Il Samsung Galaxy S26 Ultra è l’ennesimo capitolo di una strategia ormai chiarissima: l‘azienda sudcoreana non cerca più l’effetto sorpresa, ma la consolidazione. È un prodotto che lavora per affinamento, non per rottura. E proprio per questo motivo è interessante analizzarlo senza farsi distrarre dalla narrativa del “nuovo a tutti i costi”.
In questo smartphone c’è molto di già visto, ma anche alcune scelte intelligenti e altre meno difendibili. Il tutto condito da un’esperienza utente che rasenta la perfezione ma che, paradossalmente, conferma la necessità per l’azienda sudcoreana di lavorare a uno stravolgimento di questa gamma per il 2027. Ma procediamo con ordine.
Il Galaxy S26 Ultra è leggermente più sottile e meno spigoloso rispetto alla generazione precedente, ma resta uno smartphone grande, impegnativo, pensato per essere usato più con due mani che con una. I bordi piatti aiutano la presa e restituiscono una sensazione di controllo superiore rispetto alle soluzioni più arrotondate.
L’attenzione alla qualità costruttiva riposta da Samsung è altissima, come ci si aspetta da questa fascia. Il problema, però, è sempre lo stesso: il modulo fotografico sporge troppo. Il telefono non resta stabile su un piano e questo, nell’uso quotidiano, è fastidioso. Non è un difetto marginale, è una scelta progettuale che impatta direttamente sull’esperienza.
Il pannello è invece uno dei migliori in circolazione, senza discussioni. Luminosità elevatissima, gestione dei colori impeccabile, refresh rate dinamico che mantiene la fluidità senza sprechi evidenti. È uno schermo che funziona bene in ogni contesto, dalla lettura sotto il sole diretto alla visione di contenuti HDR. Parliamo di un display da 6,9 pollici realizzato con tecnologia Dynamic AMOLED 2X e risoluzione di 1440 x 3120 pixel.
La novità reale però è il sistema di privacy integrato. Non è una semplice trovata marketing, è una funzione concreta. Permette infatti di limitare l’angolo di visione in modo dinamico, senza ricorrere a pellicole esterne. Il risultato è efficace: chi non è perfettamente davanti allo schermo vede poco o nulla. Una funzionalità oggettivamente utile in contesti come i mezzi pubblici, gli aerei, le sale di attesa.
C’è però un compromesso quasi inevitabile: colori leggermente meno brillanti e definizione che cala quando la protezione è al massimo. Ma il vantaggio in termini di riservatezza è evidente. È una di quelle funzioni che hanno senso, non una voce da scheda tecnica.
Il nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5 è potente, e si sente. S26 Ultra è sempre fluido, sempre reattivo. Non ci sono rallentamenti, non ci sono incertezze. Anche sotto carico pesante, il sistema resta stabile. La gestione della RAM (noi abbiamo testato la versione da 12 Gigabyte) è efficace e consente un multitasking reale, non simulato. Si può passare da un’app all’altra senza ricaricamenti evidenti, anche con applicazioni pesanti.
Il limite emerge quando si insiste. Sotto stress prolungato il dispositivo scalda, e questo si riflette sia sulle prestazioni sia sui consumi. Non è un comportamento anomalo, ma nel 2026 ci si aspetta qualcosa di più in termini di efficienza.
La batteria da 5.000 mAh è adeguata, ma non sorprende. Nell’uso normale si arriva a fine giornata senza problemi, ma appena si alza il livello di utilizzo l’autonomia cala rapidamente. Il punto critico è un altro: Samsung continua a non adottare le batterie al silicio-carbonio, già diffuse su diversi top di gamma cinesi. Questo significa meno densità energetica e meno efficienza complessiva.
La ricarica è veloce e affidabile (raggiunge i 60 Watt in modalità cablata) e rappresenta certamente un passo in avanti importante rispetto alla generazione precedente. La ricarica wireless raggiunge invece i 25 Watt ed è compatibile con il nuovo standard Qi2.2. Un grande vantaggio, quest’ultimo, per l’utilizzo degli accessori in grado di sfruttarlo.
Android 16 con One UI 8.5 è un sistema completo, un punto di riferimento per l’intero settore. Ci sono però alcuni aspetti che risultano ridondanti, su cui l’azienda sudcorena potrebbe certamente operare una semplificazione (soprattutto da un punto di vista grafico). La nuova gestione delle notifiche e del centro di controllo ad esempio è una scelta discutibile, in quanto l’ispirazione ad iOS è evidente, ma l’implementazione non è sempre intuitiva.
Dove invece il sistema convince è nell’integrazione dell’intelligenza artificiale. L’uso di Gemini 3.1 Pro è concreto, non decorativo. Editing fotografico avanzato, assistenza contestuale, automazioni intelligenti: qui Samsung è nettamente avanti rispetto ai diretti concorrenti.
La S Pen resta un elemento distintivo. Non è per tutti, ma chi la usa difficilmente torna indietro. Scrittura rapida, annotazioni immediate, precisione elevata: è uno strumento produttivo, non un accessorio. La rimozione del Bluetooth ha semplificato l’esperienza, eliminando il problema della batteria interna, ma ha anche tolto alcune funzionalità. È un compromesso che non tutti apprezzeranno.
Il comparto fotografico del Samsung Galaxy S26 Ultra resta uno dei più completi sul mercato, ma senza rivoluzioni hardware rispetto alla generazione precedente. La camera principale è un sensore da 200 Megapixel con apertura f/1.4 e lunghezza focale equivalente di 24 millimetri, dotato di autofocus avanzato e stabilizzazione ottica. È il sensore su cui l’azienda continua a puntare tutto, soprattutto per resa in condizioni di luce variabile.
A supporto troviamo una ultra-grandangolare da 50 Megapixel con apertura f/1.9 e campo visivo di 120°, utile per paesaggi e scatti più ampi, con una qualità che resta sopra la media della categoria. Il comparto zoom è invece affidato a due teleobiettivi distinti. Il primo è un 3x da 10 Megapixel con apertura f/2.4 (67 mm equivalenti), mentre il secondo è un 5x periscopico da 50 Megapixel con apertura f/2.9 (111 mm equivalenti). Questa doppia soluzione consente una copertura completa delle focali, mantenendo una buona qualità lungo tutta la gamma.
Sul campo, la resa è coerente con la scheda tecnica. Il sensore principale produce immagini molto dettagliate, con una gestione aggressiva ma efficace del contrasto. L’ultra-grandangolare mantiene una buona uniformità cromatica, senza distacchi evidenti rispetto alla principale. Lo zoom è versatile, ma qui la concorrenza si è avvicinata molto. Il 5x resta solido, ma oltre certe soglie interviene in modo evidente l’elaborazione software.
Sul fronte video, Samsung introduce una stabilizzazione avanzata che consente rotazioni complete mantenendo l’orizzonte stabile. Funziona, ma con un crop marcato del sensore. Nel complesso è un comparto completo, tecnicamente solido, ma che vive più di ottimizzazione che di reale innovazione hardware.
Il Galaxy S26 Ultra è un prodotto maturo. Non innova in modo radicale, ma affina una formula già solida. C’è qualche piccola sbavatura (come la batteria non al passo con alcuni concorrenti), ma nel complesso resta uno degli smartphone più completi sul mercato.
È un dispositivo pensato per chi usa davvero il telefono, non per chi cerca solo l’effetto wow. E in questo senso, centrando l’obiettivo, fa esattamente quello che deve fare. Per portarselo a casa si parte però da 1.499 euro ed è probabilmente questo il suo unico vero limite.
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