Un tempo utilizzato solo dagli atleti professionisti, il cardiofrequenzimetro è oggi parte integrante delle nostre vite. Sdoganato sugli smartwatch come cardiofrequenzimetro da polso, ha nella fascia toracica da stringere al petto l’incarnazione più tradizionale. Attraverso il cardiofrequenzimetro saremo in grado di controllare l’andamento del nostro cuore in modo continuativo, in particolare durante l’attività sportiva. E grazie alle relative app e piattaforme online, osservare i progressi fatti e confrontarli con quelli di altri utenti. Nella nostra guida abbiamo raccolto le informazioni necessarie per acquistare consapevolmente e abbiamo incluso una selezione dei migliori cardiofrequenzimetri in commercio, suddivisi per fasce di prezzo.
Abbiamo riunito di seguito quattro elementi chiave per la scelta del cardiofrequenzimetro. Vediamoli insieme.
Con o senza fascia – Eccoci al bivio principale. Il sensore di una fascia cardio è sempre più preciso di quello di uno sportwatch perché si posiziona a distanza ravvicinata dal cuore. I cardiofrequenzimetri da polso, però, non temono rivali per praticità. La scelta si lega al tipo di utilizzo. E se le fasce sono il punto di riferimento in ambito professionistico, l’orologio smart è protagonista negli allenamenti meno spinti. Nulla ci vieta, comunque, di impiegare i device in coppia, collegando la fascia allo smartwatch.
Comodità e qualità costruttiva – Per entrambi i device, il comfort conta tanto. A fare la differenza è l’impiego di tessuti flessibili e traspiranti per le fasce e morbidi cinturini in gomma o silicone per i modelli da polso. Ma la bontà dei materiali incide anche sulla robustezza del dispositivo, sul peso e sulla capacità di resistere all’acqua.
Connettività – Bluetooth e ANT+: ecco i due protocolli di connettività senza fili attraverso i quali il cardiofrequenzimetro dialoga con altri device. Il primo, comunemente utilizzato per collegare sportwatch e smartphone, è affidabile e poco energivoro. Il secondo, però, offre qualcosa di più. Prerogativa delle fasce cardio, trasmette i dati a due o più dispositivi contemporaneamente. Un ciclista, ad esempio, potrà inviare le informazioni al proprio ciclocomputer e al device dell’allenatore, il quale sarà in grado di ricevere i dati dell’intera squadra in tempo reale.
Autonomia – Tallone d’Achille di molti cardiofrequenzimetri da polso, la durata della batteria ricaricabile oscilla da un minimo di due giorni a un massimo di trenta, variando in base al tipo di utilizzo e alla bontà del battery pack stesso. Le fasce cardio, invece, impiegano batterie sostituibili dall’autonomia molto più lunga, in genere compresa fra 6 e 18 mesi.
La concorrenza in questo segmento del mercato è piuttosto agguerrita, il che per il consumatore è ovviamente un’ottima notizia: significa che i modelli in commercio stanno raggiungendo vette – in termini di prestazioni, specifiche e soprattutto affidabilità – sempre più alte, raggiungendo parallelamente budget molto diversi, senza però imporre rinunce draconiane anche a chi cerca una soluzione conveniente e economica.
Come abbiamo visto, ogni cardiofrequenzimetro può significare molte cose diverse. Al nocciolo troviamo prodotti essenziali, che si limitano a monitorare la frequenza del battito e sono rivolti specificamente agli sportivi. Ma a questi si affiancano device ibridi, che integrano il frequenzimetro in un pacchetto di funzionalità smart e per la salute a 360 gradi. Banalmente, ci riferiamo al vastissimo mondo dei wearable, che va dalle fitness band ai sempreverdi smartwatch, passando per gli anelli smart e arrivando, oggi, perfino agli auricolari Bluetooth (sì, avete capito bene).
