Comfort e sicurezza sempre in testa: guida all’acquisto dei migliori caschi da moto

Proposto in numerose varianti per adattarsi ad ogni scenario d’uso, il casco da moto è il cardine attorno al quale ruota la sicurezza del rider.
Di Matteo Sartini Aggiornato il 9 Marzo 2026
21 minuti di lettura
Primo piano di motociclista con protezioni, maschera e casco blu e bianco, in un contesto sterrato e luminoso.

Il casco moto è l’elemento portante della sicurezza in sella. In un mercato che offre tanto in termini di estetica e varianti cromatiche, la nostra guida vuole far luce, prima di tutto, sulla qualità costruttiva. Casco integrale, casco jet, casco modulare e casco off-road: ecco le principali tipologie in commercio. Vedremo come sono realizzati i caschi da moto e quali sono le parti che li compongono. Il tutto senza perdere di vista l’aspetto economico, attraverso una ricca selezione delle migliori offerte suddivise in tre fasce di prezzo.

Come scegliere il casco da moto

Ecco una serie di punti chiave da considerare prima dell’acquisto.

Tipologie – È molto importante individuare il tipo di casco moto che meglio soddisfi le esigenze del rider. Il casco moto jet è il più fresco, poiché sprovvisto di mentoniera. Al contrario, il casco moto integrale, che offre un livello di protezione molto alto, induce più facilmente la sudorazione. A metà strada, troviamo il casco moto modulare, con mentoniera che si solleva lasciando scoperta la parte inferiore del volto.

Materiali – La scelta dei materiali incide sulla leggerezza e il comfort. Andando ad analizzare la calotta, il policarbonato è il materiale più pesante mentre carbonio, fibra di vetro e kevlar si fanno sentire meno sul collo. Parlando di imbottitura interna, invece, è bene accertarsi che sia morbida, traspirante e realizzata con materiali anallergici.

Omologazione – Ciò che attesta la sicurezza del casco è l’etichetta di omologazione, posta all’interno del prodotto, in genere sul cinturino. Attualmente, la normativa europea di riferimento è la ECE 22-06, introdotta nel 2021. Sono ancora in vendita, comunque, caschi omologati secondo la vecchia normativa, ovvero la ECE 22-05.

Taglia – Individuare la giusta taglia è fondamentale sia in ottica sicurezza che comodità. Per farlo è necessario misurare bene la circonferenza del cranio. All’interno della guida, non manca una sezione specifica dedicata a questo argomento.

Quanto costa un casco da moto?

Posto che tutti i caschi da moto omologati assicurano al rider un elevato livello di sicurezza, vi sono tanti altri fattori che entrano in gioco per farne oscillare il prezzo. In primis, la tipologia scelta. Un casco integrale costerà tendenzialmente più di un modello jet costruito con la medesima cura.

Casco nero integrale con visiera trasparente appoggiato su un piano in legno, con parete in mattoni sullo sfondo.

La questione si lega strettamente a forma e dimensioni del casco, oltre che alla quantità di materie prime utilizzate. Ma è anche la qualità di queste ultime a condizionare il costo dei caschi moto. In particolare, ci riferiamo ai materiali scelti per la calotta, il più economico dei quali è il policarbonato. Carbonio, kevlar e fibra di vetro, pur mostrandosi ugualmente resistenti, hanno nella superiore leggerezza il proprio punto di forza. Oltre a caratterizzarsi per un prezzo più alto. A farlo oscillare significativamente, poi, può intervenire la qualità degli interni, specie se impreziositi da finiture in pelle o tessuti pregiati. Tipo di visiera, presenza dell’occhialino parasole e dell’interfono Bluetooth sono ulteriori variabili da valutare in fase d’acquisto. Senza contare la componente estetica che differenzia caschi moto vintage da modelli più moderni. Nella nostra guida, abbiamo raccolto i caschi più interessanti e li abbiamo suddivisi in fasce di prezzo. Entro i 150 euro parliamo di caschi economici mentre, da 150 a 250 euro, di modelli di fascia media. Oltre tale cifra, infine, si apre la fascia alta del mercato.

