Toccare il cielo con un dito: i droni migliori nella nostra guida all’acquisto

Come scegliere i migliori droni del momento tra autonomia, qualità video e funzioni smart per volare e creare contenuti spettacolari.
Di Umberto Stentella Aggiornato il 7 Maggio 2026
23 minuti di lettura
Bambina tiene tra le mani un grande drone rosso in casa, osservandolo mentre lo solleva davanti a sé.

Nati in campo militare, i droni sono oggi impiegati in ambito cinematografico, musicale, investigativo ed agricolo. Ma anche per rilievi catastali e consegne postali. La popolarità del drone, però, va oltre la propria effettiva funzionalità. Parliamo di un successo su larga scala trascinato dalla passione dell’uomo per il volo come concetto primigenio. In commercio troviamo modelli di tutti i tipi, dai droni giocattolo a quelli professionali. Nella nostra guida ne abbiamo descritto il funzionamento e le caratteristiche principali, così da fornire molti utili strumenti per acquistare consapevolmente.

Come scegliere un drone

Partiamo alla ricerca del drone giusto attraverso alcune considerazioni preliminari.

Dimensioni e peso – Fra un drone economico dal carattere puramente ludico e un drone professionale le differenze non mancano. Oltre ad una disparità di prezzo e prestazioni, sono dimensioni e peso a cambiare. I modelli giocattolo, infatti, sono compatti e ultraleggeri, fattore che li rende fruibili anche in casa. I più grandi ed evoluti, invece, richiedono spazi aperti per compiere le proprie evoluzioni. Da notare, inoltre, che all’aumentare del peso crescono anche le restrizioni legate alla sicurezza. Ma di questo parleremo in un’apposita sezione.

Controlli e connettività – Oltre che con le classiche leve del radiocomando, i droni possono essere controllati tramite lo smartphone, sfruttando la connettività Wi-Fi o Bluetooth. Nel primo caso, il raggio d’azione arriva a circa 50 metri che scendono a 20 metri nel secondo. Ma per chi cerca il top, le onde radio restano il punto di riferimento, raggiungendo in casi estremi anche i 10 Km di distanza.

Fotocamera – Quasi tutti i droni sono provvisti di fotocamera ma solo i modelli per uso professionale realizzano video e foto di grande effetto. Risoluzione, qualità dei componenti e stabilizzazione dell’immagine: ecco i fattori che più incidono sulla qualità finale.

Durata della batteria – L’autonomia in volo dei droni giocattolo si assesta sui cinque minuti. Mentre i modelli top di gamma, come il DJI Mavic Air, possono arrivare anche a mezz’ora. Molto dipende dalla qualità e della capacità della batteria che aumenta man mano che saliamo di livello. Ma senza esagerare troppo, pena l’impossibilità di alzarsi in aria.

Quanto costa un drone?

Per portarsi a casa un drone giocattolo compatto e semplice possono bastare anche 50 euro. Ed è questa la scelta migliore per i curiosi, per chi non ha mai pilotato un drone ed è interessato a tutto il mondo che ruota attorno ai piccoli velivoli controllabili a distanza. Un mini drone del genere è perfetto per prendere confidenza con i comandi e con i movimenti. Inoltre, lo si può utilizzare anche all’interno di un appartamento, facendo sempre molta attenzione. In un secondo tempo, potremo passare ad un modello più evoluto e più costoso, forti dell’esperienza fatta a suon di urti e cadute al suolo. I droni professionali rappresentano l’ultimo step evolutivo e sono rivolti ai piloti più abili. Pensati per numerose attività lavorative (rilievi, riprese, indagini, operazioni militari ed umanitarie…), si fanno anche protagonisti nelle competizioni ufficiali. Ma nulla vieta di sfruttarli per puro divertimento.

Drone nero in primo piano su un tavolo, con persona sfocata sullo sfondo che impugna il radiocomando.