Per orientarci in questo mare-magno, dobbiamo innanzitutto chiederci cosa stiamo cercando davvero. Vogliamo semplicemente avere un riferimento di base per monitorare l’andamento delle nostre performance sportive? E se sì, che livello di precisione ci serve? Un conto è conoscere il nostro battito a riposo o avere una stima delle calorie bruciate, altra cosa però è sapere con precisione in quale zona d’allenamento (da Z1 a Z5) ci troviamo, per ottimizzare la nostra sessione in base al nostro specifico obiettivo: bruciare grasso oppure aumentare il VO2 Max richiedono strategie molto diverse e rigorose e in questo un ottimo frequenzimetro è un alleato fondamentale.
Anche in questo caso, abbiamo diviso la nostra guida in tre fasce di prezzo: economica, fino ad 80 euro; media, fino a 200 euro; e quindi fascia alta, oltre i 200 euro. Siccome il nostro focus è sui frequenzimetri, abbiamo ovviamente puntato tutto su device che mettono al centro questa funzione, escludendo indossabili troppo versatili e non ottimizzati per gli sportivi.
Nella fascia più accessibile dei cardiofrequenzimetri, la varietà è ampia e sorprendente. Si trovano soluzioni semplici ma affidabili, capaci di soddisfare sia chi muove i primi passi sia chi cerca precisione a basso costo. Si parte con un riferimento assoluto come il Polar H10, fascia toracica che punta tutto sull’accuratezza. Basato su rilevazione ECG, garantisce dati estremamente precisi e una compatibilità estesa grazie a Bluetooth, ANT+ e trasmissione a 5 kHz. Comodo da indossare e resistente, si adatta a qualsiasi disciplina, dall’indoor al nuoto. Nessuna distrazione, nessuno schermo. E’ un cardiofrequenzimetro puro, che va dritto al punto offrendo un’ottima precisione. Più moderno nell’approccio è il Coros Heart Rate Monitor, che abbandona il torace per posizionarsi sul braccio. Facile da indossare e leggero, offre dati affidabili e una gestione intelligente dell’accensione automatica. Interessante la possibilità di collegarlo contemporaneamente a più dispositivi, mentre l’autonomia di 38 ore copre senza problemi sessioni prolungate. Usciamo ora brevemente dal campo dei cardiofrequenzimetri puri per andare incontro a due soluzioni entry-level, per chi cerca un indossabile che, oltre a tracciare le prestazioni sportive, faccia anche qualcosina in più. La Xiaomi Smart Band 10 conferma la filosofia del brand. Display AMOLED luminoso, autonomia che può arrivare fino a 21 giorni e oltre 150 modalità sportive ne fanno una scelta completa per il monitoraggio quotidiano. Il tutto in un corpo leggero e resistente, pensato per accompagnare ogni attività. L’Amazfit Active 2 invece è un vero e proprio smartwatch con un pacchetto di funzioni molto robusto. Integra GPS, pagamenti NFC e oltre 160 modalità sportive, con una gestione precisa di frequenza cardiaca e sonno. Il design è curato e sportivo, mentre l’autonomia arriva fino a 10 giorni. Il che è semplicemente ottimo.