Fascia economica (entro 150 euro)

All’interno della fascia economica, non mancano caschi moto dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Parliamo di modelli che nulla invidiano ai più costosi in termini di sicurezza, essendo tutti omologati secondo la normativa in vigore. Semplici ma robusti, si prestano bene per l’utilizzo di tutti i giorni. Cominciamo bene con l’Hjc F31, un casco demi-jet dalla convenienza imbattibile. Disponibile in sobrie colorazioni tinta unita, è il compagno ideale dello scooterista. Provvisto di lente pinlock e pratico cinturino a sgancio rapido, prevede una calotta in fibra composita abbastanza leggera. Sempre progettato per chi percorre prevalentemente strade cittadine, il Nolan N21 è un modello jet con visiera ultrawide che assicura una visibilità ad ampio raggio. Impreziosito da una fresca imbottitura, estraibile e lavabile all’occorrenza, pesa meno di 1200 g. E sfrutta un sistema di regolazione del cinturino preciso al millimetro. Quando la velocità aumenta e i percorsi si fanno più tecnici, entrano in gioco i caschi integrali. A rappresentare bene la categoria, ci pensa il Givi 50.9, un casco dal design aggressivo con funzionali prese d’aria anteriori ed estrattori sul retro. Accompagnato dalla lente pinlock MaxVision, fa registrare un peso (1.500 g circa) tutto sommato contenuto per un prodotto del genere. E concludiamo con un casco off-road dal DNA completamente diverso. L’Airoh Twist 2.0 accompagna le prime scorribande in fuoristrada, rivolgendosi a principianti dell’enduro e del cross. Robusto e coloratissimo, non si fa mancare un accentuato frontino parasole ed il sistema di chiusura a doppia D.

Fascia media (da 150 a 250 euro)

I caschi moto di fascia media, oltre a mantenere alti gli standard di sicurezza, puntano con forza sul comfort e sullo stile. Esemplare di tale approccio è il MOMO Design FGTR Evo, un casco demi-jet dall’estetica vintage inconfondibile. Tondeggiante e declinato nelle più disparate colorazioni, non si fa mancare l’iconico marchio sulla calotta. E aggiunge una comoda visiera a prova di raggi UV e interni traspiranti e sfoderabili. Nel segmento dei caschi integrali, invece, incontriamo il validissimo Hjc RPHA 12, un modello che affianca alla qualità costruttiva tante riuscite varianti cromatiche, anche con decorazioni. Ad elevarne l’aerodinamicità è lo spoiler posteriore, mentre la calotta in fibra di carbonio, aramide e fibre naturali tiene basso il peso. Fresco e confortevole, si attesta sui 1.500 g. Con il modello LS2 FF910 Advant II entriamo nel terreno dei caschi modulari. Evoluzione di un modello di grande successo, è omologato P/J, garantendo quindi la possibilità di essere utilizzato anche con mentoniera sollevata. Adatto allo scooter e alla moto da touring, è uno dei punti di riferimento nel segmento per versatilità. Più votato alla velocità, lo Scorpion Exo-Tech Evo risulta più aerodinamico e grintoso. Come il modello precedente, è un modulare con mentoniera flip-up che ruota di 180 gradi sull’asse centrale, posizionandosi sul retro in modalità jet. Al top per bontà dei materiali dell’imbottitura, include elementi riflettenti per segnalare meglio la nostra presenza su strada.

Fascia alta (oltre 250 euro)

