Il cammino di Huawei è stato stravolto negli ultimi anni dal ban imposto dagli Stati Uniti. Persa la licenza commerciale di Android, l’azienda cinese ha iniziato immediatamente a lavorare a un proprio sistema operativo. Nasce dunque Harmony OS, che sul Watch 3 Pro, lo smartwatch oggetto della nostra recensione, è già alla versione 2. Convince appieno e consente a questo dispositivo di giocarsela alla pari con Apple Watch Serie 6 e con i nuovi Galaxy Watch 4 di Samsung. La strada verso il successo commerciale non sarà però semplice.
Huawei Watch 3 Pro può comunque essere abbinato a qualsiasi smartphone Android (a patto che la versione del robottino verde sia almeno la 6), su cui è necessario scaricare l’applicazione Huawei Health. Questo rende un po’ più complicato l’abbinamento ad iOS, che è possibile, ma con qualche limitazione. Appare evidente comunque con la strada intrapresa dall’azienda cinese con Harmony OS sia assolutamente ben tracciata. La palla adesso passa agli sviluppatori, che dovranno creare attorno a questo sistema operativo un valido ecosistema di servizi.
Da un punto di vista prettamente estetico, questo smartwatch sembra un orologio vero e proprio. Il cinturino in pelle, unitamente alla cassa in titanio e ceramica, dona un aspetto premium. Il design lo rende adatto sia ad abbigliamenti eleganti che a look più casual. Huawei ha svolto un eccellente lavoro costruttivo, anche perché parliamo di un prodotto che può essere immerso in acqua fino a 50 metri. Niente male.
Tutto questo ha però un rovescio della medaglia. Si tratta infatti di un orologio ingombrante, dal peso certamente non contenuto e caratterizzato da uno spessore che, inevitabilmente, lo rende poco adatto ai polsi piccoli. Tenete bene a mente questo aspetto in fase d’acquisto, anche perché si tratta pur sempre di un dispositivo da indossare tutti i giorni.
Bellissimo lo schermo. Si tratta di un pannello da 1,43 pollici con risoluzione di 466 x 466 pixel e realizzato in tecnologia AMOLED. La luminosità si regola in automatico e può arrivare anche a 1000 nits di picco, si vede benissimo anche all’aperto durante le giornate più assolate. Da segnalare il fatto che supporti la modalità always-on, consentendo di poter tenere costantemente sotto controllo l’orario, le notifiche e le varie informazioni che si sceglie di visualizzare. Davvero molto comodo.
Siamo probabilmente di fronte allo smartwatch con la scheda tecnica più completa sul mercato. Ci sono infatti 2 Gigabyte di RAM, 16 Gigabyte di memoria interna, Wi-Fi 2,4 GHz, Bluetooth, GPS (manna dal cielo per chi fa jogging), NFC e supporto eSIM (sia per le chiamata che per i dati). È presente anche uno speaker per gestire le telefonate direttamente dal Watch 3 Pro, vista la presenza dei microfoni (funzionalità che, peraltro, convince appieno in qualsiasi situazione). Peccato solo per l’aspetto riguardante le piattaforme di pagamenti.
Google Pay infatti, così come gli altri servizi di pagamento in mobilità, non sono compatibili con Harmony OS. Ciò significa che, nonostante la presenza del chip NFC, il Watch 3 Pro non può essere utilizzato con i POS, almeno per il momento. Si tratta comunque di una mancanza importante rispetto ai diretti concorrenti, che ormai da anni implementano questo tipo di funzionalità. Lo dicevamo prima: Huawei dovrà lavorare con gli sviluppatori per costruire attorno al proprio sistema operativo un ecosistema valido.
Non mancano, ovviamente, tutti i vari sensori per sport e salute. Lo smartwatch è dunque in grado di misurare il battito cardiaco (in maniera precisa e rapida), il livello di ossigenazione del sangue (utilissimo in epoca Covid) e persino la temperatura della pelle. È possibile inoltre tenere traccia di una miriade di attività sportive, incluse quelle acquatiche. Comodissima la possibilità di avere la connettività internet pur senza portare con sé lo smartphone. Significa, ad esempio, poter fare jogging con solo il Watch 3 Pro al polso e senza dover rinunciare alla propria libreria musicale preferita.
Da un punto di vista grafico, Harmony OS non si discosta molto da Lite OS, il sistema operativo proprietario che Huawei ha utilizzato, in passato, su dispositivi come il Watch GT 2. L’interfaccia è organizzata in maniera similare ma, sotto la scocca, le novità non mancano a partire dalla presenza di AppGallery, lo store dell’azienda cinese per installare altre app. Al momento la selezione è abbastanza risicata ma, come sempre in questi casi, è solo questione di tempo affinché cresca.
Trascinando verso il basso sul display, compaiono i toggle rapidi. Lateralmente invece ci sono i widget scelti dall’utente. Molto belli i quadranti, personalizzabili anche in alcuni dettagli. La fluidità del sistema è molto buona e migliora costantemente con gli aggiornamenti . Scorrendo dalla home verso l’alto si accede alle notifiche, raggruppate per app. Si leggono bene e arrivano con precisione ma, purtroppo, non c’è nessun tipo di interazione e non è possibile rispondere ai messaggi di testo ricevuti (anche se una tastiera virtuale nel sistema c’è).
Premendo il tasto con la ghiera, si apre la lista delle applicazioni, che è possibile zoomare proprio come avviene su WatchOS di Apple. C’è la sincronizzazione con Huawei Music, che però sembra funzionare solo sugli smartphone dell’azienda cinese. Discorso analogo per la funzione di scatto della fotocamera su remoto, pesata solo per smartphone Huawei (per la precisione per smartphone con HarmonyOS 2, al momento nessuno.
Bella la gesture per rispondere alle telefonate al polso stringendo il pugno e comoda la chiamata di emergenza rapida al 112 grazie al supporto 4G. C’è anche Huawei Assistant attivabile con la pressione prolungata del tasto inferiore. Ottima complessivamente l’autonomia, che consente di utilizzare il Watch 3 Pro per 5 giorni consecutivi senza doverlo ricaricare.
Pro:
Contro:
Costa 499 euro, una cifra certamente importante. Huawei deve lavorare affinché Harmony OS riesca a offrire un ecosistema paragonabile a quello degli smartphone Samsung e Apple, attualmente i concorrenti più agguerriti. Si intravedono comunque delle eccellenti potenzialità e, considerando le tempistiche di sviluppo, l’azienda cinese ha di fatto compiuto un piccolo miracolo software.
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