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Bionda, rossa, scura: guida alle migliori birre per tutti i gusti

La birra occupa un posto d'onore fra le bevande più amate in assoluto, avendo percorso senza tentennamenti oltre 5000 anni di storia, dall'Antico Egitto ad oggi. Se di base è fresca, dissetante e gustosa, i tipi di birra in circolazione sono comunque tantissimi, adatti a soddisfare i palati più differenti. Birra bionda, birra rossa, birra scura: ecco una prima classificazione in base al colore. Ma ciò che distingue un prodotto dall'altro può anche essere il tenore alcolico, il grado di filtrazione, il tipo di fermentazione e gli ingredienti utilizzati. Ecco alcuni degli elementi di cui parleremo in questa guida, con lo scopo di aiutarvi a scegliere la migliore a seconda del vostro gusto.   
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Prima dell'acquisto Quale birra scegliere? Quanto costa una birra? Vai alla categoria
Birra
birra bionda

Prima dell'acquisto: hai le idee chiare?

Il mercato della birra a livello internazionale è vastissimo e rispecchia il gusto dei consumatori, che cambia a seconda della cultura e delle tradizioni locali. In Belgio, ad esempio, la birra più amata è quella d'Abbazia (come ad esempio la Chimay), forte e speziata, realizzata dai monaci fin dal medioevo. In Germania, invece, si predilige la Lager Pils, la classica bionda leggera e fresca come la Augustiner. È vero che nella ricerca della bevanda giusta, il gusto conta molto. Ma vi sono anche altri fattori da tenere in considerazione. Vediamoli insieme:

La qualità delle materie prime
Comincia tutto da qui. E la semplicità la fa da padrona. Infatti, gli ingredienti base della birra sono 4: acqua, lievito, malto e luppolo. Ma la scelta delle materie prime e la loro combinazione faranno la differenza e avranno un forte impatto sia sul gusto che sulla qualità del prodotto. Senza contare che anche il tipo di fermentazione farà sentire il proprio peso.

Gli stili principali
A distinguere una birra dall'altra possono essere fattori come il colore, il grado alcolico e l'aromaticità, elementi che hanno le proprie radici nel modo in cui le materie prime sono lavorate. Lager, Ale e Lambic  sono i 3 stili principali, strettamente legati al tipo di fermentazione scelto. Ma vi sono anche moltissime sottocategorie come, ad esempio, la Bock, la Stout o la Weizen.

Artigianale o industriale?
"Birra artigianale" non definisce di per sé una tipologia di bevanda ma un metodo di lavoro. Esiste, infatti, una normativa ben precisa che distingue questo tipo di birra da quelle definite comunemente "industriali". Parliamo, in particolare, di un limite sul numero di bottiglie prodotte legato alla natura indipendente del birrificio. Ma ci sono differenze anche in merito alle tecniche usate.

Gradazione alcolica e abbinamento col cibo
L'abbinamento fra cibo e bevanda alcolica si realizza per tradizione con il vino. Ma ciò non significa che la birra non si presti ad accoppiarsi con gli alimenti. Anzi, negli ultimi anni se ne parla sempre di più, in particolare per ciò che riguarda le birre strutturate, aromatiche e molto alcoliche. Infatti, la maggiore o minore presenza di alcol condiziona molto l'abbinamento col cibo.

Bottiglia contro lattina
Affermare che la bottiglia sia meglio della lattina per conservare la birra è un po' un luogo comune. Molto dipende, infatti, dal tipo di bottiglia e dal tipo di lattina. Per questo, andremo ad analizzare le differenze fra i due contenitori per capire quale se uno sia migliore dell'altro.

Leggere l'etichetta
L'etichetta apposta sulla bottiglia (o stampata direttamente sulla lattina) ci fornisce molte informazioni utili per capire cosa contiene la birra e come è fatta. Oltre a darci indicazioni sul luogo d'origine, l'alcol contenuto e la scadenza. Imparare a leggere l'etichetta ci aiuterà a scegliere più consapevolmente.

Il prezzo
Altro elemento da non sottovalutare in fase d'acquisto è il prezzo che andrà valutato in rapporto alla quantità della bevanda. In ogni caso, ci riferiremo sempre al costo unitario, suddividendo i prodotti in tre fasce di prezzo: economica, media e alta.

