In origine era Spirea, per alcuni anni è stata Indel e oggi fa parte di Whirpool, ma in Italia è conosciuta ai più semplicemente come Indesit. Nata negli anni Cinquanta in pieno boom economico, l’azienda ha origini torinesi e ha attraversato fasi di alti e bassi ma oggi si propone sul mercato italiano e internazionale come uno dei brand più apprezzati in fatto di elettrodomestici. I prezzi sono sempre stati, e sono tutt’oggi, accessibili alla maggior parte dei consumatori ma la qualità resta alta: in poche parole, scegliendo un elettrodomestico Indesit si ha la certezza di portare a casa un prodotto che durerà nel tempo senza spendere una fortuna. Non è poco.
Nata producendo frigoriferi, Indesit oggi realizza anche lavastoviglie, forni, lavatrici e asciugatrici. Modelli funzionali, facili da utilizzare, dal design semplice ma moderno. In questo articolo, ripercorriamo anno dopo anno la storia di Indesit e scopriamo come è arrivata ad essere un marchio distribuito a livello internazionale.

Fondata a Torino nel 1953, inizialmente il nome designato era quello di una pianta originaria dell’Asia del Sud conosciuta da secoli per le sue innumerevoli virtù. Armando Campioni, Adelchi Cadellero e Filippo Gatta fondano così Spirea, un’azienda che produce elettrodomestici “bianchi” come la pianta a cui si ispira il nome, ovvero lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie e cucine ma anche televisori e registratori di cassa. Passano appena tre anni, però, e il nome viene cambiato in un meno romantico Indel e ne passano altri cinque perché la società acquisisca il nome che la renderà famosa: Indesit, ovvero INDustria Elettrodomestici Spirea ITalia.
In campo aziendale, all’epoca, dire Piemonte era un po’ come dire Fiat e tre soci che si mettono in testa di produrre elettrodomestici in un contesto del genere apparve a tutto un grande azzardo. Gli elettrodomestici, nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, sembrano un lusso non accessibile a molti, una moda americana destinata a spegnersi rapidamente. A contrario, insieme alle automobili e alla plastica, gli elettrodomestici diventano il simbolo di un’Italia nuova, che si urbanizza, si industrializza, un’Italia che diventa moderna. Bastano pochi anni perché diventi chiaro che la scommessa di Indesit è vincente: un’azienda capace di offrire i prodotti del futuro a costi contenuti e accessibili è interessante per molti e in breve tempo si ritaglia uno spazio importante sul mercato italiano.

Durante gli anni Sessanta e Settanta l’azienda si rafforza e consolida la sua quota di mercato: nel 1970, Indesit è una società che impiega 12mila dipendenti in 7 impianti, cinque in Piemonte e due in provincia di Caserta. Sono anni in cui i soci sperimentano, con un innovativo sistema di trasmissione televisiva a colori che però non supera il vaglio del governo italiano, e acquisiscono altri marchi, il produttore di radio Hirundo e il 6% della Seleco.
Quando arrivano gli anni Ottanta, però, arriva anche la crisi. In tempi di boom economico, il Made in Italy diventa meno competitivo e comincia a perdere terreno, portando Indesit all’amministrazione controllata nel 1980,da cui uscì nel 1984 grazie ad una ricapitalizzazione da 74 miliardi e all’ingresso di cinque nuovi soci. Nonostante questo, la crisi continuò e nel 1985 Indesit fu costretta a vendere la sua divisione elettronica a Olivetti. Ancora la ripresa è lontana: i dipendenti scendono a 7mila, in molti finiscono in cassa integrazione, viene nominato un commissario per la ristrutturazione ma tutto questo non evita la vendita dell’azienda che viene acquistata dai Merloni e fusa con l’azienda di elettrodomestici di famiglia, la rivale Ariston. Nasce così nel 1987 la Indesit Company, che avrà sede nelle Marche, a Fabriano.
Sotto la guida dei Merloni, Indesit Company ritorna protagonista. I dipendenti ora sono 16mila, gli stabilimenti diventano 14 e negli anni Novanta il marchio è il secondo in Europa; una volta sbaragliati i concorrenti in Italia, Indesit entra in competizione con aziende internazionali come Bosh, Electrolux e Philips. Nell’era della globalizzazione, l’azienda sceglie comunque di mantenere il 60% della produzione in Europa, di cui ben il 30% in Italia: la delocalizzazione in Russia e in Cina è troppo esigua per poter restare al passo con le altre aziende del settore e nel 2009 la crisi mondiale colpisce anche il marchio torinese. Il 2013 è un anno di svolta perché, per la prima volta, il timone dell’azienda non è più in mano alla famiglia Merloni; sarà proprio l’amministratore delegato Marco Milani a favorire il passaggio di gran parte dell’azienda all’americana Whirlpool Corporation, che oggi ne detiene la proprietà.
Anche se sotto un nome e una nazionalità diversa, Indesit rimane un pezzo della storia del Made in Italy e continua ad essere uno dei marchi più cercati e acquistati dagli italiani che desiderano elettrodomestici di qualità a prezzi accessibili.
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