Tech 10 marzo 2021

Refresh rate: cos’è, vantaggi e svantaggi

Smartphone refresh rate

La maggior parte degli smartphone oggi offrono un refresh rate dello schermo superiore a 60 Hz. Una caratteristica molto pubblicizzata dai vari produttori che cercano in questo modo di differenziare i loro prodotti. Non stiamo parlando solo di smartphone top di gamma come Galaxy S21 e OnePlus 8 Pro o smartphone di fascia medio-bassa come Moto G 5G Plus e Realme 7 ma anche di monitor, TV e laptop. Insomma, è un dato che può essere attribuito a qualsiasi dispositivo dotato di uno schermo.

Cos’è il refresh rate?

Il refresh rate è tradotto in italiano con frequenza di aggiornamento e indica il numero di volte al secondo in cui lo schermo aggiorna i fotogrammi mostrati. I display non sono statici, mostrano immagini in continuo movimento (pensate a un film o anche semplicemente allo scorrere di una pagina web). I contenuti appaiono fluidi sullo schermo perché ogni pixel si aggiorna per ricomporre esattamente quell’immagine. L’aggiornamento avviene a intervalli regolari: questo intervallo è la frequenza di aggiornamento, ossia la velocità con cui il display si aggiorna.

La frequenza di aggiornamento viene misurata in Hertz (Hz); un display a 60 Hz si aggiorna 60 volte al secondo, un display a 90 Hz si aggiorna 90 volte al secondo, un display a 120 Hz si aggiorna 120 volte al secondo e così via. Quindi, più è alto il refresh rate più veloce sarà l’aggiornamento: un display a 120 Hz si aggiorna due volte più velocemente di uno a 60 Hz.

Frequenza di aggiornamento

Credit – Intel

I tempi di aggiornamento invece vengono misurati in millisecondi (ms). Lo schermo infatti non aggiorna i pixel nello stesso momento, ma lo fa una riga per volta (generalmente dall’alto verso il basso). Per completare un intero ciclo, ci impiega una certa quantità di tempo. Ad esempio, occorrono 16,6 ms per aggiornare completamente un display a 60 Hz, 11,1 ms per un display a 90 Hz e soli 8,3 ms per display con frequenza di aggiornamento a 120 Hz.

Vantaggi e svantaggi

Il vero vantaggio di una frequenza di aggiornamento elevata è la fluidità con cui le immagini scorrono sullo schermo. Quanto più aumenta la frequenza di aggiornamento, tanto più diminuisce la latenza con il risultato di una visualizzazione più fluida.

All’occhio umano potrebbe essere impercepibile la differenza tra uno schermo a 60 Hz e uno a 90 Hz, ma se provate a mettere uno accanto all’altro due telefoni con refresh rate differenti noterete una maggiore velocità – per esempio – nello scorrimento di alcune pagine web, nelle animazioni o nelle scene dei videogiochi su quello caratterizzato da una frequenza di aggiornamento superiore.

I display più veloci fanno davvero la differenza soprattutto in ambito gaming, dove una risposta più tardiva potrebbe far perdere l’attimo al giocatore e non fargli colpire il bersaglio. Motivo per cui i dispositivi pensati per il gaming – come lo smartphone ROG Phone 3 o il laptop Lenovo Legion 7i – adottano schermi con refresh rate molto elevati.

È chiaro che il display da solo non riesce a essere così veloce. Deve essere assistito da tutta una componentistica hardware adeguata – come CPU e GPU – in grado di fornire velocemente un numero sufficiente di fotogrammi.

MSI Oculux NXG253R

MSI Oculux NXG253R con refresh rate a 360 Hz

A questo punto, è bene fare una precisazione. Ogni contenuto è composto da un determinato numero di fotogrammi al secondo (fps). In pratica, anche quando registriamo un video con il nostro smartphone, la fotocamera non fa altro che registrare un numero definito di fotogrammi al secondo che verranno poi riprodotti sullo schermo. Quindi, se registriamo un video a 24 fps e il display dello smartphone è a 90 Hz, non ne trarremo alcun vantaggio.

Per questo motivo, alcuni dispositivi – come Mi 11 e Galaxy S21 – integrano una tecnologia adattiva che di fatto adatta il refresh rate dello schermo al contenuto che stiamo visualizzando. Così facendo, ci sarà un beneficio anche dal punto di vista dell’efficienza energetica.

Il vero svantaggio infatti è proprio l’energia richiesta da un’elevata frequenza di aggiornamento. Un refresh rate a 120 Hz richiede più energia rispetto ai 90 Hz e ai 60 Hz. Uno dei compromessi da accettare è la riduzione della durata della batteria del dispositivo. Ad ogni modo, non bisogna disperare perché, non solo in alcuni casi possiamo decidere noi la velocità di aggiornamento che desideriamo, ma i produttori hanno sviluppato una serie di soluzioni software e hardware che consentono di gestire al meglio il consumo energetico e far sì che l’autonomia duri almeno una giornata.

Per finire, precisiamo che un alto refresh rate non è per forza sinonimo di qualità di un display. Quest’ultima infatti è data da diversi fattori: tecnologia di sviluppo, calibrazione dei colori, densità di pixel e molto altro. Per intenderci, un display a 90 Hz può offrire una qualità superiore rispetto a uno a 120 Hz.

Una selezione di prodotti

Oggi si sente molto parlare di refresh rate in relazione al mondo smartphone. Questo perché è una tecnologia che – da essere esclusiva dei top di gamma come ROG Phone 3, OnePlus 8 Pro, Samsung Galaxy S21 Ultra – ha cominciato a raggiungere le fasce più basse del mercato grazie a brand come Xiaomi e Realme. Pensiamo al Realme 6 o al Poco X3 NFC.

In realtà, questa caratteristica appartiene a tante altre categorie di prodotto che probabilmente ne traggono maggiore beneficio. È il caso dei dispositivi dedicati al mondo dei videogiochi, come i laptop ASUS ROG Strix e Acer Nitro 5 o il monitor Samsung C27RG50FQU.

Lucia Massaro
Lucia Massaro

Classe 1990, formazione umanistica, laureata in Traduzione Specialistica e una passione nascosta per la tecnologia. Sono la prova lampante che nella vita ognuno è l’artefice del proprio destino. Ho iniziato a giocare con il primo computer quando avevo appena imparato a leggere. Man mano abbandonavo la pesante enciclopedia cartacea per passare a Encarta, la più famosa enciclopedia multimediale prodotta da...Leggi tutto

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