Fitbit è un brand che non richiede grosse presentazioni: da sempre amato da chi cerca tracker completi e accessibili, oggi è di proprietà di Google, che ne integra i servizi all’interno del suo ricco ecosistema. Chi cerca una fitband solida e con un’ottima autonomia, la trova nella FitBit Charge 6, che al monitoraggio in tempo reale del battito cardiaco (con oltre 40 modalità di allenamento supportate) aggiunge anche il monitoraggio automatico del sonno. Ogni mattina ci si sveglia con un rapporto dettagliato del sonno che ci dice quanto e come abbiamo dormito. Non male l’integrazione nativa con i servizi più utili di Google, da Maps a Wallet, passando per YouTube Music e molto altro. Salendo di prezzo, ma senza sconfinare in fascia alta, troviamo poi il Fitbit Sense 2, che è un vero e proprio smartwatch. Google lo descrive come il più avanzato che abbia mai realizzato per fitness e benessere. A tutto quello che abbiamo già citato per il Charge 6 unisce monitoraggio stress giornaliero, rilevamento segnali di fibrillazione atriale, SpO2 e un comodo e utilissimo pannello con le metriche della tua salute. Torniamo in casa Polar, dove troviamo l’ottimo Polar Pacer, uno smartwatch appositamente pensato per gli amanti degli sport (corsa e ciclismo su tutti). Il brand lo definisce un ‘running watch’ e per ottimi motivi: ad un cardiofrequenzimetro molto preciso unisce tutte le funzioni necessarie per tenere traccia dei propri progressi. Tempo, andatura media, distanza, numero di giri chiusi e ovviamente il GPS. Molto, molto interessante è poi la Polar Loop, una smartband senza schermo che fa della vestibilità e della leggerezza due suoi importanti punti di forza (difficilmente replicabili da uno smartwatch, appunto). Il software integrato è pensato per aiutare a sviluppare uno stile di vita sano. Oltre al monitoraggio costante di frequenza cardiaca, integra monitoraggio del sonno e tutte le informazioni i più importanti su benessere, forma fisica e prestazioni quotidiane. Vale la pena di sottolineare che non richiede abbonamenti extra (a differenza di Fitbit, che invece per sbloccare alcuni servizi richiede una sottoscrizione).
Apriamo la nostra selezione dedicata ai prodotti premium con l’Apple Watch più recente, cioè il Serie 11 (Serie 10, SE 3 e prime generazioni dell’Apple Watch Ultra sono altrettanto validi e attuali anche oggi). Lo facciamo per un motivo molto banale: nel segmento degli smartwatch per quel che concerne la precisione del cardiofrequenzimetro, l’Apple Watch continua a mantenersi ai vertici di pressoché ogni test indipendente e questo non è affatto secondario. Per il resto, è semplicemente lo smartwatch di riferimento e mette il massimo della tecnologia al polso. Tra cui le funzioni SOS che allertano i soccorsi in automatico in caso di incidenti. Ma senza un iPhone è virtualmente inutilizzabile. In fascia alta troviamo diverse soluzioni molto interessanti per chi pratica sport outdoor, magari in alta montagna. L’Apple Watch Ultra lo abbiamo già citato e dalla sua ha resistenza estrema di cassa e schermo, più una luminosità pazzesca, ma altrettanta attenzione la meritano i prodotti della Garmin, brand leader in questo segmento. Il Garmin Forerunner 970 è praticamente la Rolls-Royce dei running watch per chi corre con costanza e ha ambizioni agonistiche. Costruito con materiali premium come vetro zaffiro e lunetta in titanio, abbina un display AMOLED luminoso a un’autonomia che può arrivare fino a 15 giorni in modalità smartwatch. Il salto di qualità emerge soprattutto nelle funzioni dedicate alla corsa. Metriche come running economy e running tolerance aiutano a comprendere l’efficienza del gesto atletico e l’impatto degli allenamenti sul corpo. A questo si aggiungono mappe a colori con navigazione evoluta e GPS multibanda. Usciamo dal tracciato per esplorare alcuni prodotti più atipici, ma potenzialmente molto interessanti. Dimenticatevi della corsa: anche i nuotatori agonistici possono usare la tecnologia per monitorare le loro prestazioni. I Form Smart Swim 2 sono occhialini da nuoto intelligenti: realizzati con lenti in Gorilla Glass 3, sono dotati di un vero e proprio display in realtà aumentata. Insomma, le metriche vengono proiettate in tempo reale, permettendo di monitorare battito cardiaco, distanza, ritmo e numero di bracciate senza interrompere la nuotata. Un’altra soluzione molto peculiare, ma decisamente più versatile, arriva da Oura, brand leader indiscusso nel segmento degli anelli intelligenti. L’ultima generazione, l’Oura Ring 4, ottiene punteggi elevati nei test indipendenti di precisione per quel che concerne il monitoraggio dei battiti sia a riposo che durante l’attività sportiva. Ci sono diverse chicche molto interessanti, a partire da una tecnologia di monitoraggio del sonno tra le più complete e apprezzate nella categoria dei wearable, oltre che una funzione che vi avverte in anticipo (!) quando il vostro corpo si sta ammalando, permettendovi di staccare la spina e riposare per facilitare il recupero. Chiudiamo con degli auricolari: eh già perché il monitoraggio dei battiti si sta diffondendo anche in questa categoria. Per gli sportivi, tra le opzioni più interessanti ci sono i Beats Powerbeats Pro 2. Sono progettati per garantire massimo comfort e aderenza durante gli allenamenti. I sensori lavorano in modo costante, rilevando la frequenza oltre 100 volte al secondo per offrire dati in tempo reale senza bisogno di dispositivi extra. Se non si può fare a meno della musica e non ci si trova bene con un tracker sempre al polso, potrebbero essere un ottimo compromesso.
