Beauty 23 novembre 2020

Lattoferrina: che cos’è, a cosa serve e quando integrarla

Lattoferrina a cosa serve

La lattoferrina è una sostanza presente nel latte di tutti i mammiferi, compreso quello umano che ne contiene circa 2 grammi per litro. Questa molecola è contenuta anche in altri fluidi corporei, come le lacrime e la saliva, nei quali riveste funzioni di protezione immunitaria.

Prodotta abbondantemente nelle fasi iniziali dell’allattamento, la lattoferrina ha un ruolo protettivo a livello della mucosa intestinale del neonato nei confronti delle infezioni microbiche e rappresenta un’importante fonte di ferro.

Questi due aspetti farmacologici sono alla base del suo utilizzo nell’ambito della formulazione di numerosi integratori alimentari con azione preventiva contro alcuni disturbi gastrointestinali dei neonati, come Dicofarm BLF 100 gocce e in selezionati casi di anemia dell’adulto.

La lattoferrina è una glicoproteina, ovvero una proteina alla cui catena di aminoacidi è legato chimicamente un residuo zuccherino, che rappresenta la principale riserva di ferro nel latte. Questa molecola trasporta il ferro nel sangue. Inoltre, si è mostrata, nel corso di un certo numero di studi, in grado di sottrarre questo elemento chimico al ciclo vitale di alcuni microrganismi patogeni, esprimendo in tal modo un’azione protettiva.

struttura lattoferrina

Struttura della Lattoferrina

 

Lattoferrina e COVID-19: uno studio non fa una terapia

Usata come integratore da diverso tempo, la lattoferrina ha acceso l’interesse attorno a sé di recente, con la pubblicazione sull’International Journal of Molecular Science di una ricerca condotta presso l’Università di Tor Vergata di Roma. Lo studio ha messo in relazione questa sostanza ad una presunta attività farmacologica contro la COVID-19.

L’idea di considerare una possibile azione della lattoferrina nei confronti del SARS-CoV-2 si basa sull’azione immunoprotettiva esercitata da questa proteina nell’organismo. La limitata incidenza della COVID-19 nei neonati potrebbe, secondo il ragionamento condotto dai ricercatori coinvolti nello studio, essere giustificata dalla forte concentrazione di lattoferrina derivante dall’assunzione di latte materno.

Secondo il gruppo di ricerca di Tor Vergata guidato da Elena Campione, ordinario di Dermatologia, la lattoferrina agirebbe con funzioni protettive ostacolando l’interazione fra il virus e le cellule dell’apparato respiratorio. La sottrazione di atomi di ferro esercitata dalla lattoferrina renderebbe l’ambiente inospitale per la sopravvivenza del virus.

Efficacia lattoferrina contro il covid

Malgrado questa ricerca abbia fornito risultati positivi, non è sufficiente per stabilire che questa sostanza produca un’azione farmacologica di qualunque tipo contro la COVID-19 né che sia in grado di proteggere dall’infezione. Si tratta, infatti, di uno studio molto ristretto, condotto su 32 pazienti (22 dei quali presentavano sintomi da lievi a moderati mentre 10 erano asintomatici), selezionati in maniera non randomizzata (non casuale, come sarebbe utile per gli studi di questo tipo).

Inoltre, il lavoro di Tor Vergata non è ancora stato peer reviewed, ossia non è stato valutato da altri ricercatori allo scopo di testarne la validità scientifica.

Infine, come precisato da uno degli stessi autori, Stefano Di Girolamo, responsabile dell’unità di Otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata Centro COVID 4, lo studio ha prodotto dati incoraggianti che però necessitano di ulteriori approfondimenti.

Lattoferrina e anemia

Il ferro contribuisce al trasporto dell’ossigeno nel sangue tramite l’emoglobina ed entra a far parte della struttura chimica di molecole fondamentali per il metabolismo cellulare.

