Tech 5 aprile 2021

Recensione ASUS ProArt PQ22UC: a cosa serve un monitor da 5.000 euro?

ASUS PQUC22

No, non avete letto male. ASUS PQ22UC è un monitor che costa 5.000 euro. Ci sono tanti aspetti che giustificano un prezzo così elevato. Siamo su un piano completamente diverso rispetto a prodotti come lo Zenscreen Go, l’MB16ACE o l’VG27WQ della stessa azienda taiwanese. Questo prodotto fa parte infatti della linea ProArt, pensata per professionisti alla ricerca di specifiche caratteristiche, per le quali ha senso investire determinate cifre.

Il monitor ASUS ProArt PQ22UC è innanzitutto portatile, ovvero pensato per essere trasportato. È il primo pannello OLED Pure RGB a 21,6 pollici al mondo, ciò significa che offre una riproduzione dei colori estremamente accurata. Ha risoluzione 4K ed è compatibile con gli standard HDR10 e HLG per immagini realistiche. Non è un dispositivo qualsiasi e si rivolge a fotografi, videomaker e, in generale, a chi lavora con la grafica in ambiti professionali.

Costruito a regola d’arte

Ha una diagonale da 21,6 pollici eppure può essere comodamente trasportato anche sotto un braccio. ASUS ha compiuto un lavoro costruttivo incredibile, che può essere sintetizzato nello spessore di questo monitor, ovvero 8,5 millimetri: il Galaxy S21 Ultra, uno smartphone, raggiunge gli 8,9 millimetri. Il peso è di 1,4 chilogrammi e l’azienda taiwanese fornisce in confezione una borsa e una cover magnetica in stile tablet, che funge anche da stand.

Trasportandolo nella borsa è come portarsi dietro, per un architetto, la classica cartellina con le tavole dei progetti. Avere la possibilità di trasportare facilmente un monitor con queste caratteristiche è un punto di forza determinante, uno di quelli per cui un professionista è disposto a spendere determinate cifre. Ma non è tutto.

Nella confezione di vendita infatti è presente anche uno stand vero e proprio, come quello incluso nei monitor desktop. PQ22UC, grazie a un’apposita fessura, si incastra in questo supporto e può essere utilizzato come un classico schermo esterno fisso. Una cura al dettaglio che caratterizza un po’ tutta l’esperienza pensata da ASUS in compagna di questo dispositivo.

Un pannello quasi irraggiungibile

Veniamo però ai tratti salienti. Come detto in apertura, lo schermo da 21,6 pollici è realizzato con tecnologia OLED. Questa, unitamente alla finitura opaca del pannello, garantisce una perfetta visibilità in qualsiasi condizione, anche con una luce (o una finestra) puntata su di esso. Un vantaggio non da poco per un monitor pensato per essere trasportato e che quindi può essere chiamato a operare nelle condizioni ambientali più disparati.

La profondità colore a 10 bit e il rapporto di contrasto 1.000.000: 1 consentono la visualizzazione di contenuti High Dynamic Range (HDR) con neri profondi e punti salienti precisi. Parliamo dunque di un monitor che consente di lavorare concretamente con file HDR, manna dal cielo per tutti i professionisti del montaggio video. Ovviamente, al fine di sfruttare un simile standard, è necessario collegare un computer sufficientemente potente, come un MacBook Pro 16 o un Surface Book 3.

Ci sono poi una miriade di accorgimenti per chi effettua ritocco fotografico professionale. Il pannello ha infatti un tempo di risposta di 0,1 ms (millisecondi), e questo garantisce prestazioni di rendering delle immagini più veloci. La gamma colore del 99% DCI-P3 e il ΔE < 2 garantiscono la possibilità di visualizzare a schermo i colori così come sono nella realtà e dunque così come verranno percepiti, ad esempio, da un cliente.

Da questo punto di vista ci siamo avvalsi della collaborazione di uno studio di architettura per comprendere fino in fondo cosa possa significare integrare un monitor di questo tipo in determinati flussi di lavoro. Architetti e ingegneri con cui ci siamo interfacciati hanno sottolineato il vantaggio di poter, ad esempio, avere immediatamente l’idea della reale resa cromatica di una palette colori scelta magari per la tinteggiatura di un appartamento in fase di ristrutturazione.

Dal canto nostro abbiamo utilizzato l’ASUS PQ22UC per il montaggio video in 4K in abbinata a un MacBook Pro 15 e a un Surface Pro 7. Il collegamento avviene comodamente attraverso le porte USB-C, che però non sono provviste della tecnologia Power Delivery. Questo significa che è necessario alimentare separatamente tanto il monitor quanto il computer a cui viene collegato. Scomodo ma inevitabile considerando le dimensioni contenute del pannello.

Effettuare editing video attraverso questo schermo è un piacere, tanto per gli occhi quanto per la velocità del flusso di lavoro. Il tempo di risposta di 0,1 ms contribuisce a visualizzare in maniera fluida la timeline, cogliendo quella fluidità di movimento presente nei file in originale. Ne scaturisce la possibilità di intervenire su ogni singolo fotogramma in maniera molto più precisa rispetto a qualsiasi altro monitor.

Importante sottolineare la presenza di un ingresso micro-HDMI, utile per l’utilizzo in abbinata a determinati computer provvisti di questo standard. Non ci sono gli altoparlanti, anche qui una scelta obbligata considerando le dimensioni del pannello. Del resto, l’esperienza di visione di film e serie TV, magari in abbinata a servizi come Netflix e Prime Video, può lasciare quasi l’amaro in bocca.

Guardare, ad esempio, Star Wars in 4K può risultare spiazzante perché l’impatto visivo è talmente fedele a come il film è stato concepito dal regista da sembrare “spento” rispetto a monitor standard. Non è questo l’ambito di utilizzo per cui è stato pensato.

Conclusioni

Pro

Contro

ASUS PQ22UC è un prodotto unico nel suo genere. Il prezzo di listino si aggira attorno ai 5.000 euro ma, in realtà, è possibile acquistarlo online a meno di 4.000 euro. Non ha rivali, non esistono altri monitor portatili in grado di garantire tutte queste caratteristiche così preziose per il mondo dei professionisti della grafica.

Richiede un vero e proprio investimento per acquistarlo e per tale ragione ha senso solo negli ambiti (editing video, ritocco fotografico, progettazione architettonica etc…) in cui questo investimento viene ripagato dai progetti per la cui realizzazione ci si ritrova a utilizzare concretamente questo monitor.

Saverio Alloggio
Saverio Alloggio

Sono nato nel 1990 e ho vissuto da adolescente l’arrivo degli smartphone. La mia passione per la tecnologia è nata però ben prima, iniziando ad assemblare computer in quinta elementare. Circuiti e schede di rete mi hanno affascinato da quando ne ho memoria. È stato il 2007 però l’anno della svolta: sono stato tra i pochi italiani (rispetto ai numeri...Leggi tutto

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