Gli atleti professionisti lo sanno bene: per prepararsi al meglio per una gara bisogna allenarsi con costanza, controllando l’andamento cardiaco con il cardiofrequenzimetro. Chi pratica sport ad alti livelli ha bisogno di un allenamento a elevata frequenza cardiaca, in grado di sviluppare la forza e migliorare le prestazioni. Per chi desidera semplicemente tenersi in forma, un allenamento di media intensità è più che sufficiente. Ma vediamo nel dettaglio cosa cambia tra una modalità e l’altra.
Lavorare a intensità differenti
Grazie a un cardiofrequenzimetro Bluetooth, sapremo sempre a quale intensità lavora il nostro cuore e potremo, così, individuare il giusto allenamento. Entrando nello specifico, è bene sapere che ci sono varie zone di frequenza cardiaca, ciascuna delle quali produce un peculiare effetto sul nostro fisico. Lavorare a basse frequenze, ci aiuta a bruciare i grassi. Frequenze intermedie, invece, producono un’attività aerobica che fa bene a tutto il sistema circolatorio. Ad alte frequenze, infine, si ottengono i risultati più tangibili in quanto a sviluppo della muscolatura. Con un cardiofrequenzimetro da polso o una fascia toracica sapremo sempre in quale zona si stia muovendo il nostro cuore. E potremo impostare una frequenza massima da non superare, al raggiungimento della quale il dispositivo ci avvertirà tramite una vibrazione o un allarme sonoro. Calcolare tale soglia è molto semplice: basta sottrarre dal numero 220 quello corrispondente alla nostra età.
Ecco la variabile zero per chi si accinge a scegliere un cardiofrequenzimetro. Al classico sistema con fascia toracica, si affianca il cardiofrequenzimetro da polso. Di seguito andremo a evidenziare le differenze fra questi due modi di intendere l’allenamento. E faremo un piccolo accenno al pulsossimetro.
Cardiofrequenzimetro con fascia
Molto usata dagli atleti professionisti, la fascia toracica è in grado di rilevare con estrema precisione la nostra frequenza cardiaca. Stretta attorno al petto, appena sotto lo sterno, si posiziona proprio in prossimità del cuore. Fondamentale, in tal senso, è che sia facilmente regolabile e, soprattutto, molto aderente, così da mostrarsi ancora più precisa. Il funzionamento è abbastanza semplice. La fascia rileva e registra la frequenza degli impulsi elettrici provenienti dal cuore, inviandoli tramite un trasmettitore wireless a uno smartphone, un tablet, un orologio o un ciclocomputer. Per un corretto monitoraggio cardiaco, è importante inumidirsi il petto con dell’acqua o un apposito gel prima di applicare la fascia, così da aumentare la conducibilità elettrica degli impulsi. Si è detto già come questa sia la modalità di rilevamento più efficace, sempre a patto che la fascia sia indossata a dovere. Di contro, può mostrarsi una soluzione scomoda sulla lunga distanza, specialmente se abbiamo la necessità di monitorare il battito sia durante l’attività fisica che a riposo.