Quando carente, può causare una malattia chiamata anemia sideropenica (letteralmente da carenza di ferro), che comporta un’insufficiente sintesi di emoglobina: secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità questa forma di anemia potrebbe interessare oltre due miliardi di persone nel mondo, prevalentemente di sesso femminile.

I sintomi sono piuttosto aspecifici: pallore, debolezza, affaticabilità, tachicardia, irritabilità e sbalzi d’umore non sono segnali facilmente riconducibili alla patologia e, per questa ragione, la diagnosi non è mai precoce. Oltre a queste manifestazioni generiche, l’anemia sideropenica può causare secchezza della pelle e degli annessi, con amplificazione della caduta dei capelli e comparsa di fragilità ungueale.

lattoferrina e anemia

Alla base dell’anemia sideropenica alcune patologie, ma anche la perdita cronica di sangue, che può verificarsi a causa di mestruazioni troppo abbondanti o prolungate o di emorragie intestinali (dovute alla presenza di polipi o tumori) o gastriche (associate ad ulcere non trattate). Un ulteriore causa di anemia da carenza di ferro è rappresentata dalle restrizioni dietetiche non bilanciate, decise senza avere consultato il medico.

Ma il ferro può diventare carente anche durante le fasi della vita in cui occorrerebbe aumentarne l’assunzione, come la gravidanza, l’allattamento e l’accrescimento.

La lattoferrina è in grado di chelare (ossia di legare con alta affinità) ioni ferro trasportandoli con una capacità due volte superiore a quella della transferrina, la principale proteina di trasporto di questo elemento nel sangue.

In caso di anemia, dunque, l’assunzione di integratori come LongLife lattoferrina 200 contribuisce a ripristinare le funzioni di assorbimento del ferro attraverso la mucosa gastrointestinale e, in ultima analisi, a modularne la disponibilità nell’organismo.

La lattoferrina nei neonati

La lattoferrina agisce nell’intestino del neonato come un prebiotico, promuovendo lo sviluppo di ceppi batterici del microbiota locale che si oppongono alla proliferazione dei patogeni. È sulla base di questo meccanismo che si ritiene contribuisca a migliorare la protezione dalle infezioni.

Generalmente viene somministrata ai piccoli nati pretermine in dosaggio pari a 100 mg al giorno.

La Cochrane Collaboration, network internazionale di scienziati indipendenti, ha condotto una review sull’uso della lattoferrina nei piccolini. Dai dati analizzati in 6.000 neonati pretermine è emerso che la supplementazione di lattoferrina con o senza probiotici riduce il rischio di insorgenza della sepsi e dell’enterocolite necrotizzante senza causare effetti collaterali.

I ricercatori della Cochrane hanno tuttavia sottolineato la necessità di esaminare dati relativi a più neonati, un aspetto che migliorerebbe la qualità delle evidenze disponibili. Inoltre, sarebbe importante chiarire meglio il dosaggio ottimale, il tipo di lattoferrina pediatrica da impiegare (se umana o bovina) e descrivere i risultati nel lungo periodo.


 

Lactoferrin as Protective Natural Barrier of Respiratory and Intestinal Mucosa against Coronavirus Infection and Inflammation – E. Campione et al – International Journal of Molecular Science, July 2020

Enteral lactoferrin supplementation for prevention of sepsis and necrotizing enterocolitis in preterm infants – M. Pammi et al – Cochrane Database Syst Review

Monica Torriani
Monica Torriani

Farmacista, consulente scientifica e blogger. La sua attività ruota intorno alla terapia, da quella basata sugli estratti vegetali all’estrema frontiera dell’innovazione tecnologica.

Si laurea e si abilita alla professione presso l’Università degli Studi di Milano, dopo avere frequentato il tirocinio in un grande ospedale della città. Un’esperienza che le permette di mettere a fuoco gli aspetti normativi e gestionali delle realtà...Leggi tutto

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