Dopo le anticipazioni delle settimane scorse, Huawei ha ufficializzato la cessione della propria società sussidiaria Honor. La decisione è dovuta ai limiti imposti dal ban deciso dagli Stati Uniti nei confronti del produttore cinese e che aveva creato molte difficoltà nella produzione di Honor 20 Lite e altri smartphone del marchio economico. Da questo momento in poi, Huawei si concentrerà solo sulla realizzazione dei modelli di fascia medio-alta.
Con un comunicato congiunto di Huawei e dell’acquirente, oggi sono stati diffusi i dettagli dell’operazione. La proprietà di Honor, come già ipotizzato in precedenza, passa al gruppo Shenzhen Zhixin New Information Technology che acquisisce tutti gli asset del gruppo impegnandosi a mantenere i livelli occupazionali con la riconferma dell’intera forza lavoro e del management. Nel comunicato, viene sottolineato che si è trattata di una scelta obbligata per salvare la produzione di smartphone Honor e tutto quello che ruota intorno al marchio: dai rivenditori ai partner commerciali sino ai dipendenti. Tuttavia, l’azienda cinese sottolinea che la cessione rappresenta comunque un momento positivo per l’industria.
Con la cessione decisa da Huawei, Honor probabilmente dovrà rivedere in futuro l’intera gamma dei suoi smartphone dato che non potrà contare sulle economie di scala e sulla ricerca tecnologica della società madre: l’azienda cinese non manterrà, infatti, alcuna quota all’interno di Honor. Nel comunicato congiunto si sottolinea che il passaggio non avrà alcun impatto sugli assetti produttivi e che la nuova proprietà intende competere sul mercato in maniera rispettosa degli altri concorrenti.
Nella nota congiunta non viene chiarito quale sia stato, però, il costo dell’operazione ma secondo alcune fonti del settore il valore si aggirerebbe tra i 15 e i 25 miliardi di dollari. Da questo momento in poi, Honor potrà avere di nuovo rapporti con i partner commerciali americani come Google per poter adottare il sistema operativo Android sui propri modelli e soprattutto Qualcomm per la fornitura di chip Snapdragon, utilizzati su molti modelli flagship: da Samsung Galaxy S20 sino a Redmi Note 9 Pro di Xiaomi. Tutte operazioni che sono state rese impossibili, fino ad ora, dal ban che ha colpito Huawei.
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