Negli ultimi due anni gli smartphone hanno fatto passi da gigante, in particolare per quanto riguarda la fotocamera. In particolare, alcuni modelli (sempre di più, in effetti) hanno due o tre fotocamere (e pare che il Galaxy Note 10 Plus ne avrà ben cinque), una delle quali è un teleobiettivo.
A partire dall’iPhone X quindi sentiamo parlare di smartphone con “zoom ottico”, caratteristica che poi ritroviamo su tanti altri modelli, come iPhone XS, Huawei P30 Pro e Samsung Galaxy S10. E anche su prodotti meno costosi, come lo Xiaomi Mi 9T o l’Honor View 20.
In sostanza, quando si vuole scattare una fotografia c’è un nuovo pulsante nell’app fotocamera, che permette di ingrandire l’immagine. Già, ma questa possibilità c’è da sempre, o almeno da quanto gli smartphone hanno una fotocamera.
C’è sempre stato, in altre parole, lo zoom digitale. Ma allora in cosa è diverso lo zoom ottico? Come vedremo, è una differenza davvero molto grande.
Quando si sceglie un nuovo smartphone, può essere importante capire la differenza tra zoom ottico e zoom digitale.
In breve, lo zoom ottico usa le lenti per ingrandire l’immagine è “avvicinarsi” al soggetto, esattamente come fa una macchina fotografica con un teleobiettivo. Lo zoom digitale invece si affida al software per ottenere un effetto simile. Lo zoom ottico è superiore in quasi ogni situazione, ma proviamo a capire perché.
Lo zoom ottico dei telefoni è completamente diverso da quello che troviamo su una normale macchina fotografica digitale. Le reflex e le mirrorless hanno infatti obiettivi composti da diverse lenti, e c’è una parte mobile che cambia la distanza tra le lenti stesse e crea l’ingrandimento (che è regolabile con grande precisione).
Possiamo considerare le lenti all’interno di un obiettivo come lenti di ingrandimento, e il sensore nel corpo macchina come l’occhio che ci guarda attraverso.
Gli smartphone invece non hanno un teleobiettivo composto da diversi elementi, ma usano una fotocamera separata per offrire lo zoom. Il software e il processore invece sono comuni a tutti i sensori (e le lenti) presenti sullo smartphone.
Sugli smartphone quindi abbiamo un sensore per ogni lente, ed è ormai comune vederne almeno tre. Sembra una scelta costosa, e permette almeno di intuire che, per quanto il marketing cerchi di farci credere diversamente, lo zoom degli smartphone non è efficace quanto quello di una vera macchina fotografica.
In particolare, i produttori di smartphone spesso descrivono lo zoom ottico come uno zoom “senza perdita di qualità”, per distinguerlo dallo zoom digitale. Rispetto quest’ultimo sicuramente la qualità è migliore, ma non ci si avvicina nemmeno lontanamente a una reflex di fascia bassa come per esempio la Nikon D5300 … figuriamoci se ci si monta un teleobiettivo di alta qualità.
In altre parole, la foto zoomata non ha mai la stessa qualità di quella fatta con il sensore principale. Questo perché la maggior parte degli smartphone ha un sensore e un’ottica di minore qualità per lo zoom, e naturalmente tra un modello e l’altro ci sono differenze anche sostanziali.
Tutti gli smartphone hanno lo zoom digitale, cioè possono ingrandire l’immagine usando il software invece di una lente apposita. Lo zoom digitale c’è anche sugli smartphone dotati di zoom ottico, e si usa per ottenere fattori di ingrandimento maggiori, fino a 100x in alcuni casi.
In poche parole, lo zoom digitale ritaglia una porzione di immagine e poi la mostra più grande stirandola e allungandola. L’immagine però è sempre la stessa, non ci sono pixel in più, più colori o più informazioni in generali; il risultato è la classica immagine sgranata, piuttosto brutta e poco utile.
In ogni caso lo zoom digitale non è sempre uguale. I telefoni più economici mantengono la stessa risoluzione e applicano un po’ di sfocatura per nascondere i difetti. All’altro estremo, i top di gamma usano algoritmi intelligenti per creare dettagli aggiuntivi (un po’ come fanno i televisori con l’upscaling).
In questo caso l’immagine risultante ha una qualità nettamente migliore: il processore d’immagine cerca di “immaginare” come sarebbe stata l’immagine con un vero zoom, e tenta di ricrearli pixel per pixel. Il risultato non è mai come quello di un vero zoom ottico, ma a volte è ammirevole.
Ad oggi lo zoom digitale intelligente non è molto diffuso, né particolarmente efficace. Il miglior esempio potete trovarlo nel Google Pixel 3 XL e nella sua app Fotocamera, nota anche come GCam.
Google ottiene i migliori risultati con lo zoom digitale, anche perché il Pixel 3 ha un solo sensore e una sola ottica, quindi non può contare sullo zoom ottico. Per compensare, questo smartphone scatta più di una volta, cambiando leggermente la prospettiva a ogni scatto. Successivamente il software usa le informazioni per ricomporre digitalmente l’immagine, e offrire (anche) uno zoom digitale di migliore qualità.
Un sistema davvero intelligente, che Google chiama Super Res Zoom. Ma non riesce a competere con i migliori zoom ottici degli smartphone.
Gli smartphone dotati di zoom ottico in genere offrono anche lo Zoom Ibrido, che combina quello ottico e quello digitale per offrire un fattore di ingrandimento maggiore. Per esempio, lo Huawei P30 Pro ha uno zoom ottico 5X, ma usando lo zoom ibrido può arrivare a 10x.
Si tratta semplicemente di aggiungere lo zoom digitale a quello ottico, non è proprio magia nera. Se c’è più di un sensore, come capita sempre più spesso, lo smartphone usa le altre fotocamere per raccogliere più informazioni, e generare così un’immagine zoomata con più dettagli, colori più fedeli, bordi più precisi e in generale una maggiore qualità.
Per esempio, se uno smartphone ha un teleobiettivo 2x da 8MP e un sensore principale da 48MP, userà entrambi per generare un’immagine con zoom 3x o superiore.
Come regola generale, lo zoom ottico offre una qualità migliore rispetto allo zoom digitale, semplicemente perché una lente d’ingrandimento genera immagini con più dettagli e più nitidezza rispetto al software.
Su entrambi i fronti d’altra parte ci sono stati notevoli passi avanti. Telefoni come lo Huawei P30 Pro o l’Oppo Reno 10x Zoom usano una lente periscopica, che garantisce un fattore d’ingrandimento molto alto anche nelle piccolissime dimensioni permesse da uno smartphone. Sull’altro fronte, i Google Pixel sono un chiaro esempio di come anche il software possa migliorare e generare immagini di migliore qualità.
Al momento lo zoom ottico, in ogni caso, è preferibile se cercate la massima versatilità nella fotocamera del vostro smartphone. Tant’è che, pare, con il Pixel 4 anche Google opterà per una tripla fotocamera posteriore, con teleobiettivo e grandangolo.
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