Il mercato degli smartphone sembra arrivato ad un punto di saturazione, forse anche a causa delle poche innovazioni che ormai vediamo anno per anno. Nonostante i produttori cerchino sempre di migliorare fotocamere, autonomia e prestazioni, la sensazione è che ormai ci sia sempre meno l’effetto “wow” di qualche anno fa. Eppure, ormai da diversi anni, qualche produttore ha provato ad innovare, dando vita al mercato degli smartphone pieghevoli.
Quando sono arrivati i primi modelli sembrava l’inizio di una nuova era, anche se ci sono stati comunque dei problemi iniziali. L’idea di poter avere uno smartphone compatto che si trasforma in un piccolo tablet appariva futuristica, quasi impossibile fino a qualche anno prima. Oggi, però, nonostante i modelli sul mercato siano sempre più numerosi e anche di diverso tipo, continuano a rimanere prodotti di nicchia. Dunque, è facile domandarsi: perché i pieghevoli non sono ancora diffusi? Proviamo a dare una risposta-
Partiamo dal punto più semplice e probabilmente più importante. I pieghevoli, nonostante abbiano subito una riduzione di prezzo rispetto ai primi modelli che erano praticamente dei prototipi, costano ancora troppo.
Anche nel 2026, acquistare uno smartphone pieghevole significa spesso spendere cifre che partono da circa 1.000 euro per i modelli “flip” più economici, per arrivare a superare 1.5000 euro per i modelli “fold”, come ad esempio nel caso del Galaxy Z Fold 7 o di Honor Magic V5. Una spesa enorme per la maggior parte degli utenti, soprattutto considerando che oggi i modelli di smartphone più diffusi sono quelli di fascia media, che sebbene abbiano subito un aumento di prezzo negli ultimi anni, comunque generalmente non superano i 500 euro, cifre molto distanti da quelle di un pieghevole di fascia media, come ad esempio un Motorola RAZR 70.
Inoltre, molti utenti (me compreso), non percepiscono un reale vantaggio pratico nell’utilizzo di un pieghevole, che possa giustificare in qualche modo il dover sborsare una cifra cosi elevata per poter acquistarne uno.
Oltre al fattore prezzo, che è già uno scoglio per molti insormontabile, tantissime persone continuano ad associare i pieghevoli ad una sensazione di delicatezza e, in parte, hanno ragione.
Le prime generazioni certamente non hanno aiutato, dato che alcuni modelli hanno avuto problemi con le cerniere, con i display che si rompevano dopo poco, oltre ai problemi relativi all’accumulo della polvere. Le aziende hanno certamente fatto notevoli passi in avanti, basti pensare che ormai quasi tutti i pieghevoli offrono persino la certificazione IP48 contro acqua e polvere.
Tuttavia, ancora oggi molti utenti si chiedono ancora quanto possa realmente durare uno schermo che viene piegato centinaia di volte al giorno. Ed è una domanda più che legittima, dato che purtroppo sono tanti gli utenti che hanno problemi con questi smartphone (basta leggere le varie pagine sui social), anche se ovviamente dipende sempre dal tipo di utilizzo, come con qualsiasi dispositivo. Quando si spendono oltre mille euro, però, si vuole avere la sensazione di acquistare qualcosa che possa durare nel tempo.
C’è poi un altro aspetto di cui si parla poco: gli smartphone tradizionali sono diventati incredibilmente maturi e affidabili.
Oggi un normale top di gamma come un Galaxy S26 Ultra riesce a fare praticamente tutto in maniera eccellente, dato che offre un ampio display, multitasking avanzato, fotocamere professionali (anche meglio di quelle presenti sui pieghevoli), autonomia elevata e prestazioni potentissime. Dunque, l”unica cosa che non può fare è trasformarsi in un piccolo tablet, ma ormai uno smartphone con un display da 6,7 pollici e più, è già perfetto per video, giochi, social e produttività.
Inoltre, ci sono anche delle caratteristiche fisiche che bisogna anche tenere in considerazione nel caso di uno smartphone pieghevole, come ad esempio peso e spessore.
La maggior parte dei pieghevoli ormai sono davvero molto sottili quando sono aperti, ma una volta richiusi lo spessore aumenta, raggiungendo quello di uno smartphone classico o, addirittura, superandolo. Per quanto riguarda il peso, invece, le ultime generazioni di pieghevoli hanno fatto passi da gigante. Nonostante vi siano elementi strutturali complessi, come la cerniera, oltre ai due display, ormai il peso si è sostanzialmente uniformato a quello dei modelli top di gamma con ampio display, che supera tranquillamente i 200 grammi.
Sono piccoli dettagli, ma nell’utilizzo quotidiano fanno una differenza enorme.
Alla fine, però, il problema più grande è che i pieghevoli non hanno ancora trovato davvero la loro identità definitiva. Gli smartphone “flip” hanno sfruttato l’effetto nostalgia, facendo tornare in auge i vecchi “telefoni a conchiglia”, mentre i “fold” hanno puntato ad offrire in un solo dispositivo un tablet e uno smartphone. Il problema è che nessuna delle due categorie riesce ancora ad essere perfetta nel proprio obiettivo.
I flip spesso sacrificano autonomia e fotocamere. I fold, invece, risultano ancora troppo ingombranti e costosi per diventare dispositivi realmente universali.
In pratica, per molti utenti questi compromessi, uniti al prezzo elevato e la maggiore fragilità, sono ancora insormontabili e pertanto preferiscono optare per uno smartphone “classico”. Eppure, nonostante tutto, penso che gli smartphone pieghevoli abbiano ancora enormi possibilità e, forse, l’arrivo del primo iPhone pieghevole entro la fine del 2026 potrebbe davvero cambiare tutto.
Nelle scorse ore Samsung ha annunciato Flex Titanium, una nuova struttura per i display degli smartphone pieghevoli. Questa tecnologia punta a trovare una soluzione a quello che è considerato da molti utenti,
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