Il valore del gusto e della qualità

birre artigianali
Quando si parla di gusto, definire valori oggettivi di giudizio non è semplice. Indipendentemente dalla qualità di un prodotto, a farcelo piacere possono essere anche altri elementi. Prendiamo, ad esempio, l'aspetto tradizionale o affettivo, il fatto cioè che bere birra di un certo tipo (o marca) si possa legare ad un ricordo, ad un'amicizia o riportarci alla mente momenti del passato. Del resto parliamo di una bevanda conviviale, che si presta ad essere bevuta in gruppo, magari durante una partita di calcio o nell'ora dell'aperitivo. Affrontare il tema della qualità è tutto un altro paio di maniche. Qui, infatti, entrano in gioco caratteristiche legate alle materie prime ed al modo in cui vengono coltivate. Ma anche al tipo di lavorazione che ci permette di produrre una birra Lager come la Menabrea Bionda oppure una birra Ale, una birra leggera o una piuttosto alcolica, dal gusto semplice oppure strutturato. La birra possiede, quindi, una doppia natura: da un lato si tratta di una bevanda in grado di aggregare a prescindere dal gusto; ma è anche un prodotto che possiamo valutare a livello qualitativo in base a criteri ben precisi. Ed è questo l'approccio che abbiamo scelto per la nostra guida.

La qualità degli ingredienti al primo posto

La birrificazione è il procedimento attraverso il quale si ottiene la birra, a partire dalle materie prime base: acqua, lievito, malto e luppolo. Esistono, poi, le birre aromatizzate, ovvero ottenute con l'aggiunta di ulteriori ingredienti in grado di conferire loro particolari profumi. Ma si tratta di una piccolissima fetta del mercato. Le quattro materie prime sopra indicate, invece, sono imprescindibili. Vediamone meglio le caratteristiche:

Acqua
Il 90% della birra è acqua, valore che mette in evidenza l'importanza di questo ingrediente. La qualità dell'acqua, infatti, influisce in modo netto sulla resa finale e, non a caso, i birrifici migliori si trovano in prossimità di sorgenti o bacini idrici importanti. Ovviamente, l'acqua dovrà subire un trattamento di depurazione prima di essere utilizzata. Va detto, inoltre, che la tipologia di acqua varia a seconda del terreno in cui scorre: acque più morbide si prestano bene per birre Lager, acque più dure e calciche per birre Ale

Malto
Il malto non è altro che un cereale germinato, cioè messo nelle condizioni di fermentare. Si può ottenere da qualsiasi tipo di cereale ma l'orzo è il più adatto per produrre birra ed è quindi il più diffuso. Ma sono presenti in commercio anche birre di grano, riso o mais, senza considerare le bevande prodotte a partire da un mix di cereali. La qualità della materia prima ed il modo in cui è coltivata possono fare la differenza. In tal senso, un prodotto biologico è sempre preferibile ad uno coltivato con l'ausilio di pesticidi chimici.

Luppolo
Pianta rampicante che cresce nelle zone con clima temperato, il luppolo viene aggiunto al mosto per conferire profumo e gusto peculiari, in particolare la nota amaricante che caratterizza quasi tutte le birre. Sono molte le qualità di luppolo coltivate e possono venire impiegate singolarmente o creando un mix. Come per il malto, il modo in cui è coltivato ha un forte impatto sul gusto della bevanda. Inoltre, svolge una funzione chiarificante e antiossidante, favorendo la conservazione della birra. Senza considerare che aiuta a stabilizzare la schiuma.

Lievito
Parliamo di un fungo selezionato accuratamente ed aggiunto durante la fermentazione per trasformare lo zucchero presente nel mosto in alcol. Per le birre Lager (birre a bassa fermentazione) si utilizza il Saccharomyces carlsbergensis, per le birre Ale (ad alta fermentazione) il Saccharomyces cerevisiae, ovvero il lievito di birra. Esistono poi le birre Lambic caratterizzate da una fermentazione spontanea, durante la quale lieviti selvatici sospesi nell'aria vengono aggiunti in modo naturale. Parliamo, in questo caso, di lieviti provenienti da una specifica regione del Belgio chiamata Payottenland.

