Tech 8 gennaio 2021

Bose Sport Open Earbuds per chi non ama gli auricolari in-ear

Bose_Sport_Open_Earbuds

Si chiamano Bose Sport Open Earbuds e puntano a diventare gli auricolari true wireless di riferimento per gli sportivi. La statunitense Bose li ha presentati pochi giorni fa, affiancandoli di fatto agli attuali Bose Sport Earbuds, SoundSport Free wireless e SoundSport wireless.

La caratteristica principale è di assicurare comfort e tenuta. Infatti non si posizionano all’interno delle orecchie come delle classiche in-ear e neanche le coprono come le over-ear. La tecnologia Bose OpenAudio ha consentito di individuare una via di mezzo: l’archetto esterno si appoggia sull’elice, mentre l’unità di emissione audio è rivolta verso il canale uditivo. In pratica è un approccio molto poco invasivo, per altro capace di mantenere invariate tutte le qualità di ascolto e resistenza agli agenti ambientali – grazie alla certificazione IPX4. L’esperienza di ascolto dovrebbe essere analoga a quella che si prova con gli ottimi occhiali Bose Frames Tempo.

Bose_Sport_Open_Earbuds

Gli auricolari misurano solo 48 mm x 55 mm e pesano 14 grammi, mentre la tecnologia wireless di riferimento è il Bluetooth 5.1. Da sottolineare che gli Sport Open Earbuds impiegano un sistema di altoparlanti e microfoni che dovrebbe mantenere inalterata l’esperienza d’uso sia durante l’ascolto musicale che durante le chiamate telefoniche. Come sugli altri modelli sportivi non è presente il sistema attivo di cancellazione del rumore.

L’accesso a ogni funzione (avvio, pausa, salto traccia, chiamate, etc.) si gestisce tramite i due tasti integrati oppure via Bose Music App (iOS e Android) oppure via interfaccia vocale (Siri o Google Assistant). L’autonomia dichiarata è di circa 8 ore.

I Bose Sport Open Earbuds in versione “Triple Black” saranno disponibili da metà gennaio negli Stati Uniti al prezzo di 199,95 dollari, mentre per la distribuzione europea bisognerà attendere ancora un po’ di tempo. La confezione include gli auricolari, una custodia e una base di ricarica con collegamento USB.

Dario d'Elia
Dario d'Elia

Sono nato nel 1974, esattamente nel momento in cui l'era digitale stava iniziando a varcare i confini dei laboratori per entrare nelle case. Risale proprio a quel periodo uno dei primi microcomputer: il "famoso" IMSAI 8080, che Matthew Broderick usò nel 1983 per violare il supercomputer del Norad nel film "Wargames". Ecco, sono cresciuto in quel periodo di transizione e...Leggi tutto

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