Orologio cardiofrequenzimetro senza fascia
Impareggiabile per praticità, il cardiofrequenzimetro da polso è un compagno fidato nella routine di tutti i giorni. Certo, l’accuratezza nel rilevamento della fascia non è replicabile ma i migliori prodotti in commercio ci si avvicinano molto. Il funzionamento, però, è differente. In questo caso, infatti, il sensore non impiega impulsi elettrici ma la luce pulsata verde, capace di rilevare il flusso sanguigno negli strati superficiali della pelle e trasformarlo in un valore numerico. Sulla comodità non si discute ma il discorso legato all’affidabilità richiede qualche precisazione. Per dare il massimo, infatti, questi dispositivi devono essere posizionati con cura appena dopo l’osso che sporge dal polso, in direzione del gomito e non della mano. E vanno stretti molto bene. Inoltre, la presenza di tatuaggi in quella zona del corpo potrebbe rendere il sensore meno preciso.
Pulsossimetro
Sebbene la prerogativa del pulsossimetro sia misurare la saturazione di ossigeno nel sangue (SpO2), rileva contemporaneamente anche la frequenza cardiaca. Parliamo di uno strumento medico a forma di pinza da agganciare fra polpastrello e unghia di un dito della mano. Anche detto saturimetro, mostra sull’immancabile display i dati raccolti. Sebbene meno affidabili del pulsossimetro, anche alcuni cardiofrequenzimetri da polso e da torace sono in grado di misure la SpO2 che, a livelli normali, si mantiene fra il 95 e il 100%.
La precisione nel rilevamento del battito cardiaco è un fattore di cui proprio non può fare a meno un buon cardiofrequenzimetro Bluetooth. Se per il running e le attività in palestra non servono particolari attenzioni, alcuni sport impongono qualche accortezza in più. Nuoto e ciclismo: di questo parliamo di seguito.
Nuoto
Anche per chi si allena sott’acqua, non mancano soluzioni con fascia toracica e senza. In entrambi i casi, però, fascia e orologio dovranno essere costruiti con materiali impermeabili che resistano alle immersioni. Ma non solo, chi nuota sa bene quanto limitare l’attrito fra acqua e corpo sia importante. E così, un cardiofrequenzimetro con fascia che si rispetti dovrà anche essere molto sottile e stabile in ogni frangente, specialmente durante la virata.
Ciclismo
Per il ciclismo, invece, il classico cardiofrequenzimetro da polso rappresenta un’alternativa più che valida alla fascia toracica. Certo è che associando una fascia a un piccolo computer da bici, la lettura dei dati si fa più veloce e sicura, non costringendoci a staccare la mano dal manubrio. Chiamati in gergo ciclocomputer, nascono per resistere a pioggia, polvere e urti, mostrando sul grande display tante utili informazioni.
Lettura dei dati chiara in ogni condizione di luce: questo è ciò che dovrebbe garantire un buon cardiofrequenzimetro. Un display definito e ben visibile, però, richiede molta energia per funzionare, impattando drasticamente sulla durata della batteria. Un orologio con cardiofrequenzimetro di qualità, quindi, dovrebbe mettere in equilibrio luminosità e autonomia, così da assicurare prestazioni soddisfacenti sotto tutti i punti di vista. I display OLED sono fra i migliori in tal senso e, non essendo retroilluminati, garantiscono ottima leggibilità e consumi più bassi rispetto agli schermi LCD. Molto interessanti sono, poi, i display Transflective. Ben visibili senza ricorso a nessun tipo di illuminazione quando la luce esterna è forte, sono anche provvisti di una fonte luminosa aggiuntiva da attivare di notte o in situazioni molto buie. Oltre al tipo di tecnologia utilizzato, anche la risoluzione svolge un ruolo chiave in ottica visibilità. Sia che si parli di un orologio cardiofrequenzimetro che di un computer da bici, tale valore non dovrebbe scendere sotto i 200×200 pixel. Venendo alle dimensioni, i display degli orologi misurano da 1 a 2 pollici. Quelli dei computer da 2 a 4 circa.
Hardware e software del cardiofrequenzimetro da polso cooperano per assicurare all’utente un’esperienza gratificante. Il tutto a patto che il primo sia abbastanza potente e il secondo intuitivo e fluido. Al di là del sistema operativo utilizzato (i più diffusi sono Wear OS e watchOS), molto conta la personalizzazione che ogni brand progetta per l’interfaccia del dispositivo e della piattaforma dati. Senza dimenticare numero e disposizione dei tasti. Vediamo meglio di seguito questi elementi.
