Cosa sono le cosiddette app suggerite da ChatGPT e perché appaiono dal nulla

OpenAI ha chiarito che le app suggerite all'interno di ChatGPT non rappresentano un tentativo maldestro di inserire pubblicità nel chatbot.
Di Giuseppe Servidio 3 Dicembre 2025
2 minuti di lettura
ChatGPT suggerisce app

In queste ore si sta facendo un gran parlare delle cosiddette app suggerite da ChatGPT, che a quanto pare riguardano una funzione sperimentale pensata per far interagire gli utenti, direttamente nella chat aperta con l’AI sul proprio smartphone o computer, con servizi esterni senza doverli cercare o aprire manualmente. Alcuni utenti hanno però interpretato questi inserimenti come inserzioni pubblicitarie, soprattutto quando il sistema ha citato app senza alcuna attinenza con l’argomento della conversazione (al punto tale che alcuni utenti, e anche alcuni media, stanno iniziando a ribattezzare questi suggerimenti come app fuori contesto).

L’episodio più discusso riguarda un messaggio in cui ChatGPT proponeva di collegare l’app Peloton, nonostante si stesse parlando di un podcast con Elon Musk e dell’azienda xAI. Il fatto che la segnalazione fosse comparsa anche a un abbonato al piano Pro (la versione a pagamento di ChatGPT) ha alimentato il sospetto che OpenAI stesse testando forme di advertising. Il post che mostrava lo screenshot è diventato virale su X, alimentando il disappunto sulla vicenda.

Per chiarire la situazione è intervenuto un dirigente di OpenAI, spiegando che quel riferimento non derivava da accordi economici con Peloton e che non c’era alcun meccanismo pubblicitario dietro. Era invece un tentativo, mal calibrato, di attivare un sistema di riconoscimento contestuale delle app, cioè una tecnologia progettata per identificare quando un’app potrebbe essere di aiuto all’utente durante la chat. La scarsa pertinenza, come ammesso la stessa OpenAI, ha trasformato l’esperienza in qualcosa di inatteso e poco chiaro.

ChatGPT suggerisce app

ChatGPT suggerisce app

OpenAI aveva già anticipato che le sue app integrate sarebbero emerse nelle conversazioni al momento giusto. Peccato, però, che quando la loro attivazione non è coerente con l’argomento a cui l’utente è interessato, il risultato può sembrare invasivo e rendere l’esperienza d’uso del chatbot alquanto sgradevole. La percezione è accentuata dal fatto che non esiste ancora un modo per disattivare questi suggerimenti, rendendo il tutto simile a una raccomandazione commerciale anche quando non lo è.

Pubblicato il 3 Dicembre 2025
Giuseppe Servidio
Giuseppe Servidio

Web writer e ghostwriter freelance, classe 1996. Da che ricorda ha sempre avuto una spiccata passione per la scrittura e la tecnologia, ma mai avrebbe immaginato di fonderle nel lavoro che avrebbe fatto da “grande”. Nel periodo delle elementari scrisse la sua prima raccolta di racconti, andata perduta per sempre in chissà quale scatolone, con cui sperava già di...Leggi tutto

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