La birra occupa un posto d’onore fra le bevande più amate in assoluto, avendo percorso senza tentennamenti oltre cinquemila anni di storia, dall’Antico Egitto ad oggi. Tantissimi sono i tipi di birra fra cui scegliere. Alle birre fresche e semplici, infatti, si affiancano numerosi prodotti complessi e strutturati. Birra bionda, birra rossa, birra scura: questa la classificazione in base al colore. Ma ciò che più distingue un prodotto dall’altro è il tipo di fermentazione. Ecco alcuni degli elementi di cui parleremo nella guida, analizzando le numerose varianti in cui la birra è declinata.
Ecco qualche breve spunto di riflessione per chi è alla ricerca della birra giusta.
Fermentazione – Alta, bassa oppure spontanea: i tre modi in cui il prodotto fermenta, possono dare vita a tipi di birra molto differenti. Certo è che le birre a bassa fermentazione, anche dette Lager, risultano più semplici e facili da bere di quelle ad alta fermentazione, chiamate Ale. Per i palati più audaci, poi, le birre a fermentazione spontanea (Lambic) regalano risultati fuori dagli schemi.
Stile birrario – A ogni tipo di fermentazione corrispondono sterminate sottocategorie che possiamo definire stili birrari. Birre chiare, ambrate o scure, filtrate oppure torbide, pastorizzate o lavorate a bassa temperatura, più o meno complesse, strutturate e profumate. Nella nostra guida non manca una sintesi di tutti gli stili birrari più diffusi e apprezzati.
Gradazione alcolica – Elemento chiave in fase di scelta, la gradazione alcolica della birra va valutata secondo i gusti personali. Chi ama tipi di birre leggere e beverine, può accontentarsi di una percentuale alcolica del 5%. Ma salendo con la gradazione, tende a emergere una superiore complessità gustativa e olfattiva.
Abbinamenti – Il grado alcolico incide non poco sulla capacità della birra di abbinarsi al cibo. Il discorso su struttura e complessità, quindi, torna di nuovo protagonista. E se le birre chiare più semplici si sposano alla perfezione con le preparazioni dell’aperitivo all’italiana e con la pizza Margherita, prodotti più corposi tengono testa senza problemi a grigliate di carne, arrosti e formaggi di lunga stagionatura.

Le variabili che influenzano il prezzo di una bottiglia di birra (o di una lattina) sono molteplici. In generale, una birra chiara economica può costare anche meno di un euro, una birra artigianale di qualità dai 2 ai 5 euro. Certo è che acquistando confezioni da 6, 12 o 24 pezzi, le cose cambiano e il divario si fa più consistente. Per poter confrontare marche di birra e tipi di birra diversi, abbiamo dovuto scegliere un’unità di misura quantitativa standard che ci permettesse di farlo su base fissa. Tale standard è la bottiglia da 0,33 l. Vedremo che le birre artigianali costano mediamente di più delle cosiddette birre industriali. Ma anche il tipo di lavorazione influisce sul costo unitario finale. Una birra Lager semplice e leggera ha di solito un costo inferiore rispetto a una Ale strutturata, magari prodotta con tecniche più laboriose. E vale lo stesso per le birre aromatizzate o quelle a fermentazione spontanea. Per agevolare la scelta, abbiamo suddiviso le birre migliori in tre fasce di prezzo: economica fino a 2 euro a bottiglia, media fra 2 e 4 euro, alta oltre i 4 euro.