Tasti fisici e touch screen
L’interazione col cardiofrequenzimetro non può prescindere dal contatto con il display touch, indispensabile per navigare il menù, scegliere le attività e gestire le numerose impostazioni del device. Uno o più tasti, poi, vanno a completare le funzionalità accessibili via touch screen, rivelandosi necessari in particolari situazioni. Mentre stiamo nuotando, ad esempio, è praticamente impossibile attivare lo schermo con le dita mentre è decisamente comodo farlo con un tasto fisico. Discorso simile per chi pratica sport invernali e non può fare a meno dei guanti. Alcuni modelli, inoltre, sono provvisti di ghiera rotante che rende più precisa la selezione delle voci del menu.
App per smartphone e computer
I dati raccolti dal cardiofrequenzimetro vengono visualizzati sul display dell’orologio o del computer da bici attraverso un’interfaccia grafica. Ma tali informazioni sono accessibili anche dallo smartphone, attraverso applicazioni disegnate ad hoc. Una volta scaricata sul telefono, l’app sincronizza i dati e li rende fruibili in modo più o meno accattivante e completo. Samsung, Garmin, Polar, Amazfit, Xiaomi, Apple, Fitbit: ecco solo alcuni dei brand in grado di offrire ai propri utenti un’applicazione proprietaria. E fra le più ricche e meglio realizzate, spiccano Garmin Connect, Polar Flow e Amazfit Zepp. Oltre che su smartphone, i valori raccolti dal cardiofrequenzimetro possono anche essere monitorati via computer, scaricando la versione desktop delle varie app, laddove disponibile. In generale, questi grandi contenitori danno modo agli utenti di condividere le proprie prestazioni con gli altri e ricevere consigli e incoraggiamenti. Infine, creando uno storico delle nostre attività, ci danno modo di controllare con semplicità i progressi fatti.
Il numero di device tecnologici provvisti di Bluetooth è davvero ampio. Ai telefoni, infatti, si aggiungono smart TV e speaker audio, solo per citarne alcuni. E il cardiofrequenzimetro non fa eccezione, beneficiando dei tanti vantaggi della connessione senza fili. Un cardiofrequenzimetro da polso, ad esempio, si connette allo smartphone per scaricare i dati. E se privo di sensore cardio, lo si può associare a una fascia toracica sempre Bluetooth. In alternativa, la fascia può spedire i dati direttamente al telefono, senza per forza passare per l’orologio. Ma il Bluetooth non è l’unico modo per far comunicare questi device. Utilizzatissimo in ambito sportivo, infatti, è il protocollo ANT+, una forma di connettività wireless a basso consumo basata su frequenze radio. Il vantaggio sta tutto nella possibilità di ricevere e inviare i dati della fascia a più unità contemporaneamente. Ad esempio, durante una sessione in bici, potremo visualizzare le informazioni su un orologio da polso mentre il nostro allenatore le osserverà su un tablet. Ma lo stesso coach potrà raccogliere in contemporanea i dati di vari atleti mentre si allenano. Un cardiofrequenzimetro Bluetooth, invece, può dialogare solo con un device alla volta. Per questo, anche se i due protocolli spesso coesistano nella stessa fascia, l’ANT+ si mostra ideale per un allenamento di tipo professionistico.
Il design del cardiofrequenzimetro è spesso al servizio della funzionalità. Vediamo, quindi, come i due elementi si influenzino reciprocamente, senza trascurare quei dettagli puramente estetici che rendono un device anche piacevole da indossare.