Il bivio della fermentazione

Al di là della tipologia e della qualità delle materie prime scelte, è la fermentazione a determinare se la birra sarà Lager oppure Ale. Nel primo caso, avremo una bevanda chiara, fresca e contraddistinta da profumi che richiamano il luppolo ed il malto. Nel secondo caso, invece, parleremo di birra più strutturata, dotata di aromi complessi ed elaborati. La fermentazione della birra può essere bassa oppure alta. Nel primo caso, vengono scelti lieviti della specieSaccharomyces cerevisiae capaci di lavorare a temperature più basse (5/10 gradi) ed il processo può durare fino a 5/6 settimane. Nel secondo caso, invece, la temperatura ideale per i lieviti (della specieSaccharomyces carlsbergensis) è compresa fra 15 e 20 gradi e, per concludere il processo, occorreranno al massimo 2 settimane. Ma al contrario di quello che si potrebbe pensare, "bassa" e "alta" non si riferiscono alla temperatura di fermentazione. Semmai, parliamo della posizione che i lieviti occuperanno nel recipiente di fermentazione: in basso per le Lager, in alto per le Ale. Inoltre, indipendentemente dai tipi di birra prodotti, quando i resti dei lieviti non verranno eliminati, ci troveremo di fronte a birre non filtrate, caratterizzate da un aspetto particolarmente torbido.

Birre a confronto: una panoramica sugli stili principali

La tipologia di birra più diffusa in commercio nasce da un processo a bassa fermentazione che trasferisce nella bevanda gli aromi del malto e del luppolo. Ci riferiamo, in particolar modo, alle birre Lager Pilsner, caratterizzate da gradazione alcolica compresa fra i 3,5 ed i 5 gradi. Questo tipo di birra chiara e leggera occupa quasi il 90% del mercato mentre il restante 10% è appannaggio delle birre Ale, ad alta fermentazione. Queste ultime, caratterizzate da aromi fruttati e speziati, in certi casi rifermentano in bottiglia, con risultati decisamente peculiari. È il caso, ad esempio, delle birre d'Abbazia o delle birre Trappiste, birre belghe realizzate nei monasteri in modo tradizionale. Spostandoci nel Regno Unito, altri tipi di birra ad alta fermentazione sono le birre IPA e le birre Stout: le prime caratterizzate da un'acidità molto persistente, le seconde dal colore nero. Ma tale particolare colorazione non è propria solo delle birre ad alta fermentazione: le Dunkel tedesche, ad esempio, pur appartenendo alla famiglia delle Lager, risultano lo stesso particolarmente scure. Da ciò si deduce che il colore della birra non dipende tanto dal tipo di fermentazione quanto dal grado di tostatura del malto. Se quest'ultimo viene esposto per più tempo a tostatura, avremo una birra rossa, ambrata o magari nera, in caso contrario una birra definibile bianca o bionda. Certo è che non esiste alcun tipo di collegamento fra il colore e la dicitura "doppio malto" che troviamo spesso sull'etichetta della birra o nel menù dei ristoranti. A volerla dire tutta, questa definizione non significa niente di specifico e viene utilizzata solo in Italia per indicare le birre con grado alcolico superiore alla media. A livello normativo, però, non presenta alcun valore, per quanto è ormai convinzione diffusa che la definizione "doppio malto" vada a circoscrivere una precisa tipologia di birra, di solito dal colore ambrato. Tornando a parlare di fermentazione, oltre all'alta ed alla bassa, esiste anche quella spontanea. Si tratta di un processo che si mette in atto senza l'aggiunta di lieviti ma solo esponendo il mosto all'aria. Il tutto dà origine alle Lambic, una qualità di birra molto amata in Belgio e caratterizzata dall'accentuata acidità. Tali birre si possono bere pure ma anche mischiate con Lambic più giovani, come nel caso della Gueuze. E ancora, alcune sono realizzate con l'aggiunta di frutta in fase di fermentazione. Parliamo delle Kriek e delle Framboise

Birra artigianale o industriale?