(Dati aggiornati a settembre 2025 e soggetti a variazione nel tempo)
Con un budget massimo di 2 euro a bottiglia, ci portiamo a casa molte delle birre più diffuse al supermercato o sui tavoli di ristoranti e pizzerie. Parliamo di prodotti industriali di buona qualità che, in Italia, hanno in Peroni un brand di riferimento. È questo il caso della Peroni Nastro Azzurro, una birra con oltre 60 anni di storia. Delicata, dissetante e gradevolmente agrumata, è la partner perfetta dell’aperitivo e della pizza, sposandosi bene anche alle ricette della cucina cinese. Sempre restando in casa Peroni, la Nastro Azzurro Stile Capri eleva ulteriormente il tasso di bevibilità, risultando ancora più fresca ed estiva. Il merito va alla fortunata combinazione di scorze di limone e foglie di ulivo, un mix mediterraneo che esalta lo stile del nostro Paese. Decisamente accessibile, la gradazione alcolica non supera il 4,2%. Forte di un profilo gustativo sensibilmente più amaro, la Beck’s Pils è un altro solido punto di riferimento di fascia economica. Dorata nel bicchiere, è una birra tedesca versatile che si mette in luce per intensi sentori di luppolo e un sapore piuttosto deciso che ne favorisce l’abbinamento anche a primi piatti a base di pesce. Torniamo su terreni più delicati con la Corona Extra, un altro grande classico della bella stagione. Giunta al traguardo del secolo, mantiene inalterate le proprie caratteristiche gusto-olfattive raffinate, venendo valorizzata da una fetta di limone o lime infilata nel collo della bottiglia.
Le birre di fascia media si fanno più complesse nel gusto e negli aromi, più audaci e sperimentali. Non a caso, sono quasi tutte prodotte da birrifici artigianali con processo ad alta fermentazione. Si parte con l’unica di stampo industriale della nostra selezione, la irlandese Guinness Draught. Stout per antonomasia, rapisce lo sguardo con un colore rubino scuro intenso e una schiuma densa e compatta. Una volta versata nel bicchiere, si fanno protagoniste le note di caffè e cioccolata, seguite all’assaggio da un gusto morbido, tostato e leggermente dolce. Restiamo nel territorio delle birre scure con la Baladin Leön, una delle più particolari del celebre birrificio artigianale piemontese. Realizzata nello stile delle Strong Ale belghe, è un turbine di aromi dolci e speziati che, al palato, trasudano convivialità. Forte di una gradazione alcolica del 9% e di un profilo sensoriale complesso, forma una coppia perfetta con le carni saporite e i formaggi stagionati. La Baladin Rock’n’Roll, invece, è una American Pale Ale dal colore ambrato chiaro che, al naso, richiama più direttamente l’aroma del cereale di partenza. Caratterizzata da note pepate subito percepibili, abbassa la percentuale alcolica (7,5%) ed eleva la freschezza per offrire un sorso più beverino. L’abbinamento giusto, in questo caso, è con salumi e formaggi freschi. In ultimo ma non per importanza, Birra Flea Federico II è una Golden Ale raffinata in cui si rintracciano subito aromi di agrumi e frutta esotica. Pensata dal birrificio artigianale umbro come birra a tutto pasto, colpisce per la pulizia in bocca e per l’abbondante schiuma che ne preserva il bouquet olfattivo.
Non pochi elementi accomunano le birre che abbiamo scelto per la nostra fascia alta. Parliamo, infatti, di prodotti artigianali ad alta fermentazione realizzati da birrifici italiani. Indipendentemente dal tipo di birra, siamo al cospetto di grandi eccellenze nate da materie prime di qualità assoluta. È questo il caso della birra Gjulia IPA, una Italian Pale Ale fresca e aromatica. Caratterizzata da sfumature arancio nel bicchiere, propone al naso sentori di agrumi accompagnati da un luppolo intenso che lascia nel palato un retrogusto amarognolo. A proprio agio con fritture e panini saporiti, stupisce con le ricette speziate della cucina etnica. Voltiamo pagina con la Birra Flea Margherita, una sfiziosa weiss color giallo paglierino con aspetto tipicamente torbido per via dei lieviti rimasti in sospensione. Garbata nel tasso alcolico, trova nella pizza Margherita il proprio abbinamento naturale. Ma sa stemperare con l’acidità le componenti più grasse di cibi come la salsiccia o la porchetta. Si sale di gradazione con la Opperbacco 10 e lode, una birra artigianale abruzzese che richiama il profilo gusto-olfattivo delle Belgian Quadrupel. Complessa per via dell’utilizzo di 6 tipi differenti di malto d’orzo, prevede nel mix anche frumento, avena e zucchero di canna. Il risultato è una bevanda potente e molto profumata che regge il confronto con grandi arrosti, brasati e stufati di carne. E concludiamo nel modo migliore con la Baladin Nora, una birra dal colore arancio con netti sentori esotici che richiamano l’Antico Egitto. Un mix di spezie e agrumi investe il naso, lasciando poi il posto ad aromi di spezie, miele e resina. Il tutto con uno straordinario equilibrio di fondo e una gradazione alcolica (6,8%) non proibitiva.