Superata quota 250 euro, si entra di diritto nel terreno dei migliori caschi moto in circolazione, alcuni dei quali sono progettati per la competizione su pista o sterrato. A caratterizzare tutti i modelli di fascia alta è la qualità della calotta che, grazie a materiali all’avanguardia, unisce resistenza e leggerezza. Si comincia col piede giusto introducendo il Nolan N120-1, uno dei caschi modulari più celebri e venduti nel nostro Paese. Posizionato di poco oltre la soglia minima della fascia alta, sfodera un design lineare e asciutto, proposto in colorazioni mai troppo accese. Forte dell’omologazione P/J, brilla per flessibilità, rivolgendosi al rider che non si pone limiti. Compatibile con i sistemi Bluetooth Nolan, risulta molto fresco grazie alle prese d’aria AirBooster Technology. Sempre di tipo modulare, LS2 FF901 Advant X Carbon alza ulteriormente l’asticella attraverso una calotta in fibra di carbonio ultraleggera che porta il peso del casco intorno ai 1.500 g. Progettato per il touring, prevede una mentoniera che ruota di 180 gradi, una visiera antiappannamento e una pinlock MaxVision ad alta visibilità. Gli ultimi due caschi selezionati sono integrali. L’AGV K6 S è un’eccellenza made in Italy. Composto da un mix di carbonio e fibra aramidica, scende con il peso sotto la soglia dei 1.300 g, comportandosi bene su strada e in pista. Non manca, infatti, il sistema di chiusura a doppio anello. In ultimo ma non per importanza, lo Shoei Glamster rappresenta la fusione perfetta fra design e performance. Fresco e traspirante, include un sistema di sgancio rapido dei guanciali da usare in caso di emergenza. Ispirato ai caschi racing del passato, si presta oggi ad uno stile di guida rilassato.

Breve storia del casco

Risale agli anni ’10 del Novecento la diffusione dei primi caschi da moto e auto, utilizzati prevalentemente per le competizioni ufficiali. Provvisti di calotta in pelle morbida, non si mostrano particolarmente efficaci nell’attutire i colpi. I modelli con scodella in pelle rigida, introdotti poco dopo, si comportano meglio, grazie all’imbottitura in sughero, tela o polpa di legno. Bisogna, però, attendere gli anni ’50 per vedere la comparsa dei primi caschi moto davvero resistenti grazie alla calotta in fibra di vetro e alle protezioni laterali. Un altro passaggio significativo dell’evoluzione del casco si colloca negli anni ’70 e coincide con l’introduzione del casco integrale. Pur essendosi trasformato ulteriormente negli ultimi 50 anni e oltre, questo modello condivide molti aspetti strutturali con i caschi di oggi.

Uno sguardo ai componenti del casco

La parte esterna, denominata calotta, è rigida ed estremamente dura poiché realizzata in policarbonato, carbonio o fibra di vetro. Immediatamente sotto la calotta, trova posto l’imbottitura di protezione, di solito in polistirolo. A contatto con il volto, invece, abbiamo l’imbottitura di conforto, in materiale morbido e anallergico. Sempre sulla calotta, poi, si posiziona il sistema di ventilazione, complemento fondamentale del casco integrale. Frontalmente, invece, la visiera offre al motociclista visibilità e protezione dall’aria. Nella parte inferiore del casco, infine, abbiamo il cinturino che può essere a sgancio rapido o a doppio anello.

Donna sorridente allaccia il casco bianco accanto allo scooter parcheggiato, in una scena urbana luminosa all’aperto.

Rispetto all’integrale, il casco jet è sprovvisto di mentoniera, lasciando scoperta la parte inferiore del volto. Un casco modulare, invece, permette di sollevare l’intera mentoniera per far entrare l’aria.

Caschi integrali più popolari:
Hjc V10
AGV K1
Premier Hyper

Omologazione del casco: la normativa vigente

Un casco omologato ha superato una serie di test che ne hanno messo alla prova resistenza, affidabilità, visibilità e rumorosità: in altre parole, la sicurezza. Un casco non omologato, oltre a essere fuorilegge, rappresenta un potenziale pericolo per il motociclista. Per questo, è fondamentale accertarsi che il nostro casco da moto sia provvisto della relativa etichetta di omologazione. Per quel che riguarda l’Unione Europea, vige la normativa comune ECE 22-06. Entrata in vigore a gennaio 2021, affianca ancora oggi la vecchia ECE 22-05. Sebbene per i caschi ECE 22-05 viga il divieto di produzione, infatti, la vendita è ancora consentita fino a esaurimento scorte. Rispetto alla normativa precedentemente in atto, la ECE 22-06 impone regole più ferree per i produttori di caschi da moto. In particolare, i punti d’impatto messi alla prova nei test aumentano in numero, passando da 5 a 9 o 11, a seconda del tipo di casco. In più, è stato aggiunto un test rotazionale che misura gli eventuali danni per il motociclista a seguito dell’impatto con una sporgenza laterale.

