiore ai 2.000 euro. Una cifra importante, che riflette comunque l’assoluta qualità di questo notebook, in grado di offrire un’esperienza di utilizzo priva di criticità macroscopiche. Come vedremo, l’unico aspetto su cui HP avrebbe potuto fare meglio è quello delle temperature di esercizio, che comunque non ne compromettono l’utilizzo.

Potenza e autonomia, difficile chiedere di meglio

La versione che abbiamo avuto modo di testare è equipaggiata con processore Intel Core i7 di decima generazione, 32 Gigabyte di RAM, scheda video Nvidia Quadro T-1000 (4 Gigabyte DDR6 di memoria dedicata). Con una dotazione di questo tipo, è quasi superfluo parlare di prestazioni. ZBook Studio G7 risulta fluido e scattante in qualsiasi operazioni, da quelle quotidiane (navigazione web, programmi di scrittura, gestione e-mail etc.) a quelle più complesse. A tal proposito, l’abbiamo messo sotto stress con il montaggio video (Adobe Premiere), il ritocco fotografico (Adobe Photoshop), il rendering 3D (AutoCa) e lui non hai mai mostrato il fianco.

Come detto in apertura però, c’è una questione legata alle temperature. Quando la piattaforma hardware viene spinta a tirar fuori la massima potenza, capita che il notebook vada in thermal trottling. Questo significa che si sviluppa un calore tale da tagliare le frequenze della CPU, con un conseguente calo delle performance. È bene sottolineare comunque che si tratta di una situazione limite, che si verifica saltuariamente e non compromette l’esperienza utente quotidiana. Non è peraltro così rara sulle workstation, ma abbiamo ritenuto corretto segnalarla.

La piattaforma hardware è inoltre aiutata dallo schermo. HP ha infatti scelto la risoluzione Full-HD (1.920 x 1.080 pixel) per il pannello da 15,6 pollici. In questa maniera, processore e scheda video non vengono appesantiti e, allo stesso tempo, si ha tutta la qualità necessaria per godersi un film o una serie TV. La luminosità è molto buona così come gli angoli di visuale. In più, la fruizione di contenuti multimediali è esaltata dal comparto audio, che è stato realizzato in collaborazione con Bang&Olufsen e offre volume e qualità decisamente sopra la media.

Tutto questo senza rinunciare a un’ottima autonomia. La batteria da 83 Wh (wattora) permette di passare un’intera giornata lontani dalla presa elettrica, a patto di svolgere operazioni poco pesanti. Nel caso in cui ci si voglia spingere sul montaggio video, abbiamo calcolato un consumo di circa il 15/20% l’ora. Questo vuol dire avere a disposizione ben 5 ore per il rendering, un risultato per certi versi straordinario se paragonato ai diretti concorrenti. In più, il consumo in standby è praticamente nullo, merito anche dell’eccellente implementazione di Windows 10.

HP infatti ha operato una personalizzazione estremamente soft del sistema operativo di Microsoft. Questo permette al notebook di non essere appesantito dalla parte software. Un vantaggio non da poco.

Connettività e qualità costruttiva, lo ZBook convince

La scocca è realizzata interamente in alluminio e restituisce una sensazione di assoluta solidità. La colorazione argentata, che vedete ritratta nelle immagini, dona a questo notebook un aspetto ricercato. Discorso analogo per la tastiera (ovviamente retroilluminata), tra le migliori testate nel mondo dei portatili. Si colloca a metà strada tra quella dei MacBook e quella dei Surface, garantendo un’ottima velocità di digitazione. Di buon livello anche il trackpad, con cui è possibile utilizzare tutte le gesture di Windows 10.

ZBook Studio G7 è inoltre caratterizzato da dimensioni e peso tutto sommato contenuti per essere una workstation. Pesa infatti 1,72 chilogrammi e complessivamente è più piccolo di un MacBook Pro 16. È dunque assolutamente pensabile trasportarlo tutti i giorni con sé in uno zaino o in una borsa, per quanto sia ovviamente più ingombrante di un ultrabook. Del resto però, stiamo pur sempre parlando di una workstation.

Ottima la dotazione di porte. Ci sono: due USB-C (che possono essere utilizzate per la ricarica), un jack audio da 3.5 mm, una Mini DisplayPort 1.4, una USB standard e, soprattutto, un lettore di schede SD. Abbiamo apprezzato particolarmente la presenza di quest’ultimo, che sta via via scomparendo a favore di adattatori da acquistare separatamente. Considerando però la tipologia di utilizzo di questo notebook, è una presenza che torna estremamente utile.

Conclusioni

Pro:

Contro:

Ha un prezzo importante ma, al tempo stesso, è tra le pochissime workstation portatili a offrire una simile autonomia. Come avrete compreso da questa recensione, lo ZBook Studio G7 di HP ci ha convinti appieno. Difficile trovare dei competitor in grado di offrire la medesima combinazione tra piattaforma hardware e batteria. Peraltro a cifre sicuramente elevate, ma comunque in linea con quanto offerto.

Riteniamo che la versione con scheda Nvidia Quadro sia la più equilibrata e dunque quella sensata da acquistare. Con 32 Gigabyte di RAM, Intel Core i7 di decima generazione e 512 Gigabyte di SSD avrete di che divertirvi.

Saverio Alloggio
Saverio Alloggio

Sono nato nel 1990 e ho vissuto da adolescente l’arrivo degli smartphone. La mia passione per la tecnologia è nata però ben prima, iniziando ad assemblare computer in quinta elementare. Circuiti e schede di rete mi hanno affascinato da quando ne ho memoria. È stato il 2007 però l’anno della svolta: sono stato tra i pochi italiani (rispetto ai numeri...Leggi tutto

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