Fino a qualche anno fa, la distinzione fra birra artigianale e birra industriale non veniva riconosciuta a livello normativo, sfavorendo i piccoli birrifici nei confronti dei grandi colossi internazionali. Ma con l'approvazione del Ddl S 1328-B del 2016 le cose sono cambiate. Oggi, infatti, la dicitura "birra artigianale" può essere apposta sull'etichetta per mettere in evidenza la natura della birra stessa. Ma per essere considerati produttori artigianali è necessario rispettare regole molto precise. Per prima cosa, la produzione annua di birra non può superare i 200.000 ettolitri ed ogni birrificio può contare solo sul proprio impianto di produzione. Inoltre, la bevanda non dovrà essere sottoposta a pastorizzazione o microfiltrazione per mantenerne inalterate le caratteristiche organolettiche. In tal senso, potendo contare su norme precise che la identificano chiaramente, la birra artigianale come ad esempio quella del birrificio Baladin può accentuare maggiormente il divario qualitativo rispetto a quella industriale. E non è un caso se anche in Italia i piccoli birrifici indipendenti stiano crescendo tanto negli ultimi anni. Pur non essendo obbligati a farlo per legge, questi piccoli produttori impiegano quasi sempre materie prime di elevata qualità e provenienti da coltivazioni biologiche, come nel caso del luppolo autoctono. E se l'orzo utilizzato in fase di lavorazione è coltivato dal birrificio stesso, il prodotto finale si chiamerà birra agricola, una bevanda garantita dalla provenienza certificata della materia prima principale.

Gradazione alcolica e abbinamento con il cibo

Per quel che riguarda il vino, le regole alla base dell'abbinamento con il cibo sono ben canonizzate e godono di una lunga tradizione. Per la birra, invece, si tratta di un tema affrontato solo di recente. Ma i meccanismi sono praticamente gli stessi e vedremo come certi tipi di birra riusciranno a reggere il confronto anche con piatti molto elaborati. Ma prima è necessario introdurre il discorso sulla gradazione alcolica delle birre, elemento fondamentale nell'abbinamento con il cibo:

L'alcol nella birra
La legge italiana prevede una classificazione della birra in base al grado alcolico. Quando si parla di birra analcolica, ci riferiamo ad una bevanda il cui contenuto di alcol varia da 0 a 1.2°. Con il termine "birra light", invece, prendiamo in considerazione tutti i prodotti con gradazione superiore a 1.2° e compresa entro i 3.5°. Oltre tale soglia si parla di birra standard, il cui contenuto alcolico non dovrà, però, superare mai i 14.5°. All'interno di questa categoria, esistono due sottogruppi: la birra speciale (da 5.5° a 14.5°) e la birra doppio malto (da 6.5° a 14.5°).

L'abbinamento con il cibo
L'abbinamento perfetto per la birra è la pizza? Si tratta più che altro di un concetto basato sulla tradizione, che risente del forte impatto culturale di questo piatto nel nostro Paese. Se è vero che la pizza Margherita si sposa bene con una birra bionda in stile Pils  come, non è detto che avvenga lo stesso per la Quattro Formaggi. Infatti, a seconda degli ingredienti presenti, la pizza potrebbe richiedere una birra differente. Nella fattispecie, per contrastare la grassezza dei formaggi, sarebbe indicata una birra più alcolica e strutturata: una Ale belga ad esempio. Le regole base per l'abbinamento cibo-birra non sono molte. Per prima cosa, prendiamo in esame la complessità del piatto, ovvero la varietà e l'intensità dei sapori che lo compongono. Ad un piatto molto strutturato corrisponde una birra dal grado alcolico elevato (da 6° in su) mentre a cibi leggeri fanno da contraltare le birre più semplici, con gradazione anche inferiore ai 5°. Ma non è questa l'unica regola per un abbinamento di successo. Le caratteristiche del cibo e della birra, infatti, devono stemperarsi le une con le altre. Ad esempio, quando il cibo ha una tendenza amarognola, una birra con una punta di dolcezza è la scelta giusta. Vale lo stesso per un cibo molto grasso che richiede una birra particolarmente acida per pulire la bocca. Si parla in questo caso di abbinamento per contrasto, uno dei capisaldi anche nell'ambito del vino. In tal senso, se con un fritto misto (o un tagliere di salumi) possiamo abbinare bene una birra Weiss fresca e acida come la Schneider Weisse Tapx, una Scotch Ale come la Morena Celtica risulta perfetta per una grigliata di carne.

