Collegato al PC o alla console, il monitor da gaming è un tassello fondamentale dell’esperienza di gioco, incidendo tanto sull’immersività. Dedicato a utenti di tutti i livelli, è proposto in numerose configurazioni pensate per soddisfare differenti esigenze. Qualità dell’immagine, fluidità dell’azione e rapido feedback dei controlli sono elementi chiave per ogni monitor da gamer. Mentre dimensioni e formato sono da valutare caso per caso. Nella nostra guida ai monitor da gioco parliamo di questo e altro con dovizia di particolari. E descrivendo i modelli migliori in circolazione suddivisi per fasce di prezzo.
Prima di analizzare ogni aspetto di questa tipologia di prodotto, vediamo in breve quali elementi considerare per scegliere un buon monitor gaming.
Dimensioni e distanza di visione – Nella scelta del giusto monitor da gaming, performance grafiche e comfort visivo devono andare di pari passo. Ecco perché portarsi a casa uno schermo della giusta risoluzione (Full HD, QHD, 4K) è il primo passo da compiere, tenendo sempre a mente che questa dovrà sposarsi con la grandezza fisica del monitor. Una risoluzione più elevata, infatti, richiede un pannello più grande per godere di tutti i benefici, ma la GPU dovrà essere sufficientemente potente da gestire i carichi di lavoro. La scelta incide non poco sulla distanza di visione ottimale.
Frequenza di aggiornamento e tempo di risposta – Fra le tante caratteristiche da valutare in un monitor gaming, queste sono davvero imprescindibili. Il refresh rate (frequenza di aggiornamento), espressa in Hertz, ci dice quanto fluida sarà l’azione di gioco (ormai 144 hertz stanno diventando standard). Il tempo di risposta, espressa in millisecondi (ms), si lega alla reattività del monitor agli input.
Tecnologia di sincronizzazione – Eliminano l’effetto tearing dell’immagine, sincronizzando la frequenza di aggiornamento del monitor con gli FPS inviati dalla GPU. È consigliabile scegliere un monitor che supporti la tecnologia adatta alla propria scheda video, NVIDIA G-Sync per schede grafiche NVIDIA e AMD FreeSync per schede grafiche AMD.
Tipo di pannello e Connettività – Il tipo di pannello influenza direttamente la qualità visiva. IPS, VA, OLED, ogni tipologia ha pregi e difetti. Per sfruttare appieno il pannello e l’alta frequenza di aggiornamento, meglio non risparmiare sulla connettività e verificare che gli ingressi HDMI e DisplayPort supportino la risoluzione e gli Hz desiderati e che le porte siano sufficienti per collegare contemporaneamente più dispositivi.
Monitor da gaming più popolari:
Samsung Odyssey S34DG850SU
Xiaomi G Pro 27i
Philips 49M2C8900
Il costo all’acquisto del monitor da gaming è influenzato da numerosi fattori. Al crescere delle dimensioni, ad esempio, il prezzo tende a salire. Ma è bene fare una precisazione riguardo ai migliori monitor gaming in commercio. I gamer più esigenti, infatti, preferiscono schermi compatti attraverso i quali controllare meglio l’azione di gioco senza spostare troppo lo sguardo. A far salire il prezzo, in questi casi, non sono le misure quanto alcune specifiche tecniche chiave (refresh rate e tempi di risposta in primis) che vengono spinte al massimo. Un discorso simile riguarda anche la risoluzione. I professionisti, infatti, tendono ad evitare i pannelli 4K perché un numero eccessivo di pixel potrebbe richiedere alla GPU un surplus di lavoro, con conseguente lieve rallentamento delle prestazioni. La presenza dell’HDR, invece, fa la gioia dei gamer a tutti i livelli perché è una tecnologia che ottimizza l’immagine, rendendo gli elementi nell’ambiente di gioco più facili da vedere.
Formato, tecnologia impiegata per la costruzione del pannello, consumi, connettività e completezza del menù: ecco altri elementi che possono condizionare il prezzo finale. Per venire incontro alle più disparate esigenze, abbiamo selezionato i monitor gaming più interessanti, suddividendoli in categorie di prezzo. Si parte con la fascia economica (entro 300 euro), per passare alla media (da 300 a 500 euro) e concludere con la fascia alta (oltre 500 euro).
