Dopo averne parlato per la prima volta una settimana fa, Google torna sulla questione Personal Intelligence, la tecnologia basata sull’AI di Gemini che, grazie ai dati degli utenti, può fornire un supporto più proattivo e personalizzato. Il colosso di Mountain View nelle scorse ore ha annunciato che Personal Intelligence toccherà anche le funzioni di ricerca Google, che sarà così trasformata in un’esperienza in grado di «collegare i puntini tra le app Google», per usare le parole di Robby Stein, VP del prodotto e della Ricerca Google.
Per entrare più nel merito della novità, Google ha affermato che gli utenti potranno collegare Gmail e Google Foto alla AI Mode, in modo tale che la risposta alle domande poste in fase di ricerca siano soddisfatte nel miglior modo possibile, tenendo conto dell’utente specifico che sta ponendo la domanda. Per menzionare qualche esempio fatto da Google, che ben spiega le potenzialità di questa novità, questo consentirà di trovare posti e itinerari che piacciano a tutta la famiglia in base all’hotel prenotato e di cui sono contenuti i dati di conferma nelle mail presenti su Gmail oppure, in ambito shopping, la Personal Intelligence potrebbe soddisfare una nostra ricerca online proponendoci prodotti affini a gusti e marchi di cui abbiamo già comprato prodotti in passato.
Tutto questo potrebbe aprire enormi interrogativi sulla privacy. Google risponde così ai più scettici: «AI Mode utilizza il nostro modello più intelligente, Gemini 3, e non si addestra direttamente sulla posta in arrivo di Gmail o sulla libreria di Google Foto. L’addestramento è contenuto in informazioni limitate, come suggerimenti specifici in modalità AI e risposte del modello, per migliorare la funzionalità nel tempo».
Nel comunicato con cui ha annunciato la novità, Google ha specificato che questa è disponibile negli Stati Uniti per coloro che sono abbonati ai piani Google AI Pro e Ultra e che potranno decidere in via opzionale di abilitare la Personal Intelligence sui propri smartphone e dispositivi in generale.
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