Bottiglia contro lattina: il valore del contenitore

Posto che la birra si gusta al meglio in bicchieri di vetro (alti e allungati per birre leggere, bassi e larghi per birre strutturate), non è detto che per conservarla bene occorra per forza la bottiglia. Anzi, sotto certi aspetti la lattina di alluminio è preferibile. Sicuramente, tale scelta avvantaggia i birrifici, avendo l'alluminio un costo inferiore rispetto al vetro. E ciò ha una ricaduta economica anche in fase di trasporto, poiché le lattine sono più leggere e compatte delle bottiglie e richiedono, quindi, spese inferiori. A livello estetico, invece, non c'è paragone e la bottiglia di birra vince a mani basse sulla lattina. Ma non sempre il vetro è il materiale migliore per conservare la bevanda. Infatti, la birra è particolarmente sensibile ai raggi UV e, se non ben protetta ed esposta per molto tempo, può perdere qualità. In tal senso, la birra in lattina viene preservata meglio delle bottiglie trasparenti. Discorso diverso, invece, per le bottiglie di birra in vetro scuro, appositamente pensate per fronteggiare tale criticità. Per quel che riguarda, invece, la protezione dagli sbalzi termici, l'alluminio perde qualche punto, essendo più sottile del vetro. In conclusione, non è possibile decretare un vincitore e, come abbiamo visto, ogni contenitore mostra dei pro e dei contro.

Leggere l'etichetta

Sulla lattina o sulla bottiglia di birra, nella parte frontale e sul retro, possiamo leggere molte informazioni sul prodotto che ci aiutano in fase d'acquisto. Alcune sono obbligatorie, altre facoltative. Fra le prime, troviamo la denominazione di vendita, strettamente legata al grado alcolico della birra. Abbiamo, così, la birra standard, la birra analcolica, la birra light, le birre speciali e le birre doppio malto. Altri termini che incontriamo di frequente non sono, invece, obbligatori per legge. È il caso delle diciture "birra cruda", "birra non filtrata", "birra per celiaci", "birra aromatizzata" o "birra artigianale". Invece, il nome del birrificio ed il luogo di produzione non possono mai mancare, così come il grado alcolico della birra. Stesso discorso per il quantitativo di bevanda contenuto nella bottiglia o nella lattina: di solito 33 o 66 centilitri. Nonché la data di scadenza, elemento sempre imprescindibile. Venendo agli ingredienti, per quanto possa sembrare strano, i birrifici non sono obbligati ad indicarli nel dettaglio. Ma è usanza comune quella di inserirli lo stesso. Oltre alle quattro materie prime base (acqua, lievito, malto e luppolo), sulle etichette delle birre aromatizzate troviamo indicato l'alimento aggiunto, ad esempio un frutto o una spezia.  

I kit per la birra fai da te

E se volessimo produrre la birra direttamente a casa nostra? La risposta è nei kit fai da te che ci permettono di realizzare un mini birrificio fra le quattro mura domestiche. E senza spesa eccessiva, considerato che il costo dei pacchetti più economici si mantiene abbondantemente sotto i 100 euro. All'interno della scatola troveremo gli ingredienti principali della birra, ovvero il malto, il lievito ed il luppolo. E seguendo il semplice manuale d'istruzione incluso, li andremo ad amalgamare con l'acqua per ottenere il mosto. Di seguito, assisteremo alla fermentazione e all'ultima fase di affinamento in bottiglia. Tanti sono gli accessori compresi in questi kit. Pensiamo, ad esempio, al termometro, alle palette per mescolare il composto, ai tappi, al gorgogliatore, al rubinetto e ai vari tubi per effettuare il travaso della bevanda. Inoltre, a seconda del malto scelto, potremo optare per una qualità di birra piuttosto che un'altra. Se siamo amanti della birra chiara leggera, ad esempio, basterà scegliere il malto per Lager Pilsner. Se, invece, preferiamo birre più scure e strutturate, basterà optare per un malto Dark Ale o Scotch Ale.

Quanto costa una birra?

birra
Le variabili che influenzano il prezzo di una bottiglia di birra (o di una lattina) sono molteplici. Ma prima di parlarne più approfonditamente, è bene chiarire che non si parla mai di differenze di prezzo enormi. Una birra chiara economica può costare anche meno di un euro, una birra artigianale di notevole qualità dai 2 ai 5. Certo è che comprandone confezioni da 6, 12 o 24 bottiglie le cose cambiano e il divario si fa più consistente. Per poter confrontare marche di birra e tipi di birra diversi, abbiamo dovuto scegliere un'unità di misura quantitativa standard che ci permettesse di farlo con una base fissa. Tale standard è la bottiglia da 33 cl. Vedremo che le birre artigianali costano mediamente di più di quelle cosiddette birre industriali. Ma anche il tipo di lavorazione influirà sul costo unitario finale. Una birra Lager semplice e leggera avrà di solito un costo inferiore ad una Ale strutturata, magari prodotta con tecniche tradizionali. E varrà lo stesso per le birre aromatizzate o quelle a fermentazione spontanea. Per aiutarvi nella scelta, abbiamo suddiviso le birre migliori in 3 fasce di prezzo: fascia di prezzo economica fino a 2 euro a bottiglia, fascia di prezzo media fra 2 e 3,5 euro, fascia di prezzo alta oltre i 3,5 euro.
(Dati aggiornati a settembre 2018)