Sotto la soglia di 300 euro, possiamo parlare di monitor gaming economici. Disegnati per i player meno esigenti, sono comunque capaci di offrire alte frequenze di aggiornamento e anche una buona reattività. Per chi è alla ricerca di un modello super economico, da far utilizzare magari ai propri figli, c’è AOC 24G4X: monitor con pannello IPS da 23,8 pollici con refresh rate a 180 Hertz e tempo di risposta di 1 ms, con tanto di supporto FreeSYnc e G-Sync. Il tutto a meno di 100 euro. Dalle caratteristiche simili ma con un contrasto migliore, c’è Samsung Odyssey S24DG300EU, un 24 pollici Full HD con pannello VA e refresh rate da 180 Hz, dotato anche di supporto regolabile. Chi cerca qualcosa dalle dimensioni più generose, può puntare su un altro modello Samsung: Odyssey S32CG554EU, un monitor curvo da 32 pollici con risoluzione QHD e refresh rate a 165 Hz. Ancor più grande, ma sempre economico, è il Philips 34M2C3500L, uno dei modelli ultrawide più accessibili. Con i suoi 34 pollici WQHD curvi e refresh a 180 Hz, richiede non poco spazio sulla scrivania. Infine, a metà strada, c’è Gigabyte GS27QCA: ha sempre un design curvo, che migliora l’immersività nel gioco, ma ha un pannello da 27 pollici con risoluzione QHD e refresh rate a 180 Hertz. In generale, i monitor di fascia bassa offrono prestazioni eccellenti per il prezzo, puntando su fluidità e reattività più che su qualità HDR e contrasti.
La fascia media dei monitor gaming punta sempre più su risoluzione elevata, diagonali generose e tecnologie pensate per migliorare sia la qualità dell’immagine sia la fluidità nelle sessioni competitive. Il percorso parte bene con ASUS ROG Strix XG27UCS, un 27 pollici che unisce la nitidezza del 4K alla rapidità di un pannello Fast IPS da 160 Hz. La completezza della connettività lo rende un modello versatile, adatto sia al gaming che al lavoro. L’HDR è presente, sebbene non particolarmente incisivo. Un approccio diverso, ma altrettanto soddisfacente, è quello dell’LG UltraGear 27GS95QE-B, che sfrutta un pannello OLED per offrire un contrasto praticamente infinito e una resa delle immagini eccellente, tempi di risposta quasi istantanei (0,03 ms) e una frequenza di aggiornamento che arriva a 240 Hz. Anche in questo caso, la dotazione di porte non delude: due ingressi HDMI, un DisplayPort, due porte USB-A, un connettore USB-B e presa per le cuffie da 3,5 mm. Infine, chi desidera un’esperienza più immersiva, può contare sulla diagonale da 34 pollici in formato 21:9 di ASUS TUF Gaming VG34VQL1B, pensato proprio per il gaming. In questo caso, il refresh rate arriva a 165 Hertz.
Eccoci nel Valhalla dei monitor da gaming, il terreno di ricerca in cui si muovono i videogiocatori più intransigenti. In questa fascia di prezzo, trovano spazio i modelli con tecnologie premium, pannelli OLED, diagonali sempre più grandi e tempi di risposta praticamente nulli. La proposta più accessibile di questa categoria è il MSI MAG 341CQP QD-OLED, un 34 pollici ultrawide curvo che sfrutta la tecnologia QD-OLED offrendo così neri profondi, oltre a un refresh rate di 175 hertz e tempi di risposta di 0,03 ms, conservando un’ottima reattività anche negli FPS. In alternativa, con caratteristiche molto simili, c’è Dell Alienware AW3425DW, che porta però il refresh rate a 240 hertz. Chi cerca qualcosa di più imponente può guardare all’ASUS ROG Swift OLED PG39WCDM, che porta la diagonale del pannello OLED a a 39 pollici mantenendo il formato ultrawide con refresh rate a 240 Hertz. Ha una qualità costruttiva premium. In pratica, non chiede compromessi. Per chi desidera invece un’esperienza totalmente avvolgente, il Samsung Odyssey OLED G9 (S49CG934SU) rappresenta una delle soluzioni più spettacolari disponibili oggi: 49 pollici, formato 32:9 e curvatura pronunciata per simulare due schermi affiancati. La risoluzione Dual QHD, i neri perfetti del pannello OLED e il refresh rate a 240 Hz lo posizionano tra i monitor più immersivi in assoluto. Le dimensioni e il prezzo, però, lo rendono adatto a un pubblico un po’ più ristretto.
