iPhone 18 Pro è disponibile in Italia a 1.489 euro nella versione da 256 Gigabyte e a 1.739 euro in quella da 512 Gigabyte (ma ci si può spingere fino a 2 Terabyte). Rispetto al Pro Max rinuncia a pochissimo. Il processore è lo stesso A20 Pro prodotto a 2 nanometri, affiancato da 12 Gigabyte di RAM, e la fotocamera è la stessa tripla da 48 megapixel, con in più l’apertura variabile sul sensore principale.
Cambiano solo le dimensioni del display e la capacità della batteria. Per questo il modello «piccolo» della gamma Pro è anche quello più equilibrato: offre quasi tutto quello che Apple sa fare oggi in un formato che si usa ancora con una mano sola. Il tutto condito da due punte di eccellenza assoluta: le performance del comparto fotografico e l’autonomia letteralmente sorprendente.
Negli ultimi anni l’azienda di Cupertino ha ridotto le differenze tra i due modelli Pro. Con la generazione 2026 le differenze pratiche si limitano a due. Il Pro Max offre uno schermo più grande e qualche ora di autonomia in più. Il 18 Pro offre un ingombro che resta gestibile in tasca e nell’uso quotidiano.
Le misure sono 150 x 71,9 x 8,8 millimetri per 211 grammi. È un peso consistente in assoluto e lo smartphone non va considerato leggero. Il confronto con il fratello maggiore però è netto: il Pro Max di quest’anno è cresciuto ancora in peso e ingombro, mentre il Pro resta nella fascia in cui digitare con il pollice e raggiungere gli angoli dello schermo non richiede acrobazie. Chi non ha bisogno di uno schermo enorme per leggere, guardare video o lavorare in mobilità trova qui la stessa esperienza ma con meno compromessi ergonomici.
La confezione resta ridotta al minimo, con il cavo USB-C e la documentazione. L’alimentatore va acquistato a parte, un costo da mettere in conto per chi non ne ha già uno compatibile con la ricarica rapida.
La novità tecnica più importante dell’intera gamma riguarda il sensore principale da 48 megapixel. Ha un’apertura variabile da f/1.5 a f/4.0. Negli smartphone Apple l’apertura è sempre stata fissa, e il diaframma si regolava via software, simulando la profondità di campo con algoritmi più o meno raffinati. Un diaframma meccanico invece interviene fisicamente sulla quantità di luce che entra e sulla porzione di scena a fuoco.
In pratica il comportamento cambia così. A f/1.5 il sensore riceve il massimo della luce disponibile, e questo conta negli scatti notturni e in interni, dove servono tempi più brevi e meno rumore. Chiudendo verso f/4.0 aumenta invece la profondità di campo. È utile nelle foto di gruppo, dove chi sta in seconda fila non deve risultare sfocato, nei paesaggi con primo piano e sfondo entrambi nitidi, e nelle riprese ravvicinate di oggetti, dove un’apertura molto ampia lascerebbe a fuoco solo una fetta sottile del soggetto. La sfocatura dello sfondo diventa quindi una scelta, e le correzioni computazionali restano un aiuto dietro le quinte.
Gli altri due sensori posteriori sono anch’essi da 48 megapixel. La risoluzione uniforme su tutte le focali ha un vantaggio concreto: passando da un obiettivo all’altro i colori e il livello di dettaglio restano coerenti. Inoltre i ritagli digitali tra una focale ottica e l’altra partono da una base di pixel abbondante e degradano meno. La fotocamera anteriore sale a 18 megapixel, con benefici per selfie e videochiamate, soprattutto quando serve un’inquadratura più ampia.
La scienza del colore resta quella tipica di Apple. Le tonalità sono naturali, la pelle è resa in modo credibile e la gamma dinamica è gestita senza gli eccessi di HDR che rendono alcune foto concorrenti artificiali. Anche in modalità automatica la resa è costante, e questo resta il punto di forza di iPhone rispetto a gran parte della concorrenza Android, che su singoli scatti può fare meglio ma con più variabilità da uno scatto all’altro. Sul video Apple mantiene il vantaggio accumulato negli anni: la stabilizzazione è solida, la resa è coerente tra i sensori e ci sono strumenti professionali come la registrazione in formato Log. Sono le ragioni per cui molti creator e videomaker scelgono ancora iPhone come fotocamera principale.
La batteria da 4.056 mAh sembra modesta sulla carta. Diversi smartphone Android di fascia alta hanno ormai superato i 5.000 o 6.000 mAh grazie alle celle al silicio-carbonio, una tecnologia che Apple non ha ancora adottato. Confrontare i milliampere però porta fuori strada, perché su iPhone l’autonomia dipende molto più dall’efficienza dell’intero sistema.