Le differenze di prezzo fra droni economici e top di gamma sono molto accentuate ed è importante inquadrare il budget a disposizione per acquistare il modello giusto. Per questo, abbiamo selezionato i migliori droni inserendoli in tre fasce di prezzo: economica (entro 200 euro), media (fino a 450 euro) e alta (oltre 450 euro).

Fascia economica (entro 200 euro)

Partiamo dalla domanda di rito: è possibile acquistare un ottimo drone con meno di 200 euro? A costo di smorzare l’entusiasmo, siamo costretti a glissare con un “ni”. Bisogna calibrare correttamente le aspettative: in questa fascia di prezzo troviamo soprattutto droni che rientrano nella categoria dei droni-giocattolo e che possono offrire un interessante primo passo in questo hobby, permettendo di prendere dimestichezza con le pratiche di volo. Siamo comunque lontani da soluzioni complete, con buon range di autonomia e meccanismi di sicurezza per volare anche in condizioni poco ottimali. Esistono poi una pluralità di opzioni, spesso si tratta degli stessi droni venduti con brand e nomi esotici vagamente diversi. Difficile se non impossibile individuare un’ottima soluzione in questa categoria, ma se si vuole spendere poco e fare comunque qualche esperimento, è possibile trovare diverse cavie da testare. Come vedremo tra poco, nella categoria dei droni consumer – quelli non pensati per un uso professionale o industriale – esiste praticamente un solo player: DJI. Poco male, perché i suoi prodotti sono effettivamente eccellenti e coprono ogni esigenza e budget. E, infatti, volendo puntare su una soluzione ‘solida’, quindi non un drone giocattolo e nemmeno un drone senza un produttore affidabile alle spalle, il migliore entry-level che ci sentiamo di consigliarvi è la prima generazione del DJI Neo. Pesa meno di 135 grammi e ha la peculiarità di atterrare e decollare direttamente dal palmo della mano dell’utente. Peraltro, offre diverse opzioni di volo: via app, via telecomando RC (venduto a parte), oppure senza alcun radiocomando: una sorta di volo autonomo, dove il piccolo drone segue l’utente per registrare video-selfie. Insomma, una soluzione pratica, estremamente accessibile e molto divertente da usare. 

Fascia media (da 200 a 450 euro)

Ancora una volta, nel segmento midrange a dominare è il DJI Mini 3: riferimento assoluto in questa categoria e perfetto per chi cerca un’esperienza davvero completa. Con un peso inferiore a 249 grammi, può essere utilizzato senza particolari restrizioni e offre una qualità video in 4K HDR sorprendente per la fascia di prezzo. Lo stabilizzatore a tre assi garantisce riprese fluide anche in presenza di vento, mentre l’autonomia che arriva fino a 38 minuti permette sessioni di volo più lunghe rispetto alla media. La trasmissione video raggiunge fino a 10 km. Decisamente non male. Molto interessante anche il Potensic ATOM 2, che punta su una dotazione tecnica particolarmente ricca. Il sensore CMOS da 1/2 pollice consente di catturare foto ad altissima risoluzione fino a 8K e video 4K HDR, mentre il gimbal a tre assi assicura stabilità durante le riprese. Il sistema di trasmissione PixSync 4.0 garantisce un segnale stabile fino a 10 km, e grazie alle funzioni basate su intelligenza artificiale è possibile sfruttare modalità avanzate come il tracciamento automatico del soggetto o le riprese notturne ottimizzate. L’autonomia complessiva, che può arrivare fino a 96 minuti nella versione Fly More Combo, lo rende particolarmente notevole. Per chi muove i primissimi passi nel mondo dei droni, ci sentiamo di consigliare una soluzione ancora più immediata: il DJI Neo 2, progettato proprio per offrire un’esperienza di volo estremamente intuitiva. Il peso ridotto e il design compatto lo rendono facile da trasportare, mentre il decollo e l’atterraggio dal palmo della mano semplificano ulteriormente l’utilizzo. Il controllo gestuale permette di gestire le principali funzioni senza bisogno di un radiocomando, mentre il sistema ActiveTrack mantiene il soggetto sempre al centro dell’inquadratura. E poi c’è il rilevamento omnidirezionale degli ostacoli, che è davvero a prova di errore. Concludiamo con il DJI Flip, un drone pensato per coniugare semplicità e qualità delle riprese. Il peso resta sotto i 249 grammi, ma la dotazione tecnica include un sensore più ampio capace di catturare immagini dettagliate anche in condizioni di luce difficili. Il supporto ai video 4K HDR a 60 fotogrammi al secondo consente di ottenere risultati molto convincenti, mentre il tracciamento intelligente del soggetto aiuta a realizzare riprese dinamiche in modo automatico. Con 31 minuti di volo, l’autonomia è piuttosto discreta per questa fascia di prezzo. 