Qualità grafica e fluidità delle immagini non sempre vanno a braccetto. Chi desidera la massima resa estetica deve spesso accettare qualche compromesso sulla reattività e viceversa. I monitor scelti dai professionisti puntano su risoluzioni come il Full HD, principalmente per garantire prestazioni ai massimi livelli e un gameplay rapidissimo e preciso. Schermi compatti da 24-27 pollici consentono infatti un controllo diretto e una messa a fuoco perfetta sull’azione. I pannelli TN, seppur meno fedeli nella riproduzione dei colori, rimangono tra i migliori per i tempi di risposta velocissimi. Tuttavia, oggi sempre più modelli IPS e OLED riescono a offrire performance simili, con una resa cromatica superiore.
Quando in palio c’è solo del sano divertimento, però, è normale fare qualche rinuncia a livello di prestazioni, prediligendo un monitor da gioco più versatile. Sparatutto, avventura, racing games: ecco i generi che impongono all’hardware il massimo sforzo. Ma non sempre occorre mostrare i muscoli per ottenere buoni risultati, specie di fronte a puzzle game, casual game o titoli gestionali. In tale ottica, abbiamo preferito focalizzare l’attenzione su prodotti capaci di comportarsi bene in ogni scenario.
Dimensioni, formato, risoluzione e distanza di visione sono alcuni elementi da valutare per individuare il giusto monitor da gaming. E sono caratteristiche sempre interconnesse tra di loro. Le approfondiamo di seguito.
Dimensioni
È la diagonale dello schermo il punto di riferimento per valutarne le dimensioni. Misurata in pollici, ha una ricaduta diretta su altezza e larghezza del pannello. Per un buon monitor gaming si parte dai 24 pollici per superare anche i 40 pollici. Con un display compatto l’azione di gioco è tutta a portata d’occhio. Ma per chi cerca maggiore immersività e una visione più ampia, la scelta non può che ricadere su monitor più generosi, specie se di tipo curvo.
Formato
Il rapporto fra altezza e larghezza dello schermo determina il formato. Le varianti 16/9 sono ancora oggi le più diffuse a bordo dei monitor così come dei televisori. Ma non mancano modelli notevolmente più estesi il cui principale vantaggio è dato da un superiore senso di immedesimazione con l’azione di gioco. È questo il caso, ad esempio, del formato 21/9, anche definito ultrawide o dell’ancora più largo super ultrawide 32/9, disponibile su alcuni modelli top di gamma. In questo caso, la larghezza supera di oltre tre volte l’altezza, garantendo una visione molto ampia dello scenario. E ancora una volta, le varianti curve sono quelle a maggior tasso di coinvolgimento.
Risoluzione
Il numero di pixel presenti sul pannello ne determina la risoluzione e, di conseguenza, il livello di dettaglio. Un monitor Full HD standard prevede 1080 pixel in verticale e 1920 in orizzontale. Il tutto, naturalmente, se prendiamo in considerazione un pannello con formato 16/9. Variando il rapporto fra altezza e larghezza, infatti, cambia anche la risoluzione. Un display 21/9, ad esempio, misura 2560×1080 pixel, passando da risoluzione Full HD a 2K. Ancora più definiti sono, poi, i monitor 4K che, in versione 16/9, mettono in campo 3840×2160 pixel. Mentre i modelli 8K spingono la risoluzione fino a 7680×4320 pixel.
Distanza di visione
Se il rapporto fra numero di pixel e formato è sempre molto stretto, lo stesso vale per risoluzione e distanza di visione, ovvero lo spazio ottimale fra occhi e pannello. Parliamo, nello specifico, di un rapporto inversamente proporzionale, con la distanza di visione che deve diminuire all’aumentare della risoluzione. Uno schermo Full HD da 25 pollici, ad esempio, si osserva al meglio da circa 100 cm ma tale valore si dimezza con risoluzione 4K. Nel calcolo della distanza perfetta, infine, entra in gioco anche la misura della diagonale. Due pannelli a pari risoluzione ma con misure differenti, infatti, impongono una diversa distanza di visione. E questa volta, il rapporto fra dimensioni e distanza è direttamente proporzionale. Riprendendo l’esempio precedente, se al monitor 4K da 25 pollici ne preferiamo uno da 43”, la distanza di visione ideale passerà da 50 a 90 cm circa.