Come leggere l’etichetta di omologazione

Il risultato dei test è documentato dall’etichetta su cui campeggia la lettera E, seguita da un numero corrispondente al Paese in cui l’omologazione è avvenuta (per l’Italia è il 3). Più in basso, incontriamo due codici che identificano, rispettivamente, normativa di riferimento e numero dell’omologazione. Notiamo, poi, la presenza di alcune lettere, poste in coda al primo valore. La J, ad esempio, ci rivela che siamo al cospetto di un casco moto jet, senza mentoniera. Con la P, invece, viene identificato un casco integrale o modulare con mentoniera da tenere abbassata mentre stiamo guidando. Ma se desideriamo tenerla alzata anche durante il viaggio, dovremo verificare la presenza delle lettere P-J.

Caschi modulari dal buon rapporto qualità-prezzo:
BHR 807 Reverse
Nolan N70-2 GT
Airoh Mathisse II

Scelta in base alle abitudini di guida: le tipologie principali

Abitudini di guida e tipo di mezzo possono condizionare l’acquisto del casco moto. Velocità, numero di soste che intendiamo fare e percorsi preferiti esercitano un peso importante. Senza contare il fattore design di cui, però, parleremo in una sezione a parte.

Casco integrale

Il casco integrale è il più protettivo in assoluto perché si compone di una calotta tutta d’un pezzo che si allunga fino al mento. Forte di una visiera che si solleva per lasciare entrare l’aria, può anche includere l’occhialino parasole, uno speciale visierino che protegge gli occhi dai raggi solari. Abbastanza compatto e pratico, risulta meno traspirante dei modelli aperti perché chiuso all’altezza del mento. Consigliato per i lunghi viaggi a velocità sostenute, è la prima scelta in pista.

Casco jet o demi-jet

Privo di mentoniera e talvolta di visiera, il casco moto jet offre un livello di protezione inferiore rispetto all’integrale ma, di contro, freschezza e aerazione raggiungono i livelli massimi. Ideale per percorsi brevi su strade urbane, si presta bene per l’utilizzo con lo scooter. Un po’ meno efficace in termini di sicurezza è la variante demi-jet che, però, si mostra più compatta e leggera.

Casco modulare

A metà strada fra i due modelli precedenti, si collocano i caschi moto modulari. Qui, la mentoniera è in grado di sollevarsi, aprendo il casco sulla parte frontale. Inoltre, i prodotti con omologazione P-J permettono al motociclista di procedere anche con la mentoniera alzata. Negli altri casi, invece, andrà sempre abbassata prima di partire. Ottimi per il mototurismo, si prestano per viaggi lunghi e tranquilli, con soste frequenti e velocità non esagerate.

Casco off-road

Fra i modelli più aggressivi in circolazione, il casco off-road è pensato per la guida su strade sterrate, fangose e sconnesse. Dedicato agli amanti del cross e dell’enduro, viene anche chiamato casco adventure. Tale particolare modello non prevede la visiera, da sostituire con occhiali e maschere tecniche. Nella parte superiore, inoltre, trova posto il frontino parasole che, però, ad alte velocità, può rappresentare più un ostacolo che un vantaggio. In ogni caso, al pari del casco integrale, la calotta è un pezzo unico con la mentoniera.

Caschi jet molto apprezzati:
MOMO Design FGTR Classic
Blauer Solo
Hjc i40N

Il cuore del casco: calotta e imbottitura interna

Calotta e imbottitura interna sono due elementi del casco moto posizionati a stretto contatto. La prima svolge un ruolo chiave in termini di sicurezza, la seconda di comfort e freschezza. Di seguito il nostro approfondimento.

