Beauty 26 febbraio 2021

Endometriosi, questa sconosciuta

endometriosi

L’endometriosi è la presenza di endometrio, la mucosa che normalmente riveste internamente l’utero, anche al di fuori della sua sede, in altre aree della cavità addominale. Si tratta di una malattia che può presentarsi con una sintomatologia varia e può avere diversi livelli di gravità e di compromissione della qualità di vita.

In Italia il 10-15% delle donne in età fertile è affetto da endometriosi. L’incidenza della malattia è massima tra i 25 e i 35 anni, ma essa può manifestarsi anche in ragazze più giovani.

L’endometriosi riconosce una componente di familiarità: le donne che hanno la madre o una sorella affetta dalla malattia hanno un rischio 7 volte maggiore di svilupparla.

Come si riconosce?

La diagnosi dell’endometriosi è spesso tardiva: le stime dicono che le donne nelle quali compaiono i primi, più o meno invalidanti sintomi compiono una sorta di pellegrinaggio da un medico ad un altro, da un esame ad un altro, che dura mediamente 7 anni. Le ripercussioni di questo doloroso percorso sono pesanti e non si limitano alla sfera psicologica: durante gli anni in cui non viene trattato, il disturbo peggiora e i sintomi aumentano di intensità. Inoltre, e questo è un aspetto ancora più drammatico, una diagnosi non tempestiva può compromettere la fertilità.

Fra i fattori che contribuiscono a ritardare il riconoscimento della malattia anche retaggi culturali privi di evidenza scientifica. Credenze diffuse secondo le quali il dolore che accompagna le mestruazioni, anche quando particolarmente intenso, sia fisiologico e ineluttabile, non meritevole di indagine medica. Ancora oggi non sempre i ginecologi ritengono di dover prescrivere approfondimenti alle ragazze che raccontano di un malessere particolarmente debilitante che accompagna la mestruazione.

Perché si ottenga una diagnosi corretta e tempestiva, è fondamentale che il medico ascolti con attenzione il racconto della paziente, dei suoi sintomi, delle limitazioni che questi impongono alla sua vita quotidiana. Oltre all’anamnesi e alla visita ginecologica, il medico valuta se prescrivere esami specifici per valutare il quadro clinico.

Quali sono le cause?

I fattori che contribuiscono ad originare la malattia non sono stati completamente chiariti.

Una delle teorie più accreditate considera le contrazioni uterine che si verificano durante la mestruazione come un contesto potenzialmente correlato alla patogenesi. In condizioni particolari, queste contrazioni spingerebbero frammenti di mucosa uterina (endometrio) al di fuori dell’utero, verso le tube e da qui in giro per la cavità addominale, su vescica e intestino e, meno frequentemente, su fegato e polmoni.

Qui, questi brandelli di tessuto attecchirebbero, comportandosi però non coerentemente con l’organo nel quale sono approdati, ma come avrebbero fatto se fossero rimasti in utero. Esposti agli stimoli ormonali che regolano il ciclo mestruale, questi frammenti si sfaldano e sanguinano, esattamente come accade all’interno dell’utero durante la mestruazione.

Il problema è che il sangue non può uscire, come accade fisiologicamente, ma rimane intrappolato nella cavità addominale e provoca uno stato infiammatorio cronico che danneggia gli organi locali.

Come si manifesta?

L’endometriosi è accompagnata dall’accentuazione del dolore mestruale (dismenorrea), da dolore pelvico che tende a permanere anche fra una mestruazione e la successiva e a diventare cronico, dolore durante i rapporti sessuali (dispaurenia).

Se la malattia intacca la vescica compare anche dolore alla minzione (disuria). Una delle complicanze, in questi casi, è la cistite interstiziale, associata a dolore pelvico cronico.

Se, invece, viene coinvolto l’intestino, si può avere dolore alla defecazione.

L’endometriosi è anche correlata alla comparsa di fenomeni depressivi.

La malattia può essere causa di sub-fertilità o infertilità: è importante, però, ricordare che “solo” il 30-40% dei casi di endometriosi (un numero comunque enorme) è associato all’impossibilità di diventare madre. Non è corretto, quindi, associare la diagnosi ad una rinuncia alla maternità.