Al netto della risoluzione e delle dimensioni, i monitor da gaming lavorano in modo diverso se il pannello è realizzato con tecnologia TN, IPS, VA e OLED. Senza addentrarci troppo in tecnicismi, ne descriviamo il comportamento in sintesi. A monte, però, va detto che per ciascuna tipologia può essere prevista una finitura lucida oppure opaca. La prima regala colori più vividi ma può provocare fastidiosi riflessi; la seconda riduce i riverberi migliorando il comfort visivo, ma tende a offrire colori meno accesi.
TN
I pannelli TN sono ancora oggi scelti dai gamer più accaniti, grazie a refresh rate elevati e tempi di risposta bassissimi, ideali nelle scene d’azione più movimentate. Hanno anche il vantaggio di essere più economici. Tuttavia, scontano una fedeltà cromatica non all’altezza dei migliori IPS oppure OLED e angoli di visione piuttosto stretti, che possono alterare la resa dei colori se si osserva lo schermo lateralmente.
IPS
È la tecnologia più diffusa per i monitor standard e sta conquistando anche il mondo dei gamer. Pur non assicurando la stessa reattività dei pannelli TN, i monitor IPS di fascia alta vi si avvicinano parecchio. E nella resa di colori sono imbattibili, così come negli angoli di visione. Il costo, però, è più alto rispetto alle tipologie concorrenti, specie optando per un monitor gaming 4K o superiore.
VA
I pannelli VA occupano una posizione intermedia e rappresentano un ottimo compromesso per chi cerca sia velocità che profondità dei colori. I monitor VA vantano un’ottima frequenza di aggiornamento e contrasti molto marcati. Di contro, un po’ come i modelli TN, perdono terreno negli angoli di visione.
OLED
I monitor OLED rappresentano oggi il punto di riferimento per chi vuole il massimo: ogni pixel si illumina autonomamente, offrendo neri assoluti, ampia gamma cromatica ed elevato contrasto. Negli ultimi modelli, le frequenze di aggiornamento possono superare anche 240 Hz, con tempi di risposta nell’ordine di 0,03 ms. Il costo resta elevato, ma le prestazioni visive e l’esperienza immersiva non hanno paragoni.
Monitor gaming IPS di ottima qualità:
Dell Alienware AW2723DF
LG 32G810SA-W
Asus TUF Gaming VG27UQ1A
L’HDR è una tecnologia che ha rivoluzionato il modo di intendere i contenuti video. Disponibile ormai su televisori e smartphone, è largamente diffusa anche a bordo dei monitor da gaming. Acronimo di High Dynamic Range, l’HDR assicura una gamma cromatica più estesa rispetto a uno schermo SDR (Standard Dynamic Range). E ciò si traduce in colori più ricchi, più saturi e brillanti: in altre parole, più realistici. È anche l’elevato contrasto dinamico a differenziare un monitor gaming HDR da uno standard. In pratica, questa tecnologia evidenzia sia le porzioni d’immagine più chiare che quelle più scure, così da creare passaggi di colore più netti e precisi. Per il gamer, oltre ad un vantaggio di natura estetica, l’HDR assicura un controllo migliore dell’azione di gioco, specie negli scenari molto scuri e nelle zone d’ombra. Con un’immagine più definita e meno impastata, quindi, i movimenti dei nemici risultano più semplici da individuare. Così come gli elementi dello sfondo con cui interagire. Come abbiamo potuto vedere, il concetto di HDR si lega strettamente a quello di contrasto e luminosità. E prendendo in considerazione il secondo elemento, i monitor gaming 4K si suddividono in quattro grandi gruppi, a seconda della luminosità massima che possono garantire. Certificati Vesa, i monitor HDR 400 rappresentano il primo passo per godere di un’esperienza appagante. Ma salendo di livello, fanno la loro comparsa i ben più soddisfacenti display HDR 600, HDR 1000 e HDR 1400. Il numero in questione corrisponde alla luminanza del pannello espressa in nit.