Calotta

Cuore strutturale dei caschi da moto, la calotta esterna protegge il motociclista dai colpi diretti e distribuisce sulla superficie intera la spinta che segue un impatto. Durezza e resistenza sono, quindi, i due requisiti base della calotta che può essere realizzata in policarbonato, carbonio, fibra di vetro o kevlar. I modelli più economici sono costruiti, in genere, con il primo dei materiali elencati. Ciò non significa, però, che un casco del genere sia poco sicuro. Dal momento in cui viene omologato, infatti, ogni modello ha superato rigorosi test in fatto di protezione e sicurezza. Un prodotto con calotta in carbonio o fibra di vetro, semmai, si mostrerà più leggero e comodo nei lunghi percorsi, specialmente se avremo scelto un casco integrale o un casco modulare. Il prezzo si regola di conseguenza e l’impiego di materiali evoluti lo farà alzare significativamente. Fra la superficie esterna della calotta e l’imbottitura interna, inoltre, si colloca un altro strato protettivo in polistirolo che attutisce ulteriormente gli urti. E sempre sulla calotta, trovano posto le prese d’aria che assicurano al motociclista un’adeguata ventilazione interna, specie nel casco integrale e off-road.

Imbottitura interna

A contatto diretto con la nuca e il viso, abbiamo l’imbottitura interna del casco. A seconda del modello, morbidezza e comfort possono variare per via dell’impiego di materiali più o meno pregiati. Parliamo, in genere, di tessuti anallergici altamente traspiranti che vanno a rivestire un’imbottitura in spugna soffice o gommapiuma. In fase di acquisto, è fondamentale scegliere la giusta taglia e, in tal senso, l’imbottitura deve mostrarsi il più stabile possibile, meglio leggermente stretta piuttosto che lasca. I materiali utilizzati, infatti, tendono a cedere con il tempo, assumendo la forma della testa. Inoltre, alcuni modelli in commercio ci consentono di rimuovere la parte interna del casco per lavarla comodamente in lavatrice. In certi casi, è possibile estrarre solo la porzione frontale a contatto con il volto. Altri prodotti, invece, prevedono un’imbottitura interamente removibile.

Caschi con imbottitura interna confortevole e lavabile:
AGV K-5 S
Nolan N100
Nolan N70-2 X

Protezione e visibilità: il ruolo chiave di visiera e occhialino parasole

Quando si procede a velocità sostenute, l’aria che colpisce il volto e gli occhi può arrecare più di un fastidio e rappresentare un pericolo. Per questo, la maggior parte dei caschi da moto prevede una visiera da alzare e abbassare. Sempre sostituibile, la visiera non solo ripara dal vento ma limita anche il riverbero del sole. Proprio per questo, molte visiere sono scure o a specchio. Inoltre, possono differenziarsi nelle dimensioni, andando a coprire solo la zona degli occhi o allungarsi fino alla bocca. Non tutti i caschi moto, però, ne sono provvisti e alcuni particolari modelli legano il proprio design vintage all’assenza della visiera. In tali frangenti, quindi, è bene munirsi di occhiali o maschere da moto che possano sostituirla. Il casco integrale ed i modelli modulari, al contrario, possono anche aggiungere l’occhialino parasole, una visiera in miniatura a diretto contatto con gli occhi. Quasi sempre estraibile, si nasconde all’interno della calotta quando non in uso. Per risolvere, infine, il fastidioso problema dell’appannamento della visiera, la soluzione è una lente Pinlock. Economica e pratica, si applica sul lato interno della visiera, schermandola dall’umidità che si produce quando piove e fa freddo.

