Tech 21 febbraio 2021

Che cos’è il Bluetooth 5.0, lo standard che migliora prestazioni e consumi

bluetooth

Il Bluetooth 5.0 è considerata la versione della svolta, per il noto standard wireless che caratterizza smartphone, auricolari, altoparlanti, Smart TV e altri dispositivi di ultima generazione. Il motivo di questo entusiasmo si deve al fatto che con la sua introduzione, a partire da dicembre 2016, i settori audio, smartwatch e internet of things hanno goduto di un’ulteriore spinta prestazionale. Consolidata ulteriormente poi nel 2019 con la presentazione del Bluetooth 5.1 e del Bluetooth 5.2. In ogni caso è bene ricordare che si tratta pur sempre di una tecnologia wireless ad alta velocità, caratterizzata da bassi consumi ma a corto raggio d’azione.

I pregi del Bluetooth 5.0

Il Bluetooth 5.0 ha una velocità massima di trasferimento dati di 48 Mbps, quasi il doppio rispetto la vecchio Bluetooth 4.2 pur continuando ad appartenere al segmento “Bluetooth Low Energy”. Si parla insomma di “data transfer rate”, ovvero la quantità di dati spostati in un determinato periodo – in questo caso un secondo. Inoltre la larghezza di banda ha raggiunto i 5 Mbps e la portata (throughput) è nettamente aumentata – ogni pacchetto dati può contenere un maggior numero di informazioni, esattamente 255 byte.

L’area di copertura è cresciuta del 400%: si è passati da un raggio di azione massimo di 50 metri del Bluetooth 4.2 a oltre 240 metri outdoor. Ovviamente si tratta di una soglia teorica per altro relazionata al tipo di dispositivo e anche alla presenza o meno di mura; in ambito indoor si parla di non più di 40 metri. Tutto questo è comunque un notevole vantaggio per i sensori IoT e i dispositivi smart home (dalle videocamere di sicurezza ai termostati).

cuffie bluetooth smartphone

Bluetooth 5.0 e smartphone

Fra i primi modelli smartphone ad adottare il Bluetooth 5.0 bisogna ricordare gli Apple iPhone 8 e gli iPhone X, nonché i Samsung Galaxy S8, S8+ e Galaxy Note 8. Oggi è uno standard di riferimento e il motivo si deve al fatto che non solo è più veloce, ma ha un raggio d’azione più ampio e può trasferire un maggior numero di informazioni in un lasso di tempo inferiore. La categoria di auricolari true wireless come ad esempio le Apple AirPods, quindi totalmente senza fili, si deve proprio al Bluetooth 5.0.

Inoltre consente di sfruttare un unico flusso streaming audio verso altoparlanti posizionati in stanze diverse oppure verso set di auricolari o cuffie diversi. Volendo è possibile anche abilitare da un unico smartphone due flussi streaming indipendenti verso due dispositivi. In passato poi non si poteva impiegare il Bluetooth Low Energy con le cuffie wireless, ma solo il Bluetooth tradizionale. Invece con il Bluetooth 5.0 è stata introdotta anche questa modalità con benefiche riduzioni dei consumi: oggi una cuffia come le Sony WH-1000XM4 può arrivare fino a 30 ore di autonomia.

Ovviamente il Bluetooth 5.0 è retrocompatibile con gli standard precedenti, ma le migliori prestazioni si ottengono solo con dispositivi aggiornati compatibili con l’ultimo standard. Attenzione però: un vecchio modello con versioni precedenti non potrà mai essere aggiornato all’ultima versione poiché cambiano i chip impiegati. Da rilevare che nel tempo non si è registrato uno specifico miglioramento della qualità audio, poiché in tal senso è caratterizzante il codec impiegato – ovvero il software impiegato per la codifica e decodifica del segnale. Si pensi ad esempio alla tecnologia aptX presente su molti smartphone Android con chip Qualcomm. Su un terminale come il Samsung Galaxy S20 FE la qualità audio è migliore rispetto a prodotti che si affidano esclusivamente al vecchio (ma popolare) codec SBC.

speaker bluetooth

Bluetooth 5.1

L’avvento a fine 2018 del Bluetooth 5.1 ha introdotto qualche piccolo vantaggio in più rispetto al classico Bluetooth 5.0. I principali, riscontrabili ad esempio sul Xiaomi Mi 10T Lite,  riguardano la migliorata velocità di connessione e riconoscimento tra due dispositivi, la localizzazione indoor e lo status di attività. In pratica l’operazione di Generic Attribute Profile (GATT) che si attua ogni volta che due dispositivi Bluetooth si connettono è più celere. E così quando un notebook si ritrova a dialogare con un mouse sa immediatamente che quali ambiti privilegiare rispetto a quello che farebbe con un flusso audio per una cuffia. Inoltre nel caso che una connessione sia già avvenuta in passato, non c’è più bisogno di rinnovare la “conoscenza”. Altro aspetto positivo è legato alla possibilità di localizzare un oggetto tramite il bluetooth con un margine di errore di pochi metri, non solo valutando la distanza tra due terminali ma anche la direzione. Una sorta di triangolazione che ricorda molto ciò che avviene in ambito mobile. In pratica in un ambiente indoor come ad esempio un aeroporto si possono sfruttare sistemi di antenne. Infine quello che in gergo viene chiamato “advertising” e non è altro che il sistema impiegato dai dispositivi per segnalare la loro disponibilità Bluetooth a comunicare. Il miglioramento dell’efficienza di questa fase riduce i rischi di interferenza.

Bluetooth 5.2

Il Bluetooth Special Interest Group, il 31 dicembre 2019, ha pubblicato le specifiche definitive della versione Bluetooth 5.2. Non rappresenta una rivoluzione ma ha introdotto alcune novità. La principale è il Low Energy Audio, che dovrebbe consentire di ridurre ulteriormente i consumi energetici durante la fruizione audio, sfruttare le potenzialità del codec LC3 (successore del più comune SBC) e garantire anche un miglior supporto agli apparati acustici. In pratica un salto prestazionale nella qualità di fruizione musicale che si può sperimentare direttamente sul sito ufficiale Bluetooth. Proprio a partire dal 2021 dovrebbero iniziare a essere distribuiti i primi prodotti con Bluetooth 5.2; al momento fra questi si possono segnalare gli auricolari Huawei Freebuds, gli smartphone Xiaomi Mi 10, il Samsung Galaxy S21 Ultra 5G, Huawei Mate 40 Pro, etc.

Dario d'Elia
Dario d'Elia

Sono nato nel 1974, esattamente nel momento in cui l'era digitale stava iniziando a varcare i confini dei laboratori per entrare nelle case. Risale proprio a quel periodo uno dei primi microcomputer: il "famoso" IMSAI 8080, che Matthew Broderick usò nel 1983 per violare il supercomputer del Norad nel film "Wargames". Ecco, sono cresciuto in quel periodo di transizione e...Leggi tutto

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