Nel panorama degli smartphone di fascia alta, sempre più affollato e sempre più omologato, Nothing continua a muoversi in controtendenza. Lo fa anche con il Phone (3), un dispositivo che non cerca di piacere a tutti, ma che pretende attenzione. È uno smartphone che parla prima ancora di essere acceso, che divide, che prende posizione. E proprio per questo merita di essere raccontato senza sconti, senza entusiasmo preconfezionato e senza quella patina da presentazione stampa che spesso accompagna prodotti di questo tipo.
L’azienda cinese prosegue sulla strada dell’essenzialità anche per quanto riguarda la dotazione. All’interno della confezione troviamo solamente il cavo USB-C e la classica spilla per l’estrazione del carrellino SIM. Nessun caricatore, nessuna cover, nessuna sorpresa. È una scelta ormai comune, giustificata ufficialmente da ragioni ambientali, ma che su uno smartphone che si avvicina ai mille euro continua a lasciare qualche perplessità. Non tanto per il contenuto in sé, quanto per il rapporto tra prezzo e percezione complessiva del prodotto fin dal primo contatto.
Il Nothing Phone (3) è uno smartphone che non passa inosservato. Lo spessore di 9 millimetri e il peso di 218 grammi lo collocano lontano dal concetto di dispositivo compatto o leggero, ma il design squadrato con bordi piatti lavora bene sull’ergonomia. In mano risulta più gestibile di quanto i numeri possano far pensare e, nell’uso quotidiano, non stanca particolarmente.
La scelta di far sporgere pochissimo il comparto fotografico è intelligente e contribuisce a una maggiore stabilità quando il telefono è appoggiato su una superficie piana. Anche il bilanciamento dei pesi è corretto, e questo si traduce in una sensazione di solidità percepita che accompagna l’utilizzo giorno dopo giorno.
Esteticamente siamo di fronte a un prodotto immediatamente identificabile come Nothing. L’azienda ha deciso di abbandonare l’interfaccia Glyph a strisce LED per introdurre un piccolo display posteriore a matrice LED, una soluzione che non ha un impatto rivoluzionario ma che aggiunge carattere. Mostra orario, notifiche, animazioni personalizzabili e persino piccoli minigiochi. Non è indispensabile, non cambia il modo di usare lo smartphone, ma è coerente con la filosofia del brand: offrire qualcosa di diverso, anche a costo di risultare superflui.
La certificazione IP68 completa un quadro costruttivo convincente, finalmente allineato agli standard della fascia alta.
Una delle scelte più particolari di Nothing è quella di rinunciare al classico always-on display frontale, affidando questo compito al pannello posteriore. È una soluzione curiosa, che funziona più come elemento distintivo che come reale vantaggio funzionale. L’orario, le notifiche e alcune animazioni sono sempre visibili senza dover accendere lo schermo principale, ma richiedono comunque di girare il telefono.
Dal punto di vista della connettività, invece, Nothing Phone (3) non lascia spazio a critiche. 5G, Wi-Fi 7 tri-band, Bluetooth 6.0, GPS, NFC, Google Pay, Android Auto e una porta USB-C 2.0 compongono un pacchetto completo e moderno, senza assenze degne di nota.
Il pannello frontale è un OLED da 6,67 pollici con risoluzione 1260 x 2800 pixel. La qualità visiva è indiscutibilmente buona: colori vivaci, contrasto elevato, angoli di visione ampi e supporto ai contenuti HDR anche in 4K. Nell’uso quotidiano è un display piacevole, che restituisce immagini pulite e ben definite.
Dove convince meno è sulla gestione della luminosità. Il valore di picco dichiarato di 4.500 nit rimane più sulla carta che nella realtà. In esterna, sotto luce diretta, il pannello tende a rimanere più conservativo di quanto ci si aspetterebbe, con una luminosità automatica un po’ pigra nel reagire ai cambiamenti ambientali. Non è un limite grave, ma in questa fascia di prezzo è lecito pretendere qualcosa di più, soprattutto quando i numeri promessi sono così ambiziosi.
Sotto la scocca troviamo lo Snapdragon 8s Gen. 4 a 4 nanometri, un SoC che punta più sull’equilibrio che sulla pura potenza. Ed è una scelta che paga. L’esperienza d’uso è sempre fluida, immediata, priva di rallentamenti evidenti, sia nelle operazioni quotidiane sia nelle applicazioni più pesanti.