Per spingersi più in profondità nell’analisi dei monitor da gaming, è bene considerare alcune specifiche tecniche aggiuntive. Parliamo della frequenza di aggiornamento, dei tempi di risposta e degli angoli di visione.
Frequenza di aggiornamento
Anche chiamata refresh rate, la frequenza di aggiornamento ci dice quante volte in un secondo si aggiornano le immagini del monitor, incidendo molto sulla fluidità dell’azione. Un modello a 60 Hz, ad esempio, si aggiorna 60 volte al secondo ma i migliori monitor gaming arrivano a toccare quota 240 Hz e più. Nel valutare il refresh rate, vale la pena considerare anche gli FPS. Acronimo di Frames per Second, tale indicatore traduce le prestazioni della macchina (PC o console che sia) nel renderizzare le immagini. La corrispondenza fra FPS e Hz è indice di un buon comportamento grafico. E non a caso, per sincronizzare i due valori, sono state messe a punto specifiche tecnologie da associare alle GPU. Parliamo di FreeSync per le schede AMD e di G-Sync per quelle a marchio Nvidia.
Tempi di risposta
Il gamer intransigente cerca nel proprio monitor tempi di risposta ridottissimi. Tecnicamente, ci riferiamo al tempo di cui il monitor ha bisogno per far cambiare colore a tutti i propri pixel. Quantificabile in millisecondi, il response time è anch’esso indice della fluidità del display. Ma in questo caso, a valori più bassi corrispondono prestazioni migliori. I pannelli TN, ad esempio, fanno registrare tempi di risposta pari ad 1 ms.
Input lag
Sempre espresso in millisecondi, l’input lag quantifica il ritardo che trascorre fra il comando impartito dall’utente e la corrispondente azione su schermo. Oltre al monitor, quindi, coinvolge altri elementi, come la tastiera o il controller di gioco. Chiamando in causa un numero maggiore di componenti, fa segnare valori più alti rispetto al response time. Un input lag di circa 4/5 ms è davvero considerevole. In scenari non agonistici, però, 10 ms sono più che sufficienti per godersi appieno l’azione.
Monitor gaming con refresh rate a 240 Hz:
Philips 27M2C5500W
AOC 25G3ZM
Philips 32M2C5500W
Un buon monitor da gaming dispone di svariate porte posteriori oppure laterali. E nel secondo caso, l’accesso agli ingressi si fa più agevole. Parliamo, in particolare, dei collegamenti che permettono il passaggio delle informazioni audio e video dalla fonte, console o PC che sia, al monitor stesso. HDMI e DisplayPort: ecco le principali che andremo ad analizzare di seguito. Ad esse si aggiungono due o più porte USB da utilizzare per connettere direttamente mouse, tastiere o unità di archiviazione esterne.
HDMI
Standard diffusissimo sui monitor gaming così come sui televisori, trasmette un segnale audio/video di qualità, specie optando per la versione 2.1, compatibile anche con le console next-gen. I migliori monitor da gaming includono, di solito, due ingressi HDMI per rendere possibile il collegamento a più di una macchina di gioco. Venendo alle prestazioni pure, un cavo di ultima generazione supporta senza problemi la risoluzione 4K a 120 Hz.
DisplayPort
L’alternativa più diffusa all’HDMI è il formato DisplayPort, che consente di trasmettere video e audio con un unico cavo. La versione più comune sui monitor e sulle schede video recenti è la 1.4, che permette di gestire risoluzioni fino al 4K a elevati refresh rate, anche se i valori più alti, come 4K 240 Hz, richiedono l’uso della tecnologia di compressione DSC. Le soluzioni più moderne adottano invece la DisplayPort 2.1, lo standard attuale più prestante, progettato per gestire risoluzioni molto elevate (come 4K a 240 Hz senza compromessi o 8K) e larghezze di banda nettamente superiori. Per ottenere le migliori prestazioni, è importante verificare che sia il monitor sia la scheda video supportino la stessa versione DisplayPort.
