OpenAI ha trasformato ChatGPT in una piattaforma estendibile, consentendo agli utenti di accedere a un catalogo di applicazioni integrate direttamente nell’interfaccia del chatbot e permettendo agli sviluppatori di crearne di nuove tramite un SDK aperto. L’SDK, acronimo di Software Development Kit, è un insieme di strumenti tecnici che consente a sviluppatori di terze parti di costruire funzioni software compatibili con un sistema esistente. In questo caso, significa progettare esperienze interattive che “vivono” dentro ChatGPT, senza dover passare da siti o app per smartphone esterne.
L’azienda ha introdotto una App Directory, ovvero un elenco strutturato che permette di scoprire e attivare gli strumenti disponibili. È un passaggio coerente con l’idea di piattaforma evocata dal CEO Sam Altman, che ha parlato di uno sviluppo progressivo delle funzionalità tipiche di un ecosistema maturo. In termini pratici, ChatGPT passa dall’essere un “semplice” chatbot AI a un ambiente in cui servizi diversi possono convivere.
Contestualmente, OpenAI ha semplificato la terminologia: quelli che prima erano chiamati “connettori sono ora definiti a pieno titolo “app”. I connettori servivano a collegare ChatGPT a servizi esterni come archivi cloud; ora trovare app con ricerca file, app con ricerca approfondita e app con sincronizzazione. La ricerca file consente di interrogare documenti personali, la ricerca approfondita esegue analisi più complesse su fonti strutturate, mentre la sincronizzazione mantiene allineati i dati nel tempo. Alcune app possono anche usare le informazioni salvate nella memoria del chatbot, a patto di aver attivato questa funzione. Per gli utenti dei piani Free, Plus, Go e Pro, i dati possono contribuire all’addestramento dei modelli solo se è abilitata l’opzione che consente di “migliorare il modello per tutti”.
Per richiamare le app è possibile visitare la sezione App oppure accedere direttamente alla pagina chatgpt.com/apps. Durante le chat con ChatGPT, poi, queste si possono richiamare scrivendo il simbolo @ seguito dal nome dell’app (es. @canva, @photoshop, etc.).
Resta aperta la questione economica. OpenAI non ha ancora chiarito come queste app diventeranno una fonte di ricavi, limitandosi a indicare che sta valutando opzioni di monetizzazione future, inclusi beni digitali, osservando come utenti e sviluppatori utilizzeranno questo nuovo ecosistema.
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