Quando si parla di gusto, definire valori oggettivi di giudizio non è semplice. Indipendentemente dalla qualità di un prodotto, a farcelo piacere possono essere anche altri elementi. Prendiamo, ad esempio, l’aspetto tradizionale o affettivo, il fatto cioè che bere birra di un certo tipo (o marca) sia in grado di rievocare ricordi e sensazioni cui siamo particolarmente legati. Del resto parliamo di una bevanda conviviale, che si presta a essere sorseggiata in compagnia, magari durante una festa o all’ora dell’aperitivo. Affrontare il tema della qualità è tutto un altro paio di maniche. Qui, infatti, entrano in gioco caratteristiche legate alle materie prime e al modo in cui vengono coltivate. Ma anche al tipo di lavorazione che ci permette di produrre una birra Lager, come la Menabrea Bionda, oppure una birra Ale, una birra leggera o una più strutturata, dal gusto semplice oppure complesso. La birra possiede, quindi, una doppia natura: da un lato si tratta di una bevanda in grado di aggregare a prescindere dal gusto; ma è anche un prodotto che possiamo valutare a livello qualitativo in base a criteri ben precisi. Ed è questo l’approccio che abbiamo scelto per la nostra guida.
Birre di qualità più popolari:
Peroni Nastro azzurro
Ceres Strong Ale
Baladin Super
La birrificazione è il procedimento attraverso il quale si ottiene la birra, a partire dalle materie prime base: acqua, lievito, malto d’orzo e luppolo. Esistono, poi, le birre aromatizzate, ovvero ottenute con l’aggiunta di ulteriori ingredienti in grado di conferire loro particolari profumi, come frutti (arancia, pesca, mango…), spezie (pepe, cannella, vaniglia…) e cereali (frumento, segale, avena…). Ma si tratta di una piccolissima fetta del mercato. Le quattro materie prime sopra indicate, invece, restano imprescindibili. Vediamone meglio le caratteristiche.
Acqua
Il 90% della birra è acqua, valore che mette in evidenza l’importanza di questo ingrediente. La qualità dell’acqua, infatti, influisce in modo netto sulla resa finale e, non a caso, i birrifici migliori si trovano in prossimità di sorgenti o bacini idrici importanti. Ovviamente, l’acqua deve subire un trattamento di depurazione prima di essere utilizzata. Va detto, inoltre, che le caratteristiche dell’acqua variano a seconda del terreno in cui scorre: acque più morbide si prestano bene per birre Lager, acque più dure e calciche per birre Ale.
Malto
Il malto non è altro che un cereale germinato, cioè messo nelle condizioni di fermentare. Si può ottenere da qualsiasi tipo di cereale ma l’orzo è il più adatto per produrre birra ed è quindi il più diffuso. Ma sono presenti in commercio anche birre di grano, riso o mais, senza considerare le bevande prodotte a partire da un mix di cereali. La qualità della materia prima e il modo in cui è coltivata possono fare la differenza. In tal senso, un prodotto biologico è sempre preferibile a uno coltivato con l’ausilio di pesticidi chimici.