Fascia alta (oltre 450 euro)

La premessa è che con un budget di oltre 450 euro è possibile recuperare i pacchetti ‘combo’ di pressoché tutti i droni che abbiamo menzionato sopra. Ad esempio, il DJI Neo 2 nella versione Combo Motion Fly More include, oltre al drone, anche DJI RC Motion 3, gli occhiali per il volo in prima persona, ricetrasmettitore per estendere il raggio, ben tre batterie e un comodo hub di ricarica. In generale, la fascia alta dei droni è quella in cui la tecnologia raggiunge il massimo livello, spingendo sempre più verso un utilizzo semi-professionale o addirittura cinematografico. Qui troviamo sensori più grandi, sistemi avanzati di rilevamento degli ostacoli e autonomie molto più estese. Un esempio su tutti? L’ottimo DJI Mini 5 Pro, evoluzione diretta della serie Mini che introduce un sensore CMOS da 1 pollice capace di registrare video in 4K HDR a 60 fotogrammi al secondo con una resa cromatica estremamente accurata. Il peso resta sotto i 249 grammi, mantenendo la certificazione C0 e quindi una maggiore libertà d’uso, ma le prestazioni si avvicinano a quelle dei modelli più avanzati. Il rilevamento omnidirezionale degli ostacoli, attivo anche in condizioni di scarsa illuminazione, e l’ActiveTrack 360 migliorato permettono riprese dinamiche in totale sicurezza. Ottima anche l’autonomia da 36 minuti. Salendo ulteriormente di livello troviamo il DJI Mavic 4 Pro, una piattaforma progettata chiaramente per professionisti. Il sistema a tripla fotocamera con sensore principale Hasselblad da 100 megapixel consente di catturare immagini e video fino a 6K con una qualità impressionante, affiancato da due teleobiettivi per riprese versatili e dettagliate anche a distanza. Lo stabilizzatore Infinity a 360 gradi apre a movimenti di camera più creativi, mentre la trasmissione video può raggiungere i 30 km mantenendo un segnale stabile e definito. L’autonomia? Esagerata: 51 minuti di volo senza dover ricaricare. Accanto ai grandi nomi, emergono anche soluzioni più innovative come HOVERAir X1 ProMax, un drone pensato per chi vuole catturare contenuti in modo rapido e immediato. Il decollo dal palmo della mano e le modalità di volo completamente automatiche permettono di concentrarsi sulla scena senza gestire manualmente il pilotaggio. La stabilizzazione combinata tra gimbal ed elaborazione elettronica consente riprese fluide anche durante attività dinamiche, mentre le modalità intelligenti di inseguimento permettono di seguire soggetti in movimento fino a velocità elevate. Insomma, è un drone appositamente progettato per registrare video-selfie spettacolari. Infine, chi cerca un’esperienza ancora più immersiva può orientarsi verso l’Antigravity A1, un drone che introduce il concetto di ripresa a 360 gradi in 8K. A differenza dei modelli tradizionali, cattura l’intera scena permettendo di scegliere l’inquadratura anche dopo il volo, offrendo una libertà creativa completamente nuova. Il sistema di controllo intuitivo, basato su movimenti e interfacce immersive, rende il pilotaggio accessibile anche ai principianti.