Caschi con pratico occhialino parasole integrato:
Hjc F31
Airoh Commander
Nolan N90-3

La sicurezza prima di tutto: tipi di cinturino a confronto

Nella parte inferiore del casco moto trovano posto due cinghie pendenti che si agganciano sotto la gola per assicurarlo attorno al cranio. Le cinghie compongono il cinturino che può presentarsi in due differenti tipologie, entrambe estremamente affidabili: il sistema a sgancio rapido e quello a doppio anello. Il primo è il più semplice e diffuso a bordo dei caschi da moto e consta di un meccanismo di aggancio con linguetta da infilare nell’apposita fessura a tacche. Veloce da allacciare e slacciare, può essere regolato in lunghezza in modo pratico così da ottenere il giusto grado di aderenza. La seconda tipologia, meno intuitiva nel funzionamento, è utilizzata comunemente in pista ma è scelta anche da chi percorre tanti chilometri su strada a velocità sostenute. Parliamo del sistema a doppio anello che prevede una prima cinghia con due fessure a forma di D, al cui interno viene inserita la seconda cinghia. In seguito, la stessa va ripiegata e fatta passare dentro uno dei due anelli. La parte di cinghia sporgente, infine, viene bloccata e assicurata attraverso un bottone con click.

Caschi con chiusura a doppio anello molto popolari:
Shoei NXR2
Airoh Commander 2
AGV Pista GP RR

Comodità al top con l’interfono Bluetooth

Per gli amanti delle lunghe uscite in compagnia, la necessità di comunicare con gli altri motociclisti senza doversi per forza fermare è molto importante. Per soddisfare tale esigenza, alcuni caschi moto vengono equipaggiati con un interfono Bluetooth, composto da un microfono in prossimità della bocca e un auricolare nella zona dell’orecchio. Sfruttando la connettività senza fili, questo sistema ci consente di collegarci agli analoghi dispositivi presenti sui caschi dei nostri compagni di viaggio o del passeggero. La qualità audio si mostra mediamente buona, per quanto il raggio d’azione difficilmente superi i 30 metri. La tecnologia Bluetooth, inoltre, offre al motociclista un ulteriore vantaggio. Connettendo il casco allo smartphone, infatti, potremo effettuare chiamate e ascoltare le nostre playlist musicali. Data la propria natura, un interfono del genere si adatta bene al casco integrale o ai modelli modulari, ma trova posto anche sul casco moto jet, sebbene il fatto che sia aperto ed esponga il volto all’aria potrebbe rendere difficoltose le comunicazioni in certi frangenti. Alcuni modelli, infine, pur non montando alcun tipo di interfono, sono progettati per poterne accogliere uno compatibile al proprio interno, da acquistare separatamente.

Scelta della taglia: i criteri per farlo al meglio

La scelta della taglia corretta è un passaggio imprescindibile. Un casco moto della misura giusta deve stringere leggermente la testa e le guance, senza arrecare fastidi. Un casco troppo lento, oltre a mostrarsi poco sicuro, tenderebbe a “ballare” in testa, risultando fastidioso. Le taglie che il mercato propone sono molte, spaziando dalla XXS fino alla XXL. Mentre quelle per i baby rider sono, in sostanza, tre: S, M e L. Sebbene stiamo parlando di un sistema di misurazione internazionale, può capitare di incontrare piccole differenze fra i vari produttori. In ogni caso, per acquistare il casco da moto perfetto è necessario misurare la circonferenza del nostro cranio e cercare la taglia corrispondente sul catalogo del brand. Per effettuare la misurazione, basterà usare un metro da sarta, facendo attenzione a tenerlo ben teso appena sopra le orecchie e le sopracciglia. Un altro elemento da valutare con attenzione è, poi, la misura della calotta. Di norma, infatti, i costruttori di caschi da moto realizzano le calotte in varie dimensioni, da scegliere sulla base della nostra corporatura. Ma tale valore non ha una corrispondenza precisa con la taglia del casco. Per fare un esempio concreto, un casco integrale può essere proposto in tre misure diverse per la calotta e fino a dieci per la taglia.