Luppolo
Pianta rampicante che cresce nelle zone con clima temperato, il luppolo viene aggiunto al mosto per conferire profumo e gusto peculiari, in particolare la nota amaricante che caratterizza quasi tutte le birre. Sono molte le qualità di luppolo coltivate e possono venire impiegate singolarmente o creando un mix. Come per il malto, il modo in cui il luppolo è coltivato esercita un forte impatto sul gusto della bevanda. Inoltre, svolge una funzione chiarificante e antiossidante, favorendo la conservazione della birra. Senza considerare che aiuta a stabilizzare la schiuma.
Lievito
Parliamo di un fungo selezionato accuratamente e aggiunto durante la fermentazione per trasformare lo zucchero presente nel mosto in alcol. Per le birre Lager a bassa fermentazione si utilizza il Saccharomyces carlsbergensis, per le birre Ale ad alta fermentazione il Saccharomyces cerevisiae, ovvero il lievito di birra. Esistono poi le birre Lambic caratterizzate da una fermentazione spontanea, durante la quale lieviti selvatici sospesi nell’aria avviano il processo in modo naturale. Parliamo, in questo caso, di lieviti provenienti da una specifica regione del Belgio chiamata Pajottenland.
Birre ottenute con ingredienti selezionati:
Ichnusa Non Filtrata
Baladin Nazionale
Birra Flea Bianca Lancia
Al di là della tipologia e della qualità delle materie prime scelte, è il processo di fermentazione a determinare la famiglia di appartenenza di una birra. Lager, Ale e Lambic: ecco i tre grandi gruppi che originano una folta ramificazione di categorie e sottocategorie. Inoltre, indipendentemente dai tipi di birra prodotti, quando i resti dei lieviti non vengono eliminati, ci troviamo di fronte a birre non filtrate, caratterizzate da un aspetto particolarmente torbido.
Birre Lager
Le birre Lager sono bevande chiare, fresche e contraddistinte da profumi che richiamano il luppolo e il malto. Per la fermentazione, che può durare fino a 5/6 settimane, si impiegano lieviti della specie Saccharomyces carlsbergensis, capaci di lavorare a temperature piuttosto basse (5/10 gradi). Ma non è questo il motivo per cui sono definite birre a bassa fermentazione. Il termine, semmai, si riferisce alla posizione che i lieviti vanno a occupare nel recipiente di fermentazione.
Birre Ale
Più strutturate e aromaticamente complesse, le birre Ale si ottengono con processo ad alta fermentazione, durante il quale i lieviti sono posti nella parte alta del recipiente di fermentazione. Accuratamente selezionati, i lieviti appartengono alla famiglia Saccharomyces cerevisiae e si attivano quando la temperatura è compresa fra i 15 e i 20 gradi. Per la durata del processo, poi, sono richieste al massimo due settimane.
Birre Lambic
A bassa e alta fermentazione, si affianca anche quella spontanea delle birre Lambic. Parliamo di un processo che si mette in atto senza l’aggiunta di lieviti selezionati ma, semmai, esponendo il mosto all’aria in grandi vasche di raccolta e attendendo che i lieviti facciano il proprio corso in modo naturale. Il tutto dà origine a una varietà di birra molto amata in Belgio e caratterizzata dall’accentuata acidità. Tali birre si possono bere pure ma anche mischiate con Lambic più giovani, come nel caso delle Gueuze. E ancora, alcune sono realizzate con l’aggiunta di frutta in fase di fermentazione. Parliamo delle Kriek e delle Framboise.
Birre a bassa fermentazione molto apprezzate:
Peroni Birra Lager
Heineken Birra Messina Cristalli di Sale
Tuborg Green
Nel paragrafo precedente, abbiamo descritto i tre principali tipi di birra in base al processo di fermentazione. Ci sono, però, altri modi per classificare la bevanda. Vediamoli insieme.
Area di produzione
Pensiamo, ad esempio, alle differenze legate alla scuola brassicola, ovvero l’area di produzione della birra. Belgio, Germania e Regno Unito: ecco tre Paesi la cui lunghissima tradizione birraria ha influenzato tutti gli altri e ai quali possiamo affiancare anche la scuola USA che, pur con una storia più breve, riscuote oggi un enorme successo.