Com’è fatto un drone

I droni appartengono alla categoria degli UAS, acronimo di Unmanned Aircraft System, ovvero sistema aeromobile senza equipaggio. Considerando il significato stretto del termine, anche i velivoli radiocomandati utilizzati durante la Prima Guerra Mondiale sono da considerarsi droni.

Uomo pilota un drone in volo tra colline e prati, con cielo azzurro e montagne sullo sfondo.

Nell’immaginario attuale, però, associamo a questo termine i quadricotteri, ossia i modelli con quattro eliche, come il DJI Tello. Il corpo centrale di un drone è molto leggero e prevede quattro braccia al cui culmine si collocano i motori e, appena sopra, le eliche. In basso, invece, altrettanti piedini lo tengono stabile a terra, impedendo al corpo di toccare il suolo. All’interno, abbiamo la batteria ricaricabile e la centralina di volo (Flight controller), il cervello che gestisce tutti i movimenti impartiti dal radiocomando, sfruttando sensori come il giroscopio e l’accelerometro. La ricarica avviene in modo semplice collegando la batteria direttamente ad una presa elettrica o ad un cavo USB. A decretare la differenza fra un mini drone ed un drone professionale è la qualità dei materiali costruttivi, l’autonomia, la velocità raggiungibile e la sensibilità dei comandi. Ma, a livello generale, il funzionamento resta lo stesso. Ed il numero limitato di componenti utilizzati li rende facili da sostituire in caso di rottura.

Uno sguardo alla normativa vigente

In quanto mezzi aerei a tutti gli effetti, i droni devono rispondere ad una normativa molto ferrea. Dal 31 dicembre 2020, tale corpo di leggi è valido per tutti i Paesi UE. Non è, quindi, più l’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) ad occuparsene ma l’EASA (European Union Aviation Safety Agency). Le novità non sono poche e riguardano, soprattutto, la classificazione dei droni ed i requisiti per poterli manovrare. Va detto, però, che tali regole riguarderanno i modelli messi in commercio dopo il primo gennaio 2023. E questo intervallo di tempo servirà alle case costruttrici per adeguare i propri prodotti ai nuovi standard. Vediamo di seguito i punti più importanti della normativa europea.

Classificazione dei droni

Mini droni con finalità ricreativa e droni professionali rientrano oggi nella stessa categoria, denominata Open e pensata per unificare gli scenari d’uso a basso rischio. La rinnovata classificazione tiene conto della pericolosità connessa all’uso del drone e prevede tre principali sottocategorie: A1, A2 e A3. Posto che sorvolare assembramenti resta vietato a tutti i livelli, la differenza principale riguarda la distanza da rispettare in presenza di singole persone. Con i droni A1 non ci sono particolari restrizioni mentre i modelli A2 dovranno mantenersi almeno a 30 metri di distanza che salgono a 150 metri con la categoria A3. Un’ulteriore sottocategoria comprende le classi C0, C1, C2 e C3. In questo caso, è il peso del drone il fattore discriminante. I modelli C0, ad esempio, non possono superare i 250 grammi, i C1 i 900 grammi ed i C2 i 4 Kg. Da 4 a 25 Kg, infine, parliamo di modelli C3 e C4. Come si può capire da queste poche righe, i droni più pesanti sono anche più pericolosi e, per questo, saranno soggetti a norme più stringenti. Non a caso, le ultime due classi C rientrano nella categoria A3. A livello di certificazione, da gennaio 2023 ogni modello messo sul mercato dovrà prevedere la marcatura CE e indicare chiaramente la classe di appartenenza.