Materiali costruttivi e peso
La leggerezza è un valore aggiunto sia per un orologio cardiofrequenzimetro che per una fascia toracica. A contenere il peso sono le dimensioni del device ma anche i materiali costruttivi scelti. Di norma, la cassa dell’orologio è realizzata in alluminio o plastica dura per assicurare una certa resistenza agli urti. Il cinturino, invece, è in gomma o silicone morbido, pensato cioè per essere indossato a lungo stretto intorno al polso. Anche l’impermeabilità è una peculiarità dei migliori device in circolazione che sono, quindi, utilizzabili sott’acqua, oltre a mostrarsi sicuri se stiamo praticando sport sotto la pioggia. Tale regola può valere anche per le fasce cardio dedicate al nuoto. A livello di materiali costruttivi, invece, le migliori sono realizzate in tessuto traspirante, in grado di limitare l’accumulo di sudore sulla pelle. Leggere e confortevoli, “spariscono” una volta indossate e non rappresentano un disturbo durante l’attività sportiva.
Dimensioni e design
Le fasce cardio sono estremamente sottili, facendo registrare un’altezza che difficilmente supera i 5 cm. Nella parte centrale, è presente il vero e proprio sensore per il battito cardiaco posto in rilievo. A livello estetico, le fasce si somigliano un po’ tutte, confermando il fatto che il design non è certo l’elemento più curato in fase di progettazione. Semplici e lineari, pongono la funzionalità al primo posto. Discorso differente vale per il bracciale cardiofrequenzimetro il cui design risulta più ricercato e colorato. Del resto, parliamo di dispositivi molto in vista, tanto da diventare accessori per personalizzare il nostro stile. I modelli più performanti, però, tendono a sacrificare la cura estetica sull’altare delle performance e, non a caso, sono quelli preferiti dagli atleti. Tozzi, piuttosto ingombranti e un po’ spartani nel design, sono molto efficaci nel monitorare le attività sportive.
Al monitoraggio del cuore, il cardiofrequenzimetro affianca numerose funzioni aggiuntive pensate per controllare i nostri progressi in ambito sportivo e nelle attività di tutti i giorni. Pensiamo, ad esempio, al GPS, il sistema di tracciamento satellitare più affidabile. Che si pratichi la corsa, il ciclismo o l’arrampicata, il GPS ci dice sempre dove siamo e ci permette di salvare i percorsi intrapresi per tenere traccia delle sessioni d’allenamento. Strettamente connessi al GPS, sono altimetro e tachimetro, così come il contapassi che sfrutta un sensore di movimento per rilevare l’oscillazione del corpo. E visto che il cardiofrequenzimetro si mostra utilissimo anche nelle attività quotidiane, tutti i dispositivi in commercio prevedono lo sleep tracker. Parliamo della funzione di monitoraggio del sonno che, sfruttando il ritmo cardiaco, è in grado di registrarne l’andamento mentre dormiamo. Oltre alle fasi di sonno e veglia, sa anche distinguere il sonno leggero da quello pesante. E molti dei device in circolazione assegnano un punteggio alla qualità del sonno, dandoci anche dei consigli per migliorarlo.
Altro tassello di fondamentale importanza per chi pratica attività sportiva con continuità è l’autonomia del device. Il cardiofrequenzimetro da polso è provvisto di battery pack che si ricarica tramite cavo USB agganciato al device attraverso un sistema magnetico o a incastro. Nella fascia del cardiofrequenzimetro è presente, invece, una batteria sostituibile che alimenta il trasmettitore centrale, ovvero il dispositivo che invia i dati all’orologio o allo smartphone. Nel primo caso, la comodità della batteria ricaricabile è innegabile ma le prestazioni si mostrano a dir poco altalenanti. Un orologio cardiofrequenzimetro, infatti, può restare acceso dai 2 ai 30 giorni per ogni ricarica. Il tutto dipende da come e quanto lo utilizzeremo ma anche dalla risoluzione del display, dalla luminosità massima raggiungibile e dalle ottimizzazioni energetiche operate dal software. L’autonomia del cardiofrequenzimetro con fascia è decisamente superiore, restando compresa fra i 6 e i 18 mesi. Sostituire la batteria (solitamente di tipo piatto) è abbastanza semplice: basta svitare il coperchio posizionato sul trasmettitore, accedere all’apposito vano e rimpiazzarla con una nuova
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