Colore della birra
Anche il colore della birra rappresenta un criterio di classificazione importante, slegato completamente dal tipo di fermentazione cui è sottoposta. La colorazione, infatti, dipende dal grado di tostatura del malto. Se quest’ultimo viene esposto per più tempo a tostatura, avremo una birra ambrata o scura. In caso contrario, una birra definibile chiara o bionda.
Grado alcolico
E concludiamo con il grado alcolico, altro indicatore che ci permette di effettuare un’ulteriore suddivisione. Solo oltre i 3,5 gradi, infatti, possiamo parlare di birra vera e propria. Da 1,2 a 3,5 gradi, infatti, la bevanda è definita birra light. E al di sotto di 1,2 gradi, birra analcolica. Certo è che la dicitura “doppio malto” che spesso leggiamo sull’etichetta, non definisce nulla di specifico a livello internazionale. Adottata solo in Italia, circoscrive genericamente le birre con grado alcolico superiore alla media.
Birre ambrate più popolari:
Baladin Rock’n’Roll
Leffe Ambrée
Grimbergen Double Ambrée
Ecco una sintesi degli stili birrari più conosciuti e apprezzati al mondo, suddivisi secondo il criterio più importante, ovvero il tipo di fermentazione. Parleremo di birre Lager (bassa fermentazione) e Ale (alta fermentazione).
Bassa fermentazione (birre Lager)
Alta fermentazione (birre Ale)
Fino a qualche anno fa, la distinzione fra birra artigianale e birra industriale non veniva riconosciuta a livello normativo, sfavorendo i piccoli birrifici nei confronti dei grandi colossi internazionali. Ma con l’approvazione del Ddl S 1328-B del 2016 le cose sono cambiate e oggi la dicitura “birra artigianale” può essere apposta sull’etichetta. Ma per essere considerati produttori artigianali, è necessario che i birrifici rispettino regole molto precise. Per prima cosa, la produzione annua di birra non può superare i 200.000 ettolitri e ogni birrificio può contare solo sul proprio impianto di produzione. Inoltre, la bevanda non deve essere sottoposta a pastorizzazione o microfiltrazione per mantenerne inalterate le caratteristiche organolettiche. Potendo contare su norme precise che la identificano chiaramente, la birra artigianale (come quella del birrificio Baladin) è oggi maggiormente valorizzata. E non è un caso se anche in Italia i piccoli birrifici indipendenti stiano crescendo tanto negli ultimi anni. Pur non essendo obbligati a farlo per legge, questi piccoli produttori impiegano quasi sempre materie prime di elevata qualità e provenienti da coltivazioni biologiche, come nel caso del luppolo autoctono. E se l’orzo utilizzato in fase di lavorazione è coltivato dal birrificio stesso, il prodotto finale si chiamerà birra agricola, una bevanda garantita dalla provenienza certificata della materia prima principale.
Birre artigianali molto apprezzate:
Baladin Isaac
32 Via dei Birrai Audace
Birra Flea Bastola
Il mercato della birra aromatizzata è in costante crescita. Ci riferiamo, in particolare, alle classiche birre bionde Lager con aggiunta di limone. Anche chiamate Radler, sono bevande freschissime e dichiaratamente estive, come la Peroni Chill Lemon. Con una gradazione alcolica che non supera mai i 3,5 gradi, sono birre facili da bere, dissetanti e leggere. E proprio per il largo successo riscontrato, quasi ogni birrificio ne propone la propria variante. Oltre al limone, anche altri tipi di frutta vengono utilizzati per aromatizzare la birra. Prendiamo, ad esempio, le birre artigianali Galvanina, con aggiunta di arancia, pompelmo, mandarino o, magari, melagrana. Sono poi presenti in commercio birre ancora più complesse, come la Baladin Isaac, una blanche raffinata che riceve una spinta gusto-olfattiva unica dalla miscela di spezie e agrumi utilizzata in corso d’opera. E sempre dal birrificio di Piozzo, arriva la Baladin Mielika, una honey beer mai stucchevole, ottenuta con l’aggiunta di una miscela di miele d’erica e melata. In ultimo ma non per importanza, concludiamo la nostra breve carrellata sulle birre aromatizzate con dei prodotti molto particolari. Parliamo delle birre con aggiunta di whisky, rum o tequila o, in alternativa, maturate in botti che hanno contenuto in precedenza uno di questi distillati. Ma non mancano birre che traggono forza e aromi dall’impiego di lieviti specifici per superalcolici. È il caso, ad esempio, della Baladin Elixir, a partire dai lieviti scozzesi dell’isola di Islay.