Requisiti operativi

Le nuove regole non riguardano solo il drone ma anche chi lo andrà a manovrare. Quattro sono i requisiti base per poterli utilizzare, il primo dei quali è effettuare l’immatricolazione del pilota sul portale d-flight. In secondo luogo, è indispensabile ottenere l’attestato di competenza UAS emesso dall’ENAC e sottoscrivere un’assicurazione per la responsabilità civile. Va detto, però, che l’attestato e l’immatricolazione non sono necessari per i droni di classe A1-C0 con peso inferiore ai 250 grammi. Se, però, dovessero montare sensori fotografici capaci di violare la privacy, come nel caso del DJI Mavic Mini, l’immatricolazione tornerebbe obbligatoria.

Mini droni contro modelli evoluti: le principali differenze

Ogni drone, sia di tipo economico che professionale, è provvisto di motori in numero variabile a seconda delle eliche presenti. Che siano tre, quattro o più, i motori sono in grado di aumentare e diminuire la propria velocità indipendentemente, così da eseguire i vari spostamenti. Inoltre, per tenere il drone stabile in aria, alcune eliche ruotano in senso orario e altre nel verso opposto. E lo stesso meccanismo consente al piccolo velivolo di ruotare su se stesso. Pur restando fissi i principi base del volo, le differenze fra un mini drone e un drone evoluto dal carattere professionale non mancano. Vediamole meglio di seguito.

Mini drone con eliche rosse tenuto in mano sopra un piano di lavoro con componenti elettronici sullo sfondo.

Mini droni

Per prendere dimestichezza con le manovre base, la cosa migliore è acquistare un mini drone dal prezzo contenuto. Leggerissimi e compatti, questi piccoli UAS ci aiutano a familiarizzare con le operazioni principali. Alzarsi in quota, procedere frontalmente o retrocedere, virare a destra, a sinistra e ruotare su un asse centrale: ecco i movimenti che un drone compatto può affrontare anche all’interno di un appartamento. All’esterno, però, le cose cambiano e, in caso di forte vento, è sconsigliato utilizzare modelli così leggeri che diventerebbero difficili da controllare. In ogni caso, anche se non provvisti di funzionalità particolari, i mini droni montano quasi sempre una piccola fotocamera per registrare video e scattare foto, anche con qualità HD.

Droni evoluti

Salendo di prezzo, le prestazioni si fanno più interessanti. Il peso e le dimensioni crescono, così come la quantità di energia necessaria per permettere al drone di librarsi in aria. Le batterie sono, quindi, più capienti, fattore che permette ad un drone professionale di raggiungere fino a 45 minuti di autonomia. I materiali costruttivi di questi modelli si fanno più ricercati, viene introdotto il carbonio, il policarbonato e l’alluminio. E la componente hardware è in grado di gestire un numero maggiore di processi e funzionalità. Pensiamo, ad esempio, al Return to Home (RTH), feature legata al GPS che permette al drone di tornare in automatico nel punto esatto da cui è decollato. Altro elemento chiave che differenzia un prodotto economico da uno più evoluto è la fotocamera. I droni migliori sono in grado di girare incredibili video aerei a risoluzione 4K.

Il controllo del drone

Il collegamento fra drone e unità di controllo può sfruttare la tecnologia Bluetooth oppure il Wi-Fi. Senza contare la possibilità di utilizzare il nostro smartphone come controller, previo il download di un’apposita app. Il raggio d’azione di questi sistemi, però, è molto limitato. In tal senso, per dare fondo alle potenzialità del nostro UAS, è meglio scegliere un modello che sfrutti le frequenze radio. I comandi principali del radiocomando sono due stick in grado di gestire i movimenti del drone. Una leva lo fa alzare in aria ed abbassare (throttle), oltre che ruotare su un asse centrale (yaw). Con l’altra, invece, possiamo spostare il drone avanti e indietro (pitch) e lateralmente (roll). In aggiunta, alcuni tasti posizionati in prossimità degli stick ci consentono di calibrare al meglio i suddetti movimenti (trim). È poi presente quasi sempre un display che ci fornisce informazioni sullo stato di carica del radiocomando e del drone stesso. E potremmo fermarci qui, se stiamo considerando un drone giocattolo. Molte di più, invece, sono le funzioni nel radiocomando di un drone professionale o semiprofessionale. Fra le principali, segnaliamo tasti specifici per attivare il GPS, far tornare il drone al punto di partenza, farlo fluttuare sempre alla stessa altezza e avviare la registrazione video. Molto interessanti sono anche i pulsanti che, senza alcuno sforzo, consentono al drone di esibirsi in evoluzioni e trick speciali.

