Apple HomeKit: come funziona la piattaforma domotica Apple

Apple, grazie a HomeKit e l'app Casa, consente una gestione domotica di casa agevole e personalizzabile
Di Dario d'Elia 20 Agosto 2022
5 minuti di lettura
Apple HomeKit

Apple HomeKit è la piattaforma domotica alternativa a Google Home e Amazon Alexa dedicata a tutti i possessori di iPhone. Senza ombra di dubbio vanta meno prodotti compatibili rispetto alla concorrenza, sebbene si parli comunque di oltre 100 aziende coinvolte, ma gode del vantaggio di una interfaccia molto semplice, in linea con la filosofia Apple. Fra i prodotti più vista compatibili HomeKit si possono citare l’HomePod Mini, le lampadine Nanoleaf, le videocamere di videosorveglianza Logitech Circle, i sensori Netatmo, i sistemi Wi-Fi 6 di Linksys e tanti altri modelli.

In pratica chi ama l’ecosistema Apple non è costretto a puntare su Google o Amazon e può sfruttare l’interfaccia vocale Siri nonché l’app Casa. Non solo, se da una parte è abbastanza scontata la possibilità di controllare ogni apparecchio via smartphone o tablet, è decisamente un plus poterlo farle tramite Apple Watch in una modalità semplice e fluida.

HomeKit di fatto costruisce una sorta di rete domestica con tutti i prodotti e sensori domotici compatibili, e ovviamente ne consente l’organizzazione in relazione alle stanze o scenari. Gli strumenti per consentire all’utente di implementare e gestire questo sistema sono di fatto tre: l’interfaccia dell’app Casa, il Wi-fi e il Bluetooth. Volendo si può anche sfruttare la singola app di ogni accessorio e disporre di tutte le informazioni presenti su Casa. Insomma è un dialogo bidirezionale tra Casa e altre app, grazie proprio a HomeKit. Recentemente su App Store sono comparse anche app che possono sostituire Casa.

Apple HomeKit

Le peculiarità di HomeKit

La caratteristica chiave di HomeKit è che, a al contrario dei concorrenti Google e Alexa, non ha bisogno del cloud per la sua operatività quotidiana. Per tutte le operazioni di controllo infatti il flusso di comunicazioni e di dati viaggia solo in ambito domestico. Sembra un dettaglio ma in questo viene garantita una privacy nettamente superiore. Anche le informazioni relative alla casa, le routine, programmi e qualsiasi altro elemento rimangono criptati nei singoli dispositivi di controllo.

Di fatto Apple iCloud serve al controllo remoto, per condividere i comandi nella funzione Famiglia, per disporre di una mappa di backup cifrata da impiegare quando si vuole configurare un altro dispositivo di controllo, oltre a quello iniziale, e per archiviare i video delle videocamere di videosorveglianza.

L’ultimo componente chiave è il cosiddetto hub che consente l’interazione da remoto. Ad esempio mentre si è al lavoro e volge al termine la giornata si potrebbe decidere di alzare il livello di aria condizionata di casa oppure alzare le serrande. Come hub si può usare un iPad lasciato a casa, ma l’ideale sono senza dubbio l’Apple TV e l’HomePod Mini poiché sempre connessi alla rete Wi-Fi e alla presa di corrente. Quando si è a casa si può usare il proprio iPhone o altri dispositivi Apple sfruttando i collegamenti wireless.

La configurazione di base

HomeKit è una soluzione per i possessori di prodotti Apple, quindi in linea di massima bisogna disporre di almeno un iPhone. Inutile girarci intorno: se si possiede uno smartphone Android bisogna volgere lo sguardo a Google e Amazon. In secondo luogo per un comodo controllo remoto ci vuole un hub come ad esempio l’Apple TV, oppure si può procedere sempre e solo localmente con l’app Casa usando l’iPhone, l’iPad, l’Apple Watch oppure un Mac. Volendo si potrebbe decidere di impiegare un vecchio iPad come display interattivo a muro.

Dopodiché non resta che popolare il proprio appartamento di sensori o dispositivi domotici di vario genere contrassegnati dalla scritta “Works with Apple HomeKit“. In pratica vuol dire che sono certificati e sono passati attraverso una procedura di verifica delle richieste minime imposte da Apple. Fra i tanti prodotti vi sono kit luci, termometri, allarmi, purificatori d’aria, umidificatori, irrigatori, prese elettriche, etc.

Da sottolineare che Apple ha implementato una procedura di installazione dei dispositivi in HomeKit e Casa molto semplice: basta scansionare il codice QR del prodotto con l’iPhone e il più è fatto. Se il prodotto supporta il Bluetooth LE, ed è alimentato, è sufficiente avvicinare l’iPhone. Le app proprietarie dei vari dispositivi servono solo per gestire funzioni aggiuntive oppure procedere con eventuali aggiornamenti firmware.

Apple HomeKit

L’app Casa

L’app Casa consente di creare uno o più spazi abitativi virtuali: si pensi ad esempio alla propria residenza e magari un secondo appartamento in campagna o al mare. Dopodiché l’interfaccia principale mostra in primo piano gli accessori preferiti e le cosiddette scene, ovvero routine personalizzabili dedicate a diversi momenti della giornata. In sintesi si può interagire con ogni singolo dispositivo oppure avviare una procedura che automaticamente abilita azioni. Si pensi ad esempio a una routine della buonanotte dove parte della musica, le luci cambiano colore e il condizionatore si spegne. Oppure una scena “Serata film” dove la tv si accende (a patto che supporti AirPlay 2), le tende si chiudono e le luci si fanno fioche.

L’interfaccia mostra anche le stanze con tutti i dispositivi presenti e nel caso vi sia un HomePod Mini si può che abilitare la funzione interfono. Poi c’è la funzione Automazione che consente agli accessori di interagire in relazione a cambiamenti che avvengono in casa: ipoteticamente alla chiusura della porta si potrebbero abbassare le serrande, oppure grazie a un sensore di movimento rilevare quando accendere le luci. Infine c’è un’area della app dedicata a scoprire funzioni, procedure e consigli. Ad esempio cosa fare per iniziare, come impiegare un hub, come organizzare le luci, etc.

Da ricordare poi che ogni attività può essere svolta in remoto, quindi interagire con la seconda casa anche se si è nella prima, e viceversa. A patto ovviamente che siano presenti connessioni Wi-Fi attive.

Pubblicato il 20 Agosto 2022
Dario d'Elia
Dario d'Elia

Sono nato nel 1974, esattamente nel momento in cui l'era digitale stava iniziando a varcare i confini dei laboratori per entrare nelle case. Risale proprio a quel periodo uno dei primi microcomputer: il "famoso" IMSAI 8080, che Matthew Broderick usò nel 1983 per violare il supercomputer del Norad nel film "Wargames". Ecco, sono cresciuto in quel periodo di transizione e...Leggi tutto

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