Come si cura l’endometriosi?

Ad oggi non è disponibile una cura specifica e risolutiva per l’endometriosi, ma solo approcci sintomatici.

Nei casi meno gravi si ricorre alla terapia farmacologica, che comprende antinfiammatori (solitamente analgesici da banco a base di naprossene o altri composti non steroidei) per calmare il dolore. Va detto che non ci sono importanti evidenze scientifiche sull’efficacia di queste molecole, che non sempre funzionano.

Si usano, inoltre, medicinali che sopprimono l’attività delle ovaie e la crescita del tessuto endometriale, in modo che i frammenti di endometrio sparsi per la cavità addominale creino meno problemi possibile. Oppure terapie ormonali che riducono la stimolazione dell’endometrio. Queste due categorie di farmaci, tuttavia, inibiscono l’ovulazione e dunque non sono compatibili con la maternità.

Nei casi più gravi, nei quali la qualità di vita è profondamente impattata, si opta per la chirurgia, più o meno invasiva. L’obiettivo dell’intervento è quello di risolvere i danni che l’infiammazione causata dalla malattia ha generato, rimuovendo i frammenti di endometrio extra uterini.

In alcuni casi, quando le lesioni sono diffuse e i sintomi particolarmente pesanti, vengono asportati anche utero e ovaie. Naturalmente, si tende a praticare questo intervento solo nei casi in cui la paziente non ha intenzione di andare incontro ad una gravidanza.

Abitudini virtuose

Lo stile di vita può produrre un certo miglioramento nella gestione della malattia. Gli esperti consigliano di rinunciare al fumo da sigaretta (facendo, in tal modo, prevenzione anche su numerose altre patologie) e di svolgere regolarmente attività sportiva. Il movimento è accompagnato dalla liberazione di endorfine, molecole che determinano una sensazione di benessere e che contribuiscono a migliorare il tono dell’umore e a contrastare il rischio di depressione.

Le osservazioni scientifiche hanno permesso di identificare i cibi che possono limitare lo stato infiammatorio causato dalla malattia attraverso la riduzione dei livelli di estrogeni. Alle pazienti con endometriosi viene consigliato di estendere la quota di vegetali presenti nella dieta allo scopo di aumentare il consumo di fibre, che non solo limitano l’infiammazione addominale, ma supportano anche la digestione e la funzione intestinale. Aspetto più importante: le fibre riducono i livelli di estrogeni nel sangue.

Per quanto riguarda i latticini, meglio scegliere quelli magri.

Un’altra indicazione è quella di ridurre la quota di proteine animali introdotte con l’alimentazione e optare, invece, per il pesce, soprattutto quello ricco di acidi grassi della linea omega-3 (salmone, sgombro, aringhe, sardine). Per la presenza di omega-3 è anche opportuno non far mancare nella dieta la frutta a guscio e i semi (di girasole e di zucca).

L’assunzione di prodotti di sintesi o di origine vegetale a scopo di integrazione deve essere monitorata con attenzione: rivolgetevi sempre al medico nel caso in cui intendiate assumere un farmaco o ricorrere alla fitoterapia. In particolare, le donne che soffrono di endometriosi devono evitare il ginseng, che contiene composti ad azione analoga a quella degli estrogeni.

Opzioni farmacologiche per l’endometriosi – L. Del Pup – Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN) – Passoni Editore

Endometriosi: come combattere i sintomi – A. Graziottin

Associazione Progetto Endometriosi – APE

Monica Torriani
Monica Torriani

Farmacista, consulente scientifica e blogger. La sua attività ruota intorno alla terapia, da quella basata sugli estratti vegetali all’estrema frontiera dell’innovazione tecnologica.

Si laurea e si abilita alla professione presso l’Università degli Studi di Milano, dopo avere frequentato il tirocinio in un grande ospedale della città. Un’esperienza che le permette di mettere a fuoco gli aspetti normativi e gestionali delle realtà...Leggi tutto

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