Colpisce soprattutto la gestione termica. Il telefono non tende a scaldare, nemmeno sotto stress prolungato o in condizioni ambientali sfavorevoli. È un aspetto spesso sottovalutato, ma che fa la differenza nel lungo periodo, sia in termini di comfort sia di affidabilità generale del dispositivo.
La batteria da 5.150 mAh garantisce risultati molto convincenti. Nell’uso reale, anche in giornate particolarmente intense, il Nothing Phone (3) arriva a sera con una percentuale residua rassicurante. Dopo oltre tre ore e mezza di schermo acceso, il consumo si è dimostrato sorprendentemente contenuto, con ancora più del 70% di carica disponibile.
Normalizzando questi dati su una giornata tipo stressante, si arriva tranquillamente a sera con circa il 45% residuo, un valore che lascia ampio margine anche per utilizzi più spinti.
La ricarica supporta i 65W via cavo, con tempi rapidi e prevedibili, e i 15W in wireless. Non è la ricarica più veloce sul mercato, ma è coerente con un approccio orientato all’efficienza e alla longevità della batteria.
È sul software che Nothing Phone (3) gioca la sua partita più interessante. Nothing OS 3.5, basato su Android 15, è uno degli esempi meglio riusciti di personalizzazione intelligente. Non appesantisce il sistema, non stravolge la logica di Android, ma costruisce un’identità visiva e funzionale coerente.
L’Essential Space è una delle novità più riuscite: uno spazio dedicato ad appunti, screenshot e memo vocali, con un’elaborazione intelligente dei contenuti. Registrare una nota vocale e ritrovarla trasformata in testo è una funzione semplice, ma utile. Peccato per la mancanza di integrazione con Google Calendar, un’assenza che limita il potenziale di questo strumento.
Interessante anche il widget dedicato a ChatGPT, nella versione gratuita, che accetta input vocali e fotografici. A questo si affianca l’integrazione della suite Google Gemini, creando un ecosistema AI completo ma non invasivo.
Ho apprezzato la separazione netta tra notifiche e centro di controllo, una scelta che prende le distanze dalle imitazioni più o meno esplicite di iOS e rafforza la coerenza dell’interfaccia. È proprio questa coerenza, unita a una forte personalizzazione estetica, che ha permesso a Nothing di costruirsi una nicchia di utenti fedeli.
La qualità delle chiamate è buona, così come la ricezione. Il dialer Google consente anche la registrazione delle telefonate, con il consueto avviso automatico. La compatibilità con le eSIM completa un reparto telefonico solido, che fa il suo dovere senza particolari guizzi, ma anche senza mancanze.
Il comparto fotografico è ambizioso sulla carta, con sensori da 50 megapixel su tutte le ottiche. In condizioni di luce favorevole, le immagini sono nitide, ben bilanciate e piacevoli da condividere. Quando però la luce cala o il soggetto è in movimento, emergono alcuni limiti. Non è raro imbattersi in scatti leggermente mossi o meno incisivi di quanto ci si aspetterebbe da un dispositivo di questo livello.
La ultra-grandangolare non offre un campo visivo particolarmente ampio, ma almeno contiene bene le distorsioni. Nel complesso, il comparto fotografico è buono, ma lascia la sensazione di un’occasione parzialmente mancata, soprattutto considerando il prezzo.
Meglio il comparto video, con registrazione in 4K a 60 fps su tutte le camere. La stabilizzazione ottica funziona bene anche durante movimenti bruschi, anche se manca il passaggio fluido tra le diverse ottiche, un dettaglio che pesa più di quanto sembri.
Il Nothing Phone (3) viene proposto in due configurazioni: 12 Gigabyte di RAM e 256 Gigabyte di memoria interna a 849 euro, oppure 16 Gigabyte e 512 Gigabyte a 949 euro. Prezzi importanti, che sfiorano una soglia psicologica delicata.
È proprio qui che emergono le perplessità. Il design è iconico, il software è tra i più interessanti del panorama Android, ma fotocamera e display non sono al vertice della categoria. E quando si chiedono certe cifre, il confronto con i migliori diventa inevitabile.
Detto questo, Nothing rimane una delle poche aziende capaci di portare personalità in un mercato spesso piatto. Osa, sperimenta, sbaglia talvolta, ma non si nasconde dietro scelte conservative. Il Phone (3) non è perfetto, non è per tutti, ma è autentico. E in un settore dove molti smartphone sembrano copie sbiadite l’uno dell’altro, questa è già una qualità rara.
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