Parlando di vino, le regole alla base dell’abbinamento con il cibo sono ben canonizzate e godono di una notevole letteratura. Per la birra, invece, il tema è stato affrontato solo di recente, sebbene i meccanismi siano praticamente gli stessi. Di seguito, vedremo come certi tipi di birra riescono a reggere il confronto anche con piatti molto elaborati. Ma prima è necessario fare un accenno alla gradazione alcolica delle birre, elemento fondamentale nell’abbinamento con il cibo.
L’alcol nella birra
La legge italiana prevede una classificazione della birra in base al grado alcolico. Quando si parla di birra analcolica, ci riferiamo a una bevanda il cui contenuto di alcol varia da 0 a 1,2 gradi. Con il termine “birra light”, invece, prendiamo in considerazione tutti i prodotti con gradazione superiore a 1,2 gradi e compresa entro i 3,5. Oltre tale soglia si parla di birra standard, il cui contenuto alcolico non dovrà, però, superare mai i 14,5 gradi. All’interno di questa categoria, esistono due sottogruppi: birra speciale (da 5,5° a 14,5°) e birra doppio malto (da 6,5° a 14,5°).
L’abbinamento con il cibo
È la pizza l’abbinamento giusto per la birra? Beh, dipende dalla pizza e dalla birra. Se è vero che la pizza Margherita si sposa bene con una fresca Pils, non è detto che avvenga lo stesso per la più intensa Quattro Formaggi. Infatti, a seconda degli ingredienti presenti, l’equilibrio fra pizza e birra può variare. Nella fattispecie, per contrastare la grassezza dei formaggi, sarebbe indicata una birra più alcolica e strutturata: una Strong Ale belga ad esempio. Le regole base per l’abbinamento cibo-birra non sono molte. Per prima cosa, prendiamo in esame la complessità del piatto, ovvero la varietà e l’intensità dei sapori che lo compongono. A un piatto strutturato deve corrispondere una birra dal grado alcolico elevato (da 6 gradi in su) mentre a cibi leggeri fanno da contraltare birre più semplici, con gradazione anche inferiore ai 5 gradi. Ma non è questa l’unica indicazione per un abbinamento di successo. Le caratteristiche del cibo e della birra, infatti, devono stemperarsi le une con le altre. Ad esempio, quando il cibo ha una tendenza amarognola, una birra con una punta di dolcezza è la scelta giusta. Vale lo stesso per un cibo molto grasso che richiede una birra particolarmente acida per pulire la bocca. Si parla in questo caso di abbinamento per contrasto, uno dei capisaldi anche in ambito vinicolo. In tal senso, se con un fritto misto (o un tagliere di salumi) possiamo abbinare bene una birra Weizen fresca e acida, una Strong Ale come la Ceres Export risulta perfetta per una grigliata di carne.