L’A20 Pro a 2 nanometri consuma meno energia a parità di lavoro rispetto alla generazione precedente. La maggior parte delle attività quotidiane, cioè posta, messaggistica, social e navigazione, gira sui core ad alta efficienza e non attiva quelli prestazionali. Il display adatta la frequenza di aggiornamento ai contenuti e scende al minimo quando lo schermo mostra immagini statiche o funziona in modalità Always On. iOS 27 poi gestisce in modo più aggressivo i processi in background.
Il risultato è l’autonomia migliore mai vista su un iPhone Pro di queste dimensioni. Nelle giornate più impegnative, con navigazione GPS, hotspot, streaming e un flusso continuo di notifiche, lo smartphone arriva a sera senza bisogno di ricariche intermedie. Con un uso ordinario la carica residua è tale da far dimenticare il caricatore sul comodino. Apple aveva promesso prestazioni vicine a quelle del 17 Pro Max: l’obiettivo non è raggiunto del tutto, ma la distanza è minima e il passo avanti rispetto al 17 Pro è evidente.
Resta aperta la durata della batteria nel tempo. Mancano ancora le celle al silicio-carbonio, e solo l’uso prolungato dirà quanto la capacità reggerà dopo centinaia di cicli di ricarica. Il consiglio è attivare il limite di carica all’80% nelle impostazioni, soprattutto per chi tiene lo smartphone collegato alla corrente tutta la notte.
Le prestazioni sono al vertice della categoria. Nell’uso normale il margine va ben oltre le necessità di oggi. I 12 Gigabyte di RAM servono soprattutto per il futuro: i modelli di intelligenza artificiale che girano sul dispositivo occupano molta memoria, e più RAM significa anche tenere aperte più app senza ricaricarle ogni volta che si torna a usarle.
Un altro effetto dell’efficienza del processo a 2 nanometri riguarda le temperature. Nelle attività quotidiane lo smartphone resta freddo al tatto, e questo aiuta anche la batteria, che soffre il calore più di qualsiasi altro componente.
C’è poi un aspetto che pesa nel costo complessivo di un acquisto da quasi 1.500 euro, cioè la durata del supporto. Apple continua ad aggiornare i modelli di diverse generazioni fa senza penalizzarne le prestazioni, e iOS 27 ha reso più veloci anche i dispositivi dello scorso anno. Chi compra un iPhone 18 Pro può contare su diversi anni di aggiornamenti. Anche il valore dell’usato resta alto, e al momento della rivendita recupera una parte dell’investimento iniziale.
Il pannello da 6,3 pollici ha una risoluzione di 1206 x 2622 pixel, circa 460 pixel per pollice. È una densità sufficiente a rendere invisibile la griglia dei pixel a qualsiasi distanza di lettura. La luminosità di picco permette una buona leggibilità anche sotto il sole diretto, la calibrazione del colore è accurata e la modalità Always On è abbastanza discreta da non incidere in modo evidente sull’autonomia.
La Dynamic Island si riduce rispetto alla generazione precedente. Occupa meno spazio nella parte alta dello schermo e continua a mostrare timer, chiamate, riproduzione musicale e indicazioni stradali. Il cambiamento è piccolo ma si nota, soprattutto guardando video a schermo intero.
iOS 27 è stabile e rapido, con un’integrazione tra app e servizi che resta uno dei motivi principali per restare nell’ecosistema Apple. Il limite, per gli utenti europei, è la disponibilità di Apple Intelligence. Il quadro normativo dell’Unione rallenta l’arrivo delle funzioni più profonde, quelle che negli Stati Uniti incrociano dati da posta, calendario e messaggi. Chi vuole usare l’intelligenza artificiale ogni giorno può comunque installare le app di ChatGPT o Gemini, che coprono gran parte degli usi più comuni.
I 1.489 euro della versione da 256 GB e i 1.739 euro di quella da 512 GB sono prezzi alti (ma ci si può spingere fino ai 2 Terabyte), anche per la fascia premium. Come ogni anno, i prezzi dei rivenditori tendono a scendere nei mesi successivi al lancio. Chi non ha fretta fa bene a monitorare le offerte sul nostro comparatore, perché la differenza rispetto al listino ufficiale può diventare consistente già nelle prime settimane.
Cambiare smartphone conviene soprattutto a chi ha un iPhone 14 Pro o un modello precedente. Per chi viene da quella generazione il salto è evidente su tutti i fronti: autonomia, fotocamera, velocità e memoria disponibile per le funzioni di intelligenza artificiale. Chi ha un modello più recente invece ha ancora uno smartphone valido e aggiornato, e il vantaggio concreto si riduce all’apertura variabile e a qualche ora di batteria in più. È difficile giustificare una spesa di questo livello per questi soli miglioramenti.
La scelta tra Pro e Pro Max dipende invece solo dall’uso. Chi passa molte ore al giorno su video, documenti e fotoritocco, e accetta un dispositivo più pesante e ingombrante, trova nel Pro Max lo schermo più grande e qualche ora di autonomia in più. Tutti gli altri hanno buone ragioni per scegliere il Pro: la differenza di prezzo resta in tasca, e il resto dell’esperienza è identico.
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