Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita impressionante del mercato degli smartphone premium. Modelli da oltre 1.000 euro sono ormai diventati la normalità e, tra chip sempre più potenti, fotocamere avanzate e funzioni AI integrate ovunque, sembra ormai diventata la normalità spendere cifre importanti. Ma è davvero così?
Nell’ultimo mese ho deciso di fare un esperimento: utilizzare come smartphone principale un POCO C85, uno dei dispositivi più economici disponibili sul mercato nel 2026. Come sarà andata?
Quando si parla di smartphone entry-level, spesso si parte da un pregiudizio, dato che si ha l’idea che siano dispositivi adatti solo a chi non ha particolari esigenze. In realtà negli ultimi anni anche i dispositivi economici hanno fatto enormi passi in avanti, tanto che si riescono ad avere dispositivi con display di ottima qualità, quantitativi di memoria elevati (fino ad 8 Gigabyte di RAM come nel caso del dispositivo che ho restato) e un’autonomia decisamente interessante. Insomma, dispositivi che possono essere utilizzati tranquillamente per tutte le attività quotidiane. Ma sarà davvero cosi?
La prima cosa che mi aspettavo era una certa lentezza generale e, in parte, questa sensazione è stata tale sin dal primo utilizzo, soprattutto con l’installazione delle app. Purtroppo, in device economici adottano memorie solitamente molto lente e, anche se nel caso di questo POCO C85 avevo a disposizione ben 8 Gigabyte di RAM e 256 Gigabyte di memoria interna, alla fine a conti fatti si tratta di memorie davvero lente (eMMC 5.1), ben distanti dalle UFS 4.1 dei modelli top di gamma. Nonostante ciò, dopo i primi giorni di utilizzo, ho iniziato a rendermi conto che per le operazioni più comuni il POCO C85 era più che sufficiente.
Ho usato senza problemi app come WhatsApp, Telegram, Gmail, Chrome, Instagram, TikTok, YouTube e Spotify. Ovvio, le differenze con un top di gamma si sentono eccome, ad esempio l’apertura delle app richiede qualche secondo in più e il multitasking non è sempre impeccabile, ma raramente mi sono trovato con blocchi di sistema che rendevano il device inutilizzabile.
Oltre alle memorie lente, un altro problema forse sta proprio nel chip utilizzato, un Mediatek Helio G81 Ultra, che certamente non è l’ultimo ritrovato della tecnologia, tanto che utilizza ancora un processo produttivo a 12 nm. Forse, in questo caso è stata Xiaomi a essere troppo conservativa, dato che altre aziende adottano chip più performanti su questa fascia di prezzo.
Il vero punto di forza di questo dispositivo e, in generale, di molti dispositivi economici è l’autonomia. Questo perché le aziende, soprattutto negli ultimi anni, stanno puntando sull’utilizzo di batterie molto capienti, che combinate con hardware poco prestanti e display con risoluzione contenuta, porta ad ottenere un’autonomia decisamente valida, in grado di arrivare senza problemi a due giorni di utilizzo.
Nella maggior parte delle giornate sono arrivato a sera con percentuali di batteria molto elevate, spesso superiori al 50%. Nei giorni più tranquilli sono riuscito addirittura a superare le due giornate complete di utilizzo.
Anche sul fronte display l’esperienza di utilizzo non è stata tragica, anche se devo dire che probabilmente il POCO C85 ha uno dei peggiori pannelli disponibili sulla fascia bassa. Ad esempio, Galaxy A17 ha addirittura uno schermo Super AMOLED.
In questo caso, invece, il POCO C85 è dotato di un pannello molto ampio da 6,9 pollici di tipo LCD con risoluzione HD+ e frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz. La luminosità non è molto alta, ma devo dire che nell’utilizzo quotidiano è più che sufficiente, anche all’aperto. Forse la vera pecca di questo pannello sono le enormi cornici che lo circondano, che ormai sono davvero anacronistiche, come anche il notch a goccia che ospita la fotocamera anteriore.
Ovviamente non troviamo la qualità di un OLED, nemmeno di fascia media, ma nella maggior parte delle situazioni l’esperienza resta assolutamente sufficiente.
Il comparto fotografico è forse quello che più di tutti mostra sin da subito il perché si tratta di un dispositivo economico. L’unico sensore posteriore da 50 Megapixel è appena sufficiente per scattare foto di giorno magari da usare per social network), ma diventa pessimo quando la luce diminuisce, nonostante la modalità notte presente nell’app Fotocamera.
Anche la fotocamera anteriore, da soli 8 Megapixel, rispetta in pieno questo trend, con un qualità generale davvero scarsa. Insomma, si tratta di un dispositivo con cui scattare solo in caso di emergenza, senza aspettarsi grande qualità.
Sebbene per le attività quotidiano questo dispositivo potrebbe sembrare una valida alternativa, in realtà bisogna tenere conto di un altro grosso problema di questo tipo di dispositivi, ed è il software. E non sto parlando di aggiornamenti garantiti per il sistema operativo o per le patch di sicurezza che, per quanto inferiori ai top di gamma, sono comunque garantiti per diversi anni.
Il vero problema è che il software deve girare su un hardware “vecchio” e poco prestante. Un po’ tutte le aziende si limitano semplicemente ad utilizzare lo stesso software sviluppato per altri modelli di fascia più alta, senza invece andarlo ad adattare nello specifico per quel particolare dispositivo. Questo porta ad avere un’esperienza di utilizzo a tratti frustante, sopratutto quando si richiedono attività più complesse come quelle lavorative.
Il limite degli smartphone economici è proprio questo e quindi mi sento di non consigliare questi modelli a chi deve lavorare anche un minimo in mobilità, preferendo dispositivi di fascia un poi’ più alta. Ormai introno ai 250/300 euro si trovano smartphone decisamente validi e molto più performanti.
Dipende. Se utilizzate spesso lo smartphone per lavorare, scattare foto o giocare a titoli pesanti, uno smartphone di fascia media o addirittura alta è sicuramente la scelta migliore da fare.
Se, invece, il vostro utilizzo consiste principalmente in social network, messaggistica e un po’ di navigazione web, l’esperienza offerta da uno smartphone economico nel 2026 è decisamente sufficiente, al netto di saper accettare qualche piccolo compromesso in favore di un prezzo di acquisto decisamente contenuto.
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