Birre versatili nell’abbinamento col cibo:
Tennent’s Super
D’Achouffe La Chouffe Blonde
Baladin Nora
Posto che la birra si beve con più gusto nei bicchieri di vetro (alti e allungati per birre leggere, bassi e larghi per birre strutturate), non è detto si conservi meglio in bottiglia. Anzi, sotto certi aspetti la lattina di alluminio è preferibile. Sicuramente, tale scelta avvantaggia i birrifici, avendo l’alluminio un costo inferiore rispetto al vetro. E ciò ha una ricaduta economica anche in fase di trasporto, poiché le lattine sono più leggere e compatte delle bottiglie e richiedono, quindi, spese inferiori. A livello estetico, invece, non c’è paragone e la bottiglia di birra vince a mani basse sulla lattina. Ma non sempre il vetro è il materiale migliore per conservare la bevanda. Infatti, la birra è particolarmente sensibile ai raggi UV e, se non ben protetta, può perdere qualità. Mentre la birra in lattina non corre questo pericolo. Discorso diverso, invece, per le bottiglie di birra in vetro scuro, appositamente pensate per fronteggiare tale criticità. Per quel che riguarda, invece, la protezione dagli sbalzi termici, l’alluminio perde qualche punto, essendo più sottile del vetro. In conclusione, non è possibile decretare un vincitore e, come abbiamo visto, ogni contenitore mostra dei pro e dei contro.
Birre in lattina molto popolari:
Peroni Birra Lager
Stella Artois Lager Beer
Brewdog Punk IPA
Sulla lattina o sulla bottiglia di birra, frontalmente e sul retro, leggiamo molte informazioni sul prodotto che ci aiutano in fase d’acquisto. E se alcune di esse devono comparire per legge, altre sono facoltative. Fra le prime, troviamo la denominazione di vendita, strettamente legata al grado alcolico della birra. Abbiamo, così, la birra standard, la birra analcolica, la birra light, le birre speciali e le birre doppio malto. Altri termini che incontriamo di frequente non sono, invece, obbligatori. È il caso delle diciture birra cruda, birra non filtrata, birra per celiaci, birra aromatizzata o birra artigianale. Invece, il nome del birrificio e il luogo di produzione non possono mai mancare, così come il grado alcolico della birra. Stesso discorso per il quantitativo di bevanda contenuto nella bottiglia o nella lattina e per l’imprescindibile data di scadenza. Venendo agli ingredienti, per quanto possa sembrare strano, i birrifici non sono obbligati a indicarli nel dettaglio, sebbene sia molto comune inserirli lo stesso. Oltre alle quattro materie prime base (acqua, lievito, malto e luppolo), sulle etichette delle birre aromatizzate troviamo sempre indicato l’alimento aggiunto, ad esempio un frutto o una spezia.
E se volessimo produrre la birra direttamente a casa nostra? La risposta è nei kit fai da te che ci permettono di realizzare un mini birrificio fra le quattro mura domestiche. E senza spesa eccessiva, considerato che il costo dei pacchetti più economici si mantiene abbondantemente sotto i 50 euro. All’interno della scatola troveremo gli ingredienti principali, ovvero il malto, il lievito e il luppolo. E seguendo il semplice manuale d’istruzione incluso, li andremo ad amalgamare con l’acqua per ottenere il mosto. Di seguito, assisteremo alla fermentazione e all’ultima fase di affinamento in bottiglia. Tanti sono gli accessori compresi in questi kit. Pensiamo, ad esempio, al termometro, alle palette per mescolare il composto, ai tappi, al gorgogliatore, al rubinetto e ai vari tubi per effettuare il travaso della bevanda. Inoltre, a seconda del malto scelto, potremo optare per una qualità di birra piuttosto che un’altra. Se siamo amanti della birra chiara leggera, ad esempio, basterà scegliere il malto per Lager Pilsner. Se, invece, preferiamo birre più scure e strutturate, basterà optare per un malto Dark Ale o Scotch Ale.
Seppur con una tradizione meno lunga e consolidata rispetto ad altri Paesi, la birra in Italia è una bevanda apprezzatissima, tanto da essere spesso preferita al vino. L’arte birraria nostrana poggia su
L'Oktoberfest (letteralmente, in tedesco “Festa di Ottobre”) non è solo la festa della birra più grande del mondo, ma un'istituzione che affonda le sue radici in una storia secolare. Conosciuto ormai in
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