Peso e dimensioni

In questa sezione, analizziamo due aspetti davvero rilevanti in fase di acquisto: il peso e le dimensioni del casco moto. In media, il peso di un casco si assesta sui 1.500 grammi mentre è più complesso quantificarne le dimensioni. Certo è che il tipo di modello scelto condiziona i due valori. Un casco integrale, ad esempio, ha peso e dimensioni superiori a un modello jet. Mentre un casco moto modulare si posiziona all’incirca a metà strada. Anche la taglia del casco e la misura della calotta esercitano una certa influenza sull’ingombro. Mentre per quel che riguarda la pesantezza, è il materiale costruttivo impiegato a fare la differenza. I modelli con calotta in policarbonato sono i più pesanti sul mercato, mentre si pongono all’estremo opposto i leggerissimi caschi moto in carbonio e fibra di vetro. Sfruttati al meglio in pista, i secondi si prestano bene anche per i viaggi molto lunghi, occasioni in cui la loro “leggerezza” sulle spalle e sulla schiena si fa sentire. Nell’uso di tutti i giorni, invece, le differenze si vanno a limare e, specie in città, la scelta di un buon casco jet in policarbonato ci permette di coniugare praticità e scarso ingombro.

Caschi con calotta in carbonio molto leggeri:
X-Lite X-803 RS
Hjc F71 Carbon
LS2 FF901 Advant X Carbon

Stile e design

Superbike, enduro, tourer, naked e classic bike: ecco solo una piccola selezione delle tipologie di moto più amate, ognuna con il proprio stile unico. Ma mezzi così diversi richiedono accessori coerenti a livello di design, colori e approccio alla strada. E questo giustifica l’incredibile varietà estetica tipica del mercato dei caschi per moto. Non mancano modelli sobri, in tinta unita e privi di fronzoli, dedicati ai più minimalisti. Per chi non voglia passare inosservato, però, un aggressivo casco integrale rosso o multicolore è la scelta ideale. Senza contare che i disegni sul casco e le colorazioni accese segnalano meglio la presenza del motociclista sulla strada. Gli amanti dell’iconico design Harley Davidson, invece, preferiranno un casco moto vintage aperto, in cui la visiera venga sostituita da occhiali o maschere in stile aviatore. I colori si attenuano, le rifiniture si fanno più curate e il casco diventa un simbolo estetico al pari della moto stessa e del resto dell’abbigliamento. Molto diffusa, infine, è la customizzazione del casco da moto, attraverso una vasta gamma di immagini e disegni proposti dai vari produttori o realizzati da artisti su commissione.

Caschi moto dal design che non passa inosservato:
Premier Vintage
DMD Vintage
MOMO Design FGTR Evo

Pulizia del casco

Un casco moto sporco può rappresentare un bel problema per il biker. Non parliamo del mero aspetto estetico, quanto della sicurezza. In particolare, è la visiera a catturare il grosso di polveri, detriti e resti di insetti incontrati sul nostro cammino. Senza contare, per gli amanti dell’off-road, di ingenti quantità di fango e terra. Il tutto va a compromettere la visuale, portando i rischi ad aumentare. Per questo, pulire regolarmente il nostro casco da moto è il modo migliore per farlo rendere al massimo. Si comincia smontando la visiera e detergendola in modo molto delicato, utilizzando prodotti specifici antigraffio. La calotta, invece, non necessita di trattamenti particolarmente dolci e si pulisce usando un panno imbevuto di detersivo: va bene anche quello per i piatti. Le prese d’aria dei caschi per moto sono, poi, un vero e proprio ricettacolo di moscerini e sporcizia. Fondamentale, quindi, è soffiare via tutto per liberare i condotti. Venendo alla parte interna, le possibilità sono due e dipendono dal tipo di casco scelto. Per un modello con rivestimento non estraibile, potremo usare una spugnetta imbevuta d’acqua e lavare via i resti di sudore. Quando l’interno è removibile, invece, lo potremo anche infilare in lavatrice a bassa temperatura, lasciandolo poi asciugare all’aria.

Pubblicato il 3 Aprile 2024
Matteo Sartini
Matteo Sartini

Nato nel 1980 a Milano, si trasferisce piccolissimo in Toscana, nei pressi di Cortona. Orgogliosamente nostalgico delle ultime due decadi del secolo passato, rimpiange il primo walkman, il poster di Freddie Mercury appeso in camera ed i lunghi pomeriggi in compagnia del Sega Mega Drive.

Crescendo, impara ad amare anche la lettura, partendo dai classici per approdare alla narrativa contemporanea...Leggi tutto

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