Fascia economica (entro i 2 euro a bottiglia)

La fascia di prezzo che ha come limite massimo i 2 euro a bottiglia è detta economica. Ma non per questo le birre che include sono di scarsa qualità. Certo, nella maggior parte dei casi ci riferiamo a tipi di birra piuttosto semplici, freschi e dalla gradazione alcolica che si assesta intorno ai 5°. Emblematica in tal senso è la Beck's chiara, una birra dalla consolidata tradizione e dal caratteristico retrogusto amarognolo che costa circa un euro a bottiglia. Con un prezzo unitario di 1,40 euro, la birra Peroni Nastro Azzurro Lager è la risposta italiana alla tedesca Beck's. Salendo ancora un po', troviamo un altro caposaldo della tradizione birraria italiana: la birra Menabrea bionda. Fresca e delicatamente luppolata, si abbina alla perfezione con la pizza. Il prezzo è di 1,5 euro a bottiglia. A chiudere la carrellata, con un prezzo che ruota attorno ai 2 euro, troviamo due birre nord europee: l'irlandese Guinness Extra Stout e la scozzese Tennent's Super. La prima è la birra scura per eccellenza, la seconda una birra chiara dalla gradazione alcolica elevata e dal sapore deciso.
(Dati aggiornati a settembre 2018)

Fascia media (fra 2 e 3,5 euro a bottiglia)

In questa fascia di prezzo fanno la loro comparsa diverse birre artigianali italiane prodotte con materie prime di qualità certificata e in numero limitato di bottiglie. Pensiamo, ad esempio, alla birra Gradisca del birrificio Amarcord. Si tratta di una Premium Lager bionda dalla gradazione pari a 5.2° e dal prezzo di poco superiore ai 2 euro a bottiglia. Con circa 2,5 euro ci portiamo a casa una bottiglia di Ceres Strong, birra chiara danese che raggiunge quasi gli 8°. Fresca e dal gusto fruttato, si sposa bene anche con piatti più elaborati, oltre che con la pizza. Tornando in ambito birra artigianale, una bottiglia di Baladin Isaac costa circa 3 euro ma si rivela una grande scelta. Si tratta sempre di birra bionda ma carica di profumi particolarissimi che ricordano l'arancia ed il coriandolo. Oltre la soglia dei 3 euro, fa capolino anche una delle birre belghe più amate: la Westmalle Double. Birra d'Abbazia da ben 7°, si mostra scura al colore e forte nel gusto, con sentori di frutta secca e cacao.
(Dati aggiornati a settembre 2018)

Fascia alta (oltre 3,5 euro a bottiglia)

Superati i 3,5 euro a bottiglia, entriamo nella fascia alta, composta quasi per intero da birre artigianali italiane e internazionali. Si tratta sempre di prodotti molto particolari, realizzati rispettando standard qualitativi altissimi in quanto a materie prime. Emblematica in tal senso è la Opperbacco Bianca Piperita, birra artigianale italiana disegnata sulla base delle Blanche belghe. Ma qui, l'aggiunta di menta piperita e miele rende il gusto inconfondibile. Il prezzo a bottiglia è di poco inferiore ai 4 euro. Anche labirra T.A.C. del birrificio La Casa di Cura si caratterizza per una forte personalità. Parliamo di una birra chiara estremamente amara, ottenuta da un mix sapiente di luppoli diversi. Il prezzo è di poco superiore ai 4 euro. Salendo fino a circa 5 euro a bottiglia, incontriamo una delle birre più forti in circolazione: la Mikkeller Monk’s Elixir Quadrupel. Con un grado alcolico pari a 10° ed un colore mogano scuro, si mostra anche molto complessa al naso con sentori di caramello, prugne secche e uva sultanina. Infine, l'ultima birra selezionata è una IPA scozzese: la Tempest Brewing Ekuanot. Spiccatamente acidula in bocca, regala al naso profumi di frutta tropicale. Il prezzo a bottiglia è di poco inferiore ai 6 euro.
(Dati aggiornati a settembre 2018)

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