Qualità della fotocamera

Indispensabile per alcuni, piacevole valore aggiunto per altri: la fotocamera di un drone resta una delle variabili che maggiormente ne fa oscillare il prezzo. Se da un drone giocattolo non otterremo mai una qualità video eccezionale, i modelli con fotocamera premium, come DJI Mavic Mini Fly More Combo, ci permetteranno di girare filmati incredibilmente coinvolgenti. Ecco il perché.

Risoluzione

A influenzare la qualità video in modo diretto è la risoluzione della fotocamera. Se a bordo di un mini drone entry-level non supera i 480p, i migliori UAS montano dispositivi in grado di arrivare fino a risoluzione 4K. Senza dover per forza raggiungere tale traguardo, le risoluzioni HD (720p) e Full HD (1080p) ci danno la possibilità di registrare video con una definizione più che soddisfacente.

Stabilizzazione dell’immagine

La fotocamera riesce a dare il massimo solo se le naturali vibrazioni del drone in aria vengono limitate attraverso la stabilizzazione dell’immagine. Nei droni economici tali tecnologie non sono previste mentre compaiono sui modelli di fascia medio-alta. La soluzione più semplice è un sistema meccanico in cui sospensioni poste su un piano vanno a compensare le vibrazioni. Più evoluta è la stabilizzazione Gimbal che, attraverso un giunto cardanico, consente alla telecamera di mantenere sempre la stessa posizione anche se il drone si muove nelle varie direzioni. Il Gimbal a tre assi assicura una stabilizzazione praticamente perfetta dell’immagine mentre quello a due solo parziale.

App per smartphone e visore VR

Sfruttando specifiche app per smartphone è possibile trasmettere al telefono l’immagine che il drone sta riprendendo per poi, magari, condividerla in tempo reale. Il tutto attraverso il Wi-Fi. Proprio per questo, molti radiocomandi in commercio prevedono un supporto aggiuntivo sul quale posizionare il telefono, in modo da avere le immagini visibili a colpo d’occhio. Ma l’ultima frontiera dell’immedesimazione è rappresentata dall’utilizzo di visori VR. Una volta inserito lo smartphone all’interno e indossato il visore, infatti, potremo vivere un’esperienza in prima persona, come se stessimo volando a bordo del drone stesso. Denominata FPV (First Person View), è largamente utilizzata nel Mondo del racing ma si mostra incredibilmente coinvolgente in qualsiasi frangente. E visto che la qualità dell’esperienza si lega giocoforza a quella delle immagini, si fanno necessarie videocamere con risoluzioni particolarmente elevate.