Per chi desidera regolare in modo preciso le impostazioni del monitor da gaming, le possibilità sono due. Da un lato, sono i tasti disposti lungo la cornice ad assicurare una veloce navigazione del menù. Ma per ottenere un controllo più profondo, i vari costruttori mettono a disposizione degli utenti software specifici. Una volta installati sul PC e collegato il monitor gaming, basta intervenire sui numerosi parametri presenti per modificare ed ottimizzare l’immagine. Luminosità, contrasto, nitidezza e gamma cromatica: ecco le impostazioni principali su cui lavorare per tirare fuori il meglio dal monitor. E come per un normale televisore, non manca la possibilità di regolare l’intensità dell’HDR in base alle singole esigenze. In aggiunta, i migliori monitor gaming prevedono una serie di preset da abilitare in base alla tipologia di gioco scelta, così da affinare ulteriormente l’esperienza videoludica. Scelta della sorgente e ridimensionamento del formato delle immagini: ecco altri due controlli importanti per il monitor. Il secondo, in particolare, consente di centrare l’immagine ed espanderla fino ai bordi del pannello. O, magari, scegliere un formato wide più allungato. Ma i modelli più avanzati permettono anche di gestire il refresh rate e la sincronizzazione con la GPU oltre a mettere in campo sistemi avanzati per non affaticare la vista e risparmiare sui consumi. In ultimo ma non per importanza, sono anche le impostazioni audio a fare la differenza. E ciò vale sia per i modelli provvisti di speaker sia per quelli da collegare a un sistema audio esterno.
Dimensioni, risoluzione, luminosità e presenza dell’HDR: ecco alcune variabili che incidono non poco sui consumi energetici del monitor da gaming. In generale, la spesa in bolletta non sarà mai troppo gravosa a meno di non imporre al device un costante superlavoro. Anche i modelli più economici includono funzioni dedicate al risparmio energetico, come la modalità stand-by, mentre i prodotti di fascia superiore offrono spesso anche sensori di luminosità per adattare il livello di luminosità in base all’ambiente circostante. Il modo migliore per controllare l’efficienza del monitor è dare uno sguardo all’energy label. Eccone i dettagli.
Ogni monitor da gaming viene venduto con una etichetta energetica che ne attesta l’efficienza su una scala compresa fra le lettere G (meno efficiente) ed A (più efficiente). In più, riporta in modo preciso i consumi espressi in kWh per 1000 ore di utilizzo, con valori che possono andare da circa 10–15 kWh dei modelli più piccoli fino a oltre 80–100 kWh per i pannelli ultrawide o molto luminosi. Per i monitor dotati di HDR, l’etichetta mostra due consumi separati: uno in modalità SDR e uno in modalità HDR, poiché quest’ultima richiede una luminosità superiore e quindi un maggior consumo energetico. Nella parte inferiore dell’etichetta, infine, sono riportati la diagonale espressa in pollici e il numero di pixel orizzontali e verticali dello schermo.
La personalità del gamer si mette in luce nello stile di gioco ma non solo. È anche l’estetica ad avere un ruolo da protagonista. Design aggressivo della base di supporto, forme spigolose e colori vivaci: ecco il DNA dei device pensati per il gioco, monitor da gaming in primis. E data la peculiare natura di questi prodotti, non è un caso se quasi tutte le aziende leader del settore prevedano nel proprio catalogo una linea espressamente dedicata al mondo videoludico. Asus Rog, HP Omen, Acer Predator, Lenovo Legion: ecco le più altisonanti. Ma non mancano brand votati interamente al gaming, come MSI o Razer. Altro elemento chiave nell’immaginario dei gamer è la customizzazione cromatica dei componenti attraverso luci a LED personalizzabili. Vediamo come.
Eccoci in un terreno tipicamente battuto dagli appassionati di gaming. L’illuminazione RGB sfrutta LED rossi, verdi e blu per dare vita a milioni di combinazioni cromatiche accattivanti. Esistono periferiche con le luci preinstallate, fra cui anche molti monitor gaming, mouse, tastiere e ventole. Ma non mancano lampade magnetiche da posizionare nel case. Il bello di queste luci è che rispondono tutte a una console di comando centrale che le sincronizza e ne gestisce le variazioni nel tempo. Ogni elemento collegato all’hub, quindi, si illuminerà del colore che andremo a scegliere. E con i giochi che supportano tale tecnologia, le lampade a LED cambieranno colore di pari passo con lo svolgersi dell’azione, ampliando notevolmente l’effetto di immedesimazione. I monitor da gaming migliori, ad esempio, montano LED RGB sul retro che, una volta accesi e sincronizzati, allargano la sensazione spaziale dello schermo.
Scrivi un commento