Droni con fotocamera di qualità:
Dji Air 2S Fly More Combo
Dji Mavic 2 Pro

Il comparto connettività

Si è accennato al fatto che Bluetooth e Wi-Fi possano essere utilizzati per connettere il drone al controller. Ma i due protocolli di connettività svolgono un altro compito importante: permettere alla fotocamera dei droni di mostrare immagini aeree in tempo reale. Basterà, infatti, che i due dispositivi siano accoppiati per ottenere tale risultato. In un’ottica del genere, il Wi-Fi si mostra la soluzione migliore per via di un raggio d’azione decisamente più ampio rispetto al Bluetooth che si ferma a circa 20 metri. Venendo alla connettività più tradizionale, va detto che ogni modello, dal drone giocattolo a quello professionale, è provvisto di uno slot per schede di memoria SD. E una volta inserite nell’apposito vano, queste unità di memoria faranno da archivio per foto e video catturati ad alta quota. Infine, per quel che riguarda la ricarica della batteria, viene di solito utilizzato un cavo con uscita USB. Nei droni economici l’operazione avviene collegando il cavo alla porta di un computer o di un altro dispositivo che possa fornire energia. Ma quando la batteria si fa più grande, la ricarica richiede un apposito alimentatore da parete.

Funzioni che agevolano il controllo in volo

In questa sezione punteremo la lente d’ingrandimento sui sistemi in grado di rendere più semplice e sicura l’esperienza di volo del drone. Cominciamo con i sensori per, poi, spostare il focus sul GPS. E concludiamo con la comodissima modalità Headless.

I Sensori

Tutti i modelli in commercio, dai droni economici ai top di gamma, montano alcuni sensori di fondamentale importanza per il volo. Ci riferiamo al giroscopio, all’accelerometro ed al barometro. La combinazione di questi tre sensori, infatti, permette ai droni di rimanere stabili ad una certa altitudine da terra, mantenendo la propria posizione anche se, ad esempio, c’è del forte vento. Nei modelli più evoluti, poi, trovano posto vari altri sensori in grado di estendere le potenzialità del drone e renderne il volo più sicuro. Uno per tutti, il sensore anticollisione che permette al drone di evitare in automatico gli ostacoli che gli si dovessero parare davanti o quello a infrarossi per la visione notturna, presente ad esempio nel ricco set DJI Mavic 3 Fly More Combo.

Il GPS

La navigazione GPS offre un enorme supporto nel controllo del drone. Basti pensare che su questa tecnologia poggia l’automazione delle consegne che già non è più fantascienza in alcuni Paesi, fra cui la Cina. Captando i segnali satellitari, possiamo quindi impostare alcune operazioni automatiche per il nostro velivolo. Ad esempio, è possibile sfruttare la funzione RTH (Return To Home) per riportare il drone nell’esatta posizione da cui è partito. Fondamentale se siamo alle prime armi, ci consente di operare l’atterraggio in automatico, premendo un solo tasto. Inoltre, l’opzione Follow me, disponibile su alcuni droni professionali, come DJI Mavic 3 Cine Premium Combo, sfrutta la connessione con lo smartphone per far sì che il velivolo segua i nostri movimenti passo dopo passo. Sportivi e viaggiatori potranno, così, riprendersi mentre si allenano o vanno alla scoperta di paesaggi incontaminati.

La modalità Headless

La modalità Headless rivoluziona il modo in cui i controlli del radiocomando inviano gli input al drone. Con i comandi standard, ad esempio, spostando in avanti lo stick preposto al movimento direzionale, l’UAS si sposta frontalmente rispetto al proprio senso di marcia. Con la modalità Headless attivata tutto questo viene meno. Il punto di riferimento non è più il senso di marcia del drone ma la posizione del radiocomando. E così, indipendentemente dalla direzione verso cui il drone è rivolto, spostando lo stick in avanti, procederà in avanti rispetto al nostro punto di vista.

Droni con navigazione GPS:
Dji DJI FPV Combo
Dji Mavic 3

Dimensioni e peso

Mai come in questo frangente è importante parlare di peso e dimensioni. I droni, infatti, per librarsi in aria necessiteranno di potenza crescente in modo direttamente proporzionale alle proprie specifiche misure. Non a caso, un drone giocattolo in vendita a prezzo contenuto, si mostra estremamente minuto. Parliamo di oggetti dal diametro di circa 10 cm e dal peso che ruota attorno ai 50 grammi. Leggerissimi e compatti, risultano adatti all’utilizzo anche in casa. In spazi aperti le cose si complicano e, in caso di forte vento, diventano incontrollabili. Passando da un mini drone ad un velivolo più grande le cose cambiano. Alcuni fra i migliori modelli in commercio hanno un peso compreso fra i 500 e i 900 grammi. Per forza di cose le dimensioni aumentano con il diametro che si assesta fra 20 e 30 cm. A crescere sono anche le dimensioni della batteria dato che la potenza necessaria si fa maggiore. A livello normativo, un drone di categoria A1 dal peso inferiore a 250 grammi, non è soggetto a particolari restrizioni e può volare anche a distanza ravvicinata da persone singole o piccoli gruppi. E se di sottocategoria C0, non impone al proprietario il conseguimento di un attestato di competenza propedeutico all’utilizzo, come nel caso dei droni giocattolo Mondo.

Materiali costruttivi e design

Aggressivi, colorati e ricchi di luci intermittenti: ecco l’identikit di molti fra i droni in commercio. Sì perché il volo è anche un fatto di stile oltre che di aerodinamica. Ed infatti, fra i modelli più venduti, alcuni sono decorati con adesivi che li rendono più appetibili a livello estetico. Le luci, invece, possono essere poste in concomitanza delle eliche e sotto al telaio, diventando particolarmente suggestive di notte o in ambienti bui. Al di là del non trascurabile ruolo svolto dal design, a decretare la qualità costruttiva di un drone sono i materiali impiegati per le varie componenti. In particolare, è il telaio (o frame) l’elemento che più ci interessa approfondire. Un drone giocattolo è provvisto di scocca in plastica dalla discreta solidità anche se difficilmente sarà in grado di reggere a lungo i colpi dovuti ad impatti violenti. Salendo di prezzo, a materie plastiche più resistenti, come il policarbonato, si affiancano l’alluminio, il carbonio e la fibra di vetro, spesso usati in combinazione. Questo perché la caratteristica principale dell’alluminio è la leggerezza mentre la fibra di vetro si mostra molto resistente. Il carbonio, invece, è in grado di coniugare entrambe le proprietà.

Durata della batteria

L’autonomia è un po’ il tallone d’Achille di tutti i droni. Il peso di batterie ad elevata capacità, infatti, sarebbe d’ostacolo al velivolo sia in fase di decollo che nei movimenti in aria. A fronte di tempi di ricarica che oscillano fra i 30 ed i 90 minuti, quelli di utilizzo appaiono decisamente inferiori, raggiungendo in media il quarto d’ora. Non si tratta di risultati esaltanti ma è anche vero che, fino a qualche anno fa, i tempi di volo si mostravano ancora più brevi. Attualmente, i droni professionali più evoluti riescono a raggiungere e superare i 30 minuti di autonomia. E lo fanno sfruttando moderne batterie Li-Po (litio-polimero) dalla capacità di circa 5.000 mAh analoghe a quelle degli smartphone. Un mini drone, invece, può contare su molti meno milliampereora, fra 200 e 1.000 circa. Certo, il peso di un modello del genere risulta nettamente inferiore rispetto ai top di gamma ma anche l’autonomia calerà di conseguenza, variando da 5 a 10 minuti. Per questo, indipendentemente da quale drone si decida di scegliere, è sempre bene dotarsi di una o più batterie di riserva da sostituire nel momento in cui la principale si scarichi.

Pubblicato il 29 Marzo 2022
Umberto Stentella
Umberto Stentella

Nato nel 1994 a Marghera, Venezia, ha iniziato a scrivere di tecnologia nel 2016, a 21 anni,
parallelamente agli studi in giurisprudenza. Il suo esordio è avvenuto dopo aver trovato il
coraggio di inviare la prima proposta editoriale a Motherboard, all'epoca inserto dedicato al
tech di VICE. Da allora non ha mai smesso di occuparsi di innovazione, web culture e
gadget.
Negli anni